| Terroni? Si, siamo calabresi |
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| Scritto da Marat | ||||
| martedì 06 marzo 2007 | ||||
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Il titolo che leggete sopra è preso in prestito da una curiosa pubblicità (?) che da qualche settimana fa capolino tra le pagine di alcuni quotidiani: in particolare “Metro” offre una pagina doppia dove campeggiano le facce sorridenti, un po’ sfrontate, sicuramente simpatiche, di ragazze e ragazzi mezzi abbracciati e ammiccanti, con sovraimpressa la suddetta frase. A fianco, completa il tutto una seconda frase mutuata dall’ambito evangelico, “gli ultimi saranno i primi”, e la firma “Regione Calabria”.
Lì per lì si rimane perplessi. Non si capisce se l’autoaccusa abbia un significato masochistico appena stemperato dalla tetragona certezza assolutoria del futuro recupero del primato, se sia un’ironica presa in giro dell’usanza inelegante dei nordisti di appellare i meridionali, o se sia una dichiarazione programmatica di intenti (“terrone è bello”). Francamente non ho bene capito perché la Regione Calabria, piena di problemi fin sopra ai capelli tra n’drangheta, disoccupazione, sottooccupazione, corruzione, abusivismo edilizio, assistenzialismo statale e parastatale usato per voti di scambio, immobilismo politico, disinvoltura amministrativa, nepotismo occupazionale, truffe ai danni dello Stato e della Comunità Europea e via discorrendo, dicevo perché la Calabria spende soldi per dichiarare all’Italia che lei c’è, non è una palla al piede e anzi in futuro ci stupirà con i risultati che conseguirà. In altre parole, se gli amministratori della cosa pubblica locale anziché spendere soldi dei contribuenti calabresi e italiani in minchiate come questa si rimboccassero le maniche e cominciassero a fare qualcosa di serio, sicuramente non ci sarebbe poi bisogno di fare questa pubblicità retorica, di dubbio gusto e di sicuro inutile. Chi conosce la realtà amministrativa delle province calabresi, tra malasanità, sperperi, lottizzazioni selvagge, distruzione sistematica delle risorse ambientali come la costruzione senza regole di complessi turistici ed ecomostri o il periodico ricorso a incendi dolosi degli stupendi boschi della Sila e dell’Aspromonte per creare aree edificabili, non si fa troppe illusioni. Lì non conta l’appartenenza ad un partito, il programma politico, l’ideologia. Lì la fanno da padrone gli accordi tra affaristi che fanno della politica un uso personale, tramite alleanze e contatti con amici e amici degli amici, ricatti, pressioni e sistematico uso del voto di scambio. Io non faccio altro che riportare le mie impressioni, confortato (anzi, farei meglio a dire scioccato, se queste cose già non le sapessi) da un bel servizio giornalistico andato in onda su RAI 3 domenica sera nel corso di un programma di approfondimento che prende il nome di “W l’Italia”. Il giornalista-inviato, un bravo Riccardo Iacona mai sopra le righe, ha fatto un’incursione nel pentolone dell’affarismo politico che bolle in Calabria. Senza preconcetti, mai con una domanda fuori posto, sempre insistente e pungente senza essere cafone, ha delineato un ritratto allucinante di una realtà che pare presa in prestito da una commedia di De Filippo o Alberto Sordi. Ci sono i disoccupati di Reggio Calabria che si fanno un “partito” e ottengono di ricevere per quindici anni 1000 euro al mese (pagati da chi non ho capito, ma non credo dal f.uturo sindaco di tasca sua). Ci sono i candidati alle comunali di Catanzaro che saltano allegramente da un partito all’altro, portandosi dietro orgogliosamente il loro pacchetto di 300-400 voti da utilizzare come merce di scambio per avere dei bonus o degli affari sicuri dai politici più forti, i quali non buttano niente ma cercano di accaparrarsi anche il più piccolo consenso. Si scopre così che a Catanzaro si candida alle elezioni un cittadino votante su settanta, che praticamente ogni nucleo familiare ha un membro candidato, che ovviamente viene votato dalla sua famiglia. Che di conseguenza ogni individuo dispone di una rete di parentele ed amicizie che gli consentono di essere “piazzato” in un qualche posto di lavoro, ovviamente statale o parastatale, e che lo legano a vita al referente politico-amministrativo “benefattore”. Il giornalista, con telecamera e microfono, gira per le strade di Catanzaro e filma gli uomini politici che camminano, si abbracciano, si baciano e si scambiano promesse di appoggio e di favori, così, in pubblico, in un teatrino di umana miseria e affarismo di piccolo e medio cabotaggio che fa venire il ribrezzo per l’appuntamento elettorale. E tutto questo senza filtri, telecamere nascoste, trucchi da inviato sotto copertura. Le riprese sono fatte alla luce del sole, i politicanti non si scompongono a rispondere alle domande, a motivare il loro camaleontismo e la loro inguaribile tendenza a coltivare i loro interessi privati nella gestione della cosa pubblica. Si vantano apertamente del loro parco-voti, piccolo o grande che sia, e che documenta malinconicamente quanto sia duro a morire l’immobilismo elettorale frutto dei voti di scambio, alla faccia delle leggi che lo dovrebbero impedire. In realtà bisogna ammettere che questi fatti non sono esclusivi della Calabria, poiché tale modus vivendi ormai è diffuso un po’ dovunque, solo che lì è riconosciuto quale sistema “naturale” di gestione politico-amministrativa, per cui tutti si adeguano per non essere penalizzati. Con ovvia distorsione negativa dei rapporti tra i soggetti economici e ricaduta pesante sul bilancio della regione, il cui passivo viene scaricato sullo Stato. E nonostante tutto questo c’è poi pure chi laggiù si lamenta che non cambi mai niente, che tutto rimanga avvolto nell’immobilismo gattopardesco e semmai vada peggiorando nel disinteresse generale, e che magari aspetta che “il governo” o “Roma” faccia qualcosa per rilanciare l’economia locale! Quanto vorrei essere smentito da calabresi seri e coraggiosi che si ribellino a questo stato di cose, che si diano da fare per prosciugare questa palude di malcostume e corruzione, e che dimostrino coi fatti che non tutti sono così drogati dal cancro assistenzialista che dà spago a certi atteggiamenti di insofferenza da parte del popolo padano! Per il momento accontentiamoci delle dichiarazioni di intenti. Almeno le ragazze della pubblicità hanno un visetto simpatico. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (126) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 13310
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