| Buon Natale! Ma Dio ... è felicità? |
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| Scritto da Makarios | ||||
| giovedì 21 dicembre 2006 | ||||
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Il Natale, insomma, ravviva in noi quella realtà così importante, di cui siamo tutti alla ricerca, che chiamiamo con la parola: FELICITA’. Mi sembra logico allora, porre all’attenzione di tutti, la questione della felicità che, dopo un “assenza” per motivi culturali, adesso ritorna prepotentemente di interesse. Nel dialogo culturale e intellettuale della nostra società, la felicità occupava un posto importante soprattutto nella filosofia, ma dopo un po’ di tempo fu messa semplicemente da parte, per l’emergenza di altre questioni fondamentali della vita e della storia. Nella scia di questo cambiamento degli interessi ritorna la questione della felicità, e si tratta di un ritorno trionfale dall’esilio di cui essa era stata confinata nell’età moderna. Il tema della felicità si è infatti ampliato fino a diventare la questione della “vita buona” e “ben riuscita”, che permette e anche richiede una molteplicità di approcci. Quando cerchiamo quel che costituisce una vita buona, dobbiamo infatti tener conto di aspetti culturali, sociali, economici, nonché spirituali e religiosi. Nel cristianesimo la questione della felicità è andata incontro a vicende alterne. L’atteggiamento scettico, e qualche volta di rifiuto, è stato un elemento costante, anche per un’interpretazione del cristianesimo ostile al mondo ed incline alla sofferenza. Chi cerca la felicità doveva rivolgersi altrove. Ci fu anche chi la pensò in maniera completamente diversa. S.Agostino, S.Tommaso, hanno scritto delle cose mirabilii; l’uno nella sua famosa opera La Città di Dio”; l’altro nella oltremodo famosa Summa Theologica, hanno dimostrato che non esiste NESSUNA FELICITÀ SENZA DIO. Sia nell’ANTICO TESTAMENTO, sia nel NUOVO TESTAMENTO, in riferimento alla trascendenza non concepito in maniera astratta, bensì in maniera personale, il modello della felicità richiama l’esperienza diretta con Dio. La realtà ULTIMA, che sorregge la vita non è pensata come un infinito diffuso, ma è sperimentata come una controparte personale. Mentre nell’antichità la felicità spesso era legata al piacere (p. es. Epicureo), nei Padri della Chiesa, come S.Gregorio di Nissa, si faceva coincidere con la “BEATITUDINE” ( in greco Makariòtes). La felicità di Dio, la forma più alta di beatitudine è il soddisfacimento pieno del desiderio”buono”, che secondo lui è naturalmente quello razionale: “Il possesso di tutte le cose che sono pensate come bene, a cui non manca nulla di ciò che un desiderio buono può volere” (I Padri greci, Paideia, Brescia 2002). Il desiderio “buono” è possibile soltanto all”ESSENZA DIVINA”. Gregorio esalta la felicità di Dio: "Qualunque cosa, infatti, noi stabiliamo che essa sia, la beatitudine è quella vita incorrotta, è il bene ineffabile e incomprensibile, è l’inenarrabile bellezza, è la carità stessa, è la sapienza, la potenza, la luce vera, la sorgente di ogni bontà, la potenza che sovrasta ogni cosa, è il solo amabile, è ciò che permane perennemente inalterato, è il compiacimento senza fine, la letizia eterna di cui, se uno dicesse tutto ciò che può, non direbbe nulla di ciò che la sua libertà comporta”. Per Gregorio questa felicità esaudisce ogni cosa, non è infatti possibile desiderare ancora qualcos’altro. La felicità è perfetta, quando Dio coglie se stesso. La felicità dell’uomo in questa forma perfetta è irraggiungibile e ineffabile, e tuttavia nel cosmo egli sta al secondo posto…. DIO HA FATTO IRRUZIONE NELLA REALTA’ DELLA VITA UMANA CON LA NASCITA DI GESU’ CRISTO, SALVATORE UNICO E UNIVERSALE DEL MONDO!
B U O N N A T A L E 200 6 !!!!!
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 23 dicembre 2006 ) | ||||
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