| Islam, cristianesimo e occidente (prima parte) |
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| Scritto da Marat | ||||
| venerdì 17 novembre 2006 | ||||
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Nessuno può negarlo. Ognuno dei due pilastri su cui si fonda la civiltà occidentale ha determinato lo sviluppo del pensiero, della cultura, della letteratura, delle arti e del “sentire” di ognuno di noi. Concetti come la tolleranza, il rispetto per gli altri, la solidarietà sociale, la tutela dei più deboli, la libertà di pensiero, di religione, di espressione, i diritti civili e tante altre cose derivano da queste basi solide plurisecolari, la cui compenetrazione consente uno sviluppo pieno dell’humanitas secondo principi giusnaturalisti (il concetto di non uccidere il prossimo è un concetto cristiano ma anche naturale, figlio dell’Illuminismo). La negazione di uno dei due principi-pilastro porta invece al fondamentalismo, che come tutti gli “ismi” è foriero di guai e derive assolutiste. Così un Cristianesimo esasperato nel difendere i suoi nobili valori e privo della ragione liberale può portare al fanatismo dei conversori con la spada, cosa che ormai appartiene al trapassato remoto. Però anche l’Illuminismo sganciato dai riferimenti spirituali può portare al Laicismo, che non è altro che una “religione non-religiosa” con inquietanti accenni di fanatismo anticristiano, può portare al Materialismo Ateo, al Positivismo scientista che sostituisce Dio con la Scienza, con una fiducia irragionevole e irrazionale nel progresso scientifico, il quale a sua volta ha portato immensi benefici (gli antibiotici, l’anestesia, l’agricoltura moderna, il computer) ma anche orrendi esiti (la guerra nucleare, lo sterminio di massa ecc). Invece non mi risulta che l’Islam nel corso della sua storia abbia interagito in maniera salutare con un qualcosa assimilabile all’Illuminismo: pertanto è rimasto sostanzialmente ciò che era quando fu propugnato da Maometto nel VII secolo dell’era cristiana (o I dall’Egira), mantenendo inalterata la sua carica aggressiva, totalizzante, integralista, manichea, espansionistica. Il problema delle relazioni tra Occidente e Islam, in sintesi, è tutto qui: l’impossibilità di dialogo tra chi vuole parlare e chi non vuole ascoltare. Il cristiano moderno non vede necessariamente il “gentile” (ateo o di altra religione) come un nemico da convertire a forza o da eliminare, mentre il musulmano chiama il cristiano “infedele”, con un implicito senso di superiorità e disprezzo. E questo passi. Chi ha buon senso lo usi, diceva mia nonna. Però la strada per costruire un futuro di pace e interscambi culturali-religiosi passa attraverso il dialogo, la reciproca comprensione, tolleranza, rispetto della “diversità” altrui ma anche la coscienza e la difesa delle proprie radici. Invece proprio questo ultimo punto chiave sembra essere ignorato dagli intellettuali occidentali malati di laicismo: sotto la foglia di fico della tolleranza e del multiculturalismo, costoro nascondono le pudenda del tradimento delle proprie radici, abiurando i fondamenti stessi della civiltà di cui sono eredi e che permette loro di essere ciò che sono, ossia liberi di poter esprimere il loro pensiero e il loro universo etico. In altre parole, questa compagine multiforme e trasversale di individui si fa portavoce di un atteggiamento mentale suicida che, mentre secondo loro dovrebbe portare a una distensione nei rapporti col mondo islamico, in realtà finisce per essere il grimaldello culturale attraverso cui i nostri interlocutori in turbante potranno penetrare nel nostro mondo di libertà, talora in degenerazione individualista, anarchica e libertaria che tuttavia è pur sempre meglio dell’omologazione integralista. Aveva detto (sono parole riportate dai giornali!) un imam della Lombardia: “Attraverso le vostre leggi vi invaderemo, attraverso le nostre vi domineremo”. Sicuramente esistono alcuni musulmani illuminati (pochi per la verità, mi viene in mente solo Magdi Allam) che sono per il dialogo e la reciprocità, ma la maggioranza sposa in pieno le parole del sinistro imam. Allora, preso atto che c’è un problema serio a medio-lungo termine di incontro-scontro di due civiltà, che senso ha fare ciò che fa quest’armata di intellettuali autolesionisti con la sindrome di Stoccolma che aprono all’accettazione dell’Islam a casa nostra in tutte le salse, esibendo una tolleranza di facciata “politically correct” , e che invece per il Cristianesimo hanno solo parole di critica, sarcasmo, denigrazione, insofferenza? Possibile che politici, scrittori, filosofi, sociologi, giornalisti, cineasti e chi più ne ha più ne metta, esternino in continuazione contro l’invadenza del Papa nelle questioni di coscienza, contro i vescovi quando prendono posizione sulle scelte da compiere nella società, quando i giornali della Santa Sede si schierano, come è loro diritto sacrosanto di fare, e non spendono una parola contro la guerra alle libertà individuali perpetrata ogni giorno dagli islamici fuori e dentro casa nostra? Possibile che sostengano che la Chiesa non debba interferire in niente, che non debba mettere la bocca in nessuna questione che riguardi la morale, la vita quotidiana, i grandi temi della vita? Ogni politicante di mezza tacca, magari sconosciuto, può dire ogni scemenza su ogni cosa, e questa è un’opinione legittima: il Papa non può fare una citazione dotta o esprimere la linea della Chiesa senza essere tacciato di arroganza e invadenza? E se si azzarda a riportare il pensiero di personaggi del passato ritenuto, a torto o ragione, offensivo della sensibilità islamica, l’eterogenea pletora di saccenti censori sdegnati si leva a stigmatizzare l’accaduto intimandogli minacciosa di ritrattare chiedendo perdono? Ma il compito del Papa è proprio quello di indicare ai fedeli (chi non crede non è tenuto ad ascoltarlo e ad obbedirlo, beninteso) la strada giusta laddove esista un dubbio interpretativo, molto frequente nella complicata società d’oggi, dove nascono continuamente problemi di coscienza e di comportamento su ogni questione, per esempio sulla fecondazione assistita o sull’eutanasia. Il fedele che vuole vivere cristianamente si attiene alle linee guida della Chiesa, gli altri facciano come credono. Però questo non va giù ai masochisti intellettualoidi da salotto, che si indignano ogni cinque minuti per l’”ingerenza” soffocante e opprimente (così la definiscono) della Chiesa nella nostra società, mentre invece mostrano tanta sudditanza e acquiescenza (loro la chiamano comprensione) all’Islam invadente, lui sì soffocante e opprimente, visto che nei paesi in cui vige la Sharia praticamente non esistono le libertà civili, la bestemmia è punita colla morte (sai che massacri da noi!), la donna violentata dal cognato si becca pure le frustate perché è equiparabile a una “bottana” (eh già!), quella separata dal marito, violentata da un estraneo e rimasta incinta, condannata alla lapidazione per adulterio (eh già!)! Quindi tutti giù a sentenziare col ditino alzato sulla necessità da parte nostra di togliere crocifissi, eliminare le festività cristiane o al limite celebrarle privatamente (?) per non offendere la sensibilità dei bimbi musulmani, di cambiare il menu delle mense scolastiche o di fabbrica e di limitare la vendita di alcolici per non creare incompatibilità con gli osservanti, di costruire ancora moschee a spese magari dei contribuenti (cristiani) per farli sentire, i musulmani, a casa loro e così via, solo per renderceli amici, loro che sono venuti da noi col cappello in mano a cercare un po’ di felicità edonistica del mondo occidentale ma che pretendono di imporci le loro regole! Leggo oggi su “Metro” un articolo di Mariano Sabatini, che in genere apprezzo per le sue acute osservazioni sul mondo televisivo, ma rimango sconcertato per trovarvi un conglomerato di luoghi comuni stantii e fuori luogo sulla Chiesa nella società. Secondo lui noi “viviamo immersi…in un’aura mistica”, “a scuola ci vengono spacciate nozioni di catechismo anziché di storia delle religioni”. Noi saremmo bombardati da “richiami ecclesiastici”, e benché siamo “cattolici di cultura, lo diventiamo per infezione da contatto”. Il quotidiano “Avvenire… si comporta come un qualsiasi foglio di partito”, mentre sempre secondo lui sono fuori luogo le intemerate di don Georg Genswein “contro la satira rivolta alla sua persona o a papa Ratzinger”. Sempre il nostro pasionario dice di adorare “Luciana Littizzetto che chiama Ruini “Emineens” (ha ha ha che risate fantastiche!), e di amare Maurizio Crozza (chi è costui?) che imita il Papa facendogli fare la parte di quello che con i cardinali “si rammarica di non avere gli stessi autori di Fiorello che gli scrivano le encicliche”! Il Sabatini-pensiero raggiunge punte di irresistibile comicità, se non fosse una cosa tremendamente seria, quando sostiene che “l’integralismo avanza”, intendendo ovviamente quello cattolico. Per fortuna, dice, abbiamo il vaccino contro questa invadenza della Chiesa oscurantista e dei suoi ministranti: “una risata vi seppellirà”, gongola lui tutto felice. Peccato che il Sabatini, che stavolta è caduto sull’uccello (come diceva la mitica signora Lòngari di Rischiatutto), ignori che le risate sulla religione, la satira ad ogni costo e tutte queste cose, se si fosse trovato nel mondo islamico, non le avrebbe potute proprio fare, pena il carcere e la morte; invece sparare a zero sulla Chiesa occidentale, nella libera società occidentale che vede i pericoli dove non ci sono (la Chiesa) e non vede il drago davanti alla porta di casa, anzi ormai già piazzato in salotto (l’Islam), non costa nulla, non espone a ritorsioni e anzi fa trendy. Vi ricordate le vignette anti-islamiche pubblicate su un quotidiano danese a ottobre del 2005, che scatenarono folle di musulmani fanatici pilotati da mullah altrettanto fanatici contro il nemico Occidente nel marzo successivo? E già questo suonava molto strano: se si fosse trattato di una reazione spontanea all’”insulto”, si sarebbe verificata subito, a ottobre 2005 (azione-reazione), invece no, tanto la folla fanatica in genere è analfabeta e mon legge i quotidiani danesi, bisogna che glieli traduca un mullah più colto, che si accorda con altri mullah e ovviamente ottiene l’appoggio dei democraticissimi governi arabi senza la cui approvazione nessuna manifestazione popolare sarebbe immaginabile, che studi un piano di “spontanea indignazione pilotata dall’alto” e poi giù, tutti a bruciare bandiere danesi, a assaltare il consolato italiano a Tripoli, a chiedere a gran voce al Papa di scusarsi (ti pareva), a proclamare giorni di lutto nazionale in espiazione di tanta empietà. No grazie, della vostra religione integralista anti-umanista non ce ne frega niente. Rispettiamola, ma patti chiari: se voi venite a vivere da noi, dovete adeguarvi alle nostre leggi e rispettare le nostre tradizioni. Non dico che vi dovete uniformare, che dovete negare la vostra identità ripudiando i vostri usi e costumi, compresi i precetti religiosi. Ma quando i vostri precetti, usi e costumi sono in contrasto con le nostre leggi, vi dovete adeguare ad esse, se no commettete un reato e ve ne andate in galera. Oppure ve ne tornate al vostro paesello dove potete fare tutto quanto vi aggrada, compreso tormentare le minoranze religiose cristiane infedeli, tanto i nostri intellettualoidi da salotto tipo Sabatini non se ne accorgono e se lo fanno si girano dall’altra parte, a sparare senza rischio e con tanta gloria sul Papa e sulla Chiesa. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (8) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 537
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