| Popolo ora dimmelo, perché hai ucciso Gesù e liberato Barabba? |
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| lunedì 16 luglio 2007 | ||||
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Sono seduto sul balcone di casa mia, in via A. Doria, Capo d'Orlando, il mare è calmo, silenzioso, l'aria fresca. I contorni delle isole, a 16 miglia, appaiono sfumati, sembrano sagome grigie di fumo che galleggiano sull'acqua, la quale stranamente oggi non è azzurra ma tinta d'un celeste così chiaro e sbiadito da sembrare di latte increspato da brividi di vento. Forse durante il giorno le isole che vedo dinnanzi spariranno dalla vista, se aumenterà la foschia...
Mi son ricordato delle famose parole di Vittorio Alfieri <<Volli, volli, fortissimamente volli>> e anche se non mi sono fatto legare alla sedia egualmente e fermamente ho deciso che mi alzerò soltanto quando avrò terminato di scrivere questo saggio che ho in testa da tempo. Se non faccio così, non lo scriverò mai, dato che lo voglio di getto, lo voglio scrivere d'un fiato per leggersi d'un fiato. Scommetto che di già, coloro che stanno leggendo, immaginano trattasi d'uno scherzo, d'un qualcosa d'ironico, di fantasioso, invece io assicuro in partenza e lo giuro che si tratta d'una delle più serie riflessioni ch'abbia mai fatto nella mia vita. Riflessione tragica sulla ipocrisia, leggerezza e cattiveria umana collettiva. La cattiveria umana, da alcuni anni è uno dei temi che sempre più attira la mia attenzione, l'analisi indagativa di questo complicato sinistro aspetto della psiche mi affascina. Essa, la cattiveria, m'appare componente la più attiva e diffusa e la meglio mascherata tra "i talenti" umani, talenti che ogni giorno di più avvelenano la vita quotidiana di codesta società. La nostra vita durante la breve visita su questa terra, troppo breve. Sono costretto, per sviluppare brevemente il mio discorso-rivelazione, a chiedere a te (o Lei se vuole che le dia del Lei) caro amico lettore, o amica, un poccolo sforzo d'immaginazione che è questo: fingiamo che il Padreterno anziché far nascere sulla terra Gesù Cristo duemila anni or sono abbia deciso di farlo nascere duemila anni dopo, cioè adesso, nel nostro secolo e magari non a Betlemme ma qui, a Capo d'Orlando, nelle grotte di Catutè. Ne deriverebbe di sicuro che oggi nessuno di noi potrebbe avere memoria e conoscenza, non essendo mai esistiti, degli avvenimenti legati a Cristo, alla Madonna e a tutti i santi. La mente nostra sarebbe "tabula rasa" d'ogni cattolicesimo, d'ogni fede cristiana. Immaginatevi questo. Immaginatevi che sul monte della Madonna non vi sia la chiesetta cattolica, ma ancora il tofet dionisiaco, l'altare sacrificale del cerbiatto a Dioniso, essendo appunto luoghi questi ancora oggi di religione fortemente panica. Ora la domanda chiave diventa: - se Cristo fosse vissuto adesso sulla Terra anziché allora, cosa ne sarebbe stato di lui? L'avremmo di nuovo torturato e poi ucciso? - La domanda è imbarazzante e sono sicuro che quasi tutti risponderebbero senza esitare: - No, oggi non l'avremmo ucciso un uomo così buono. - Invece di rispondere seriamente e non superficialmente o emotivamente dobbiamo simulare in modo più preciso, cioè, dobbiamo fingere ancora di trovarci non nel duemilacinque in cui siamo ed in cui è nato Gesù bensì nel 2038, così facendo egli avrebbe esattamente 33 anni, l'età in cui fu assassinato allora. Il quadro finalmente è completo, e riepiloghiamo sinteticamente per fissarlo bene in mente: 1) Nulla sappiamo di lui. 2) Egli per la prima volta compare tra noi, oggi. 3) Siccome siamo a Capo d'Orlando e non in Galilea, immaginiamo quindi (non sapendo alcunché di Gesù) che delle persone: amici e conoscenti ci vengano a raccontare che per le colline dei Nebrodi, si aggira da alcuni giorni un tizio magro, allampanato, un capellone scalzo, con un saio rustico e sgualcito addosso, che passa il tempo, da nullafacente, a predicare per le campagne. Tanti braccianti, contadini, donnette si recano a centinaia ad ascoltare i suoi comizi sotto gli ulivi, e, nonostante il fastidioso canto gracidante delle cicale, crii... crii... crii, alcuni riescono a sentire. Parla dell'importanza degli umili e dei miserabili, parla di amore, dice che bisogna amare il prossimo come se stessi, anche i nemici, dice di porgere l'altra guancia in caso di schiaffi, e ancora dice che se dei bisognosi ci rubano l'automobile, possedendone noi due, di perdonarli, se ne hanno veramente bisogno e magari di offrirgli la seconda auto in garage, trattandosi di oggetti inquinanti e di nessun valore spirituale per l'aldilà. Dice pure che i soldi, il potere, i piaceri, le discoteche, il sesso, l'arrivismo, l'ambizione, il calcio, la formula uno, i vestiti firmati Valentino o Armani, tutte queste cose sono peccato mortale data la fame nel mondo, ed anche i profumi francesi costosi, o gli interventi al silicone per fare apparire più sexy e appetitose le donne, e tante altre cose terrene che non contano nulla, e che per procurarsele non vale la pena ingannarsi l'un l'altro e predarsi come sciacalli, che non bisogna inseguire i lussi, il consumismo, né ciecamente ubidire al potere degli uomini, bensì a quello di Dio cioè alla sua parola dettatagli dal Padre Onnipotente. Immaginiamo perciò che gli amici vengono a riferirci tutte queste cose, e che dopo qualche settimana, passando per caso con l'auto sulla lungomare di S. Gregorio, lo vediamo sotto la piazzetta, in spiaggia, circondato da una moltitudine di persone per lo più pescatori ancora con le reti in mano, i quali ascoltano incantati il capellone sconosciuto. Intanto sulla Gazzetta del Sud esce la notizia sotto il titolo: "Un capellone mendicante s'aggira per i Nebrodi vantandosi d'essere figlio di Dio sceso in terra per darci la felicità eterna". Scommetto che diremmo: - dev'essere quello, il matto predicatore. Sarà di sicuro un drogato. - L'amico di fianco a noi in macchina direbbe: - guarda quei coglioni che l'ascoltano. - Da alcuni, giorni dopo invece, ecco che verremmo a sapere che una certa Maria Maddalena, celebre prostituta, espulsa dal bordello perché sospettata d'avere l'A.I.D.S., lo segue costantemente, pentita dei peccati. Vuole andare in paradiso. Lui il paradiso glielo ha già garantito essendosi pentita e decisa ad adorarlo. Immaginiamo un pò i commenti degli amici orlandini per una situazione del genere. Direbbero: - ora, "u lordu" va in giro con una puttana. Sarà il suo magnaccia in cerca di clienti, predica bene per razzolare male. - Altri direbbero: - ma quei due saranno zingari a caccia di fessi per farsi mantenere! - E cosa succederebbe non appena si verrebbe a sapere che con la sua convincente favella questo signor Gesù è riuscito a persuadere bravi pescatori ad abbandonare le famiglie, moglie, figli per seguirlo in tutti i paesi della Sicilia a predicare, a parlar male dei politici ladroni, dei magistrati corrotti e dei funzionari papponi e del regno dei cieli che lui garantirebbe ai seguaci. Le autorità di sicuro si preoccuperebbero perché non sarebbe cosa normale riuscire a convincere persone di abbandonare da incoscienti il proprio lavoro, la famiglia, per vivere d'elemosine seguendo il predicatore, il quale, si viene a sapere, che porta tutti i fedeli alla fiumara di Naso dove s'incontra con un certo Giovanni Battista d'Ucria, capellone pure lui, dove fa fare il bagno a tutti i seguaci, nelle acque limpide, per purificarsi dei peccati del passato onde potersi assicurare le gioie del paradiso. Insomma, queste ed altre cose immaginiamo di sentirle per la prima volta nella nostra vita. Cosa succederebbe? Succederebbe che tutta la gente "per bene" nella piazza di Capo d'Orlando si espimerebbe in codesti termini:
Un altro siciliano direbbe: - Minchia! Ebbi a facciazza tosta di diricci a don Saru: io ti darò la vita eterna! Capiti? L'eternità duna iddu! E' pazzu completu! Un altro orlandino direbbe: - Allora non sapete chi dinnu puru? Dinnu che una settimana fa, iu a S. Martinu al camposanto e fici risuscitari a don Cicciu Lazzaru, u carritteri. Però nuddu l'ha vistu pedi pedi. (Risata generale). Un pazzu furiusu è stu mortu di fami, mbriaca a tutti i fissa. E' bonu pu manicomiu. - Questo direbbe oggi il popolo, così come allora, esattamente, e peggio di allora, molto peggio. E tu che stai leggendo: cosa diresti del capellone nullatenente sconosciuto Gesù? Eh? Cosa diresti tu sentendo parlare per la prima volta di lui? V'immaginate quel che succederebbe non appena lo straccione direbbe che le persone più meritevoli e più degne di rispetto sono i barboni, i mendicanti, i deleritti, gli analfabeti sempliciotti e non i dottori, gli avvocati, i magistrati, non il presidente della regione o della repubblica, i ministri, gli onorevoli, i senatori. Io penso che, essendo nel 2000 e rotti, verrebbero fuori subito gli psicoanalisti con le loro teorie sulla schizzofrenia paranoide progressiva e pericolosa, sull'isteria, sui deliri d'allucinazione, sui poteri ipnotici di massa, insomma, in men che si dica, lo straccione capellone convinto sinceramente d'essere il figlio del padreterno che deve salvare l'umanità dai peccati, sarebbe prelevato da un'ambulanza a sirene spiegate insieme alla prostituta Maddalena ed altri "matti" convinti e trasportati all'ospedale psichiatrico più vicino, a Milazzo o a Messina. Qualcuno a cui sono sparite delle galline incoraggiato, li avrebbe magari denunciati di furto, trovando testimoni falsi pronti a giurare d'averli visti fuggire con le galline sotto le ascelle. Qualche altro seccato e inferocito per il fatto che sua figlia sedicenne ha abbandonato scuola e famiglia per correre dietro il predicatore dalla saggia favella, avrebbe intentato azione penale per traviamento di minore. Altri contadini avrebbero fatto lo stesso perché abbandonati dalle mogli ispirate da lui. La prima fase è conclusa. Cristo finirebbe sicuramente di nuovo rinchiuso e voi che state leggendo ed anch'io che ho scritto, rideremmo come quelli di allora e peggio d'allora, per l'assurdità del personaggio e dei suoi fedeli. Andiamo avanti nella seconda fase della simulazione teorica e consentitemi, reale. Fingiamo sempre di non sapere alcunché del cattolicesimo. La domenica perciò da bravi orlandini saremmo saliti sul monte sacro a Dioniso e a Demetra (l'attuale santuario) a fare il sacrificio del cerbiatto o in mancanza dell'agnello sacrificale ed a recitare le nostre orazioni, baciando immaginette di satiri, sileni e falli di Pan essendo ancora pagani. Intanto il giornale racconta che il pazzo in galera parla male del potere, dei ministri fiancheggiatori di stermini, dell'imperialismo americano e dell'autoritarismo russo, dei finti pacifisti che istigano alla violenza e la praticano essi stessi ai danni di persone inermi; dei magistrati corrotti o politicizzati che cercano l'elezione politica per diventare onorevoli e senatori onde raddoppiare il loro stipendio, dei falsi moralisti, senza dire quante cose avrebbe detto Gesù contro la potente e dominante religione pagana e dei sacerdoti e magistrati che la professano ciecamente e felicemente, adorando un grande fallo di legno di fico alto due metri, che durante le feste se lo portavano in processione insieme a Demetra, Proserpina ed un bambinello cornuto, cioè Dioniso, oppure il suo cuore organo pure adorato inquanto, secondo la mitologia, dopo che Dioniso fu fatto a pezzi dai feroci suoi assassini Titani. Gridando esultanti evohè evohè buon Dioniso Salvatore come facevano i pagani. Non v'è dubbio che lo straccione finirebbe sotto processo a Patti o a Messina. Immaginiamoci un giudice pieno di dubbi, alla Ponzio Pilato. Non avrebbe il coraggio di emettere sentenza, e lavandosene le mani affiderebbe il giudizio ad un referendum popolare, e magari sperando, per compassione, di salvarlo, trovandosi nella propizia ricorrenza del 25 aprile, durante la quale è possibile fare un atto di grazia se voluto dalla volontà popolare come successe allora. Ecco giunti nella fase conclusiva. Il popolo, cioè noi di oggi, ci troveremmo di nuovo a scegliere di liberare Gesù oppure don Nino Bruschetta, il mafioso pentito che dopo aver ammazzato tante persone, spacciato droga, commesso chissa quali altri atroci crimini, s'è messo a collaborare con lo stato diventando personaggio ammirato. Io non ho dubbi che il popolo libererebbe Bruschetta, novello Barabba e condannerebbe Cristo, come allora, deridendolo perché vantatosi d'aver risuscitato i morti, guarito i ciechi, guarito appestati di A.I.D.S. ed elargitore di vita eterna, quindi gran millantatore. Qualcuno gli griderebbe nell'aula: - salva te stesso allora, visto che prometti vita eterna agli altri - suscitando ilarità collettiva e avremmo riso tutti a squarciagola. La seconda fase è conclusa. Cristo verrebbe condannato a morte un'altra volta con matematica certezza (se vi fosse la pena di morte) proprio da quelle stesse persone che oggi si recano tutte le domeniche a messa per pregarlo. Il popolo non è cambiato, semmai è peggiorato oggidì, perché diventato più maligno, più diffidente e molto più attaccato al denaro, quindi, più superbo di allora. Non avrebbe pietà per un capellone miserabile apparso sulle colline di Catutè seguito da un corteo di straccioni, mendicanti, contadini, puttane pentite, drogati pentiti, e nullafacenti. Rispondiamo ora alla domanda che ancora non ha avuto risposta. Perché il popolo duemila anni fa condannò Cristo e liberò Barabba? Perché pure oggi, matematicamente, libererebbe Bruschetta e condannerebbe ancora Cristo, se comparisse per la prima volta? La risposta sembra difficile ma non lo è affatto. Il motivo è spiegato da una massima latina "simila cum similibus". Il popolo si identifica inconsciamente più con Barabba o con Bruschetta (perché a lui affino) e non con Cristo, totalmente dissimile. Il popolo è una pecora con l'animo dell'assassino, e se non uccide settimanalmente è semplicemente perché ha paura delle leggi, delle condanne, del carcere, altrimenti vi sarebbe un massacro ogni giorno in tutte le strade del mondo. Immaginiamoci infatti una franchigia civile e penale per un anno, in tutto il mondo. Un anno di sanatoria per qualsiasi delitto. Quanti ucciderebbero il proprio fratello? Quanti il vicino troppo ricco e prepotente, o il padrone di casa che ad ogni ritardo ci minaccia di sfratto? E quanti il capoufficio carogna insopportabile, o la moglie stronza scoperta a letto con l'amante, o viceversa il marito della propria amante che rompe le palle, o l'ufficiale delle tasse che minaccia i pignoramenti rovinosi, o l'usuraio che strozza con gli interessi, o il giudice che ha emesso ingiustamente una condanna contro un innocente? Ognuno troverebbe il giusto pretesto per eliminare il nemico, approfittando della franchiggia penale. Non parliamo dei delinquenti comuni. Non vi sono dubbi perciò che in un anno il numero degli uomini sulla Terra si dimezzerebbe da 6 miliardi a 3 o forse meno perché la mafia ben armata troverebbe un anno di pacchia per i propri affari. Scatterebbero poi catene di vendette dei parenti degli uccisi. Scatterebbero gli sfoghi su larga scala dei terroristi nel mondo che sognano massacri. Basterebbe un anno di franchigia mondiale per compiersi una vera e propria decimazione del genere umano, un'ecatombe attuata anche da coloro che oggi si vantano d'essere pacifisti. La verità è tirste purtroppo, perché da sempre: homo omini lupus e forse per sempre. Quante volte abbiamo sentito e sentiamo dire: - <<Quello è in gamba, è un vero lupo>> e quante volte invece <<ma quello è troppo buono, è un agnellino, ossia un coglione>>. Viviamo in una società in cui a parole si sbandierano valori, sentimenti, onestà, e nel concreto si ammirano, onorano e si emulano i leoni, i lupi, gli avvoltoi. La verità è che nel popolo la componente più marcata del suo pre-conscio collettivo è quella del Barabba, che per fortuna non sempre si espleta quando tende ad emergere, e non si esplica per timore delle leggi dello stato, non tanto per quelle del Vangelo, sempre pronte ad essere messe sotto il culo, se sconvenienti, a parte pochissime sparute persone. Prendiamo coscienza quindi che la società di oggi, più ipocrita di quella d'allora, ucciderebbe di nuovo Gesù Cristo, senza esitare, e più ferocemente e sarcasticamente d'allora. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (35) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 441
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