| IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE III |
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| Scritto da Livius | ||||
| domenica 29 giugno 2008 | ||||
IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE III
"Quando un vecchio scambia un molosso per uno yorkshire..."
“Ecchissenefrega!” direte voi, perché ignari… Ecco, sto risalendo un’altra grondaia, quella del palazzo di fronte; ed ora che finalmente sono sul balcone dell’appartamento dell’avvocato Bertoni mi introduco minaccioso nel salotto dove l’uomo, ignaro anch’esso, sta guardando la televisione.
Egli mi guarda, con quegli occhioni strabuzzati ed atterriti da un terrore pateticamente celato da una montatura di occhiali di altri tempi, tempi in cui era stato il famoso Principe del Foro avv. Bertoni. Mi osserva ancora, mentre con indifferenza ostentata mi siedo su una poltrona di fronte alla sua, servendomi liberamente un liquore dal tavolinetto di servizio lì accanto. Lui zitto, impietrito. Solo dopo un paio di minuti pesantissimi trova infine il coraggio di balbettare qualcosa. - Ma, ma… ma che cacchio fa!? Entra dalla finestra, si siede, si serve, ma dove crede di trovarsi, a casa sua!? – - Ehmm… ecco, è che l’avevo vista così, così impietrita. E allora ho pensato che potevo… - - Impietrito! Sbalordito vorrà dire! Sbigottito, diremo! Con questo caldo, in pieno agosto di un agosto a dir poco terrificante, praticamente senza ossigeno, lei che fa? Sale dalla grondaia del palazzo… E se le prendeva un infarto e cadeva e si ammazzava!? – - Bè, e a lei che gliene fr… - - Me ne frega!! Me ne frega, caro il mio topo d’appartamenti da quattro soldi. E sa perché me ne frega? - - Non sono un topo d’app… - - Me ne frega perché con le leggi che ci sono… - - Infatti è appunto per questo che sono ven… - - Silenzio!! Taccia e non interrompa! Lei è un incosciente, ecco cosa è! Lei cade dalla grondaia, muore ed è tutto sistemato, fine dei suoi problemi. Io, io invece, che me ne stavo tranquillo, buono buono a casa mia a guardare il mio programma preferito… zac! Il giorno dopo, sbattuto sulla prima pagina dei giornali: “Famoso avvocato getta povero disperato dal balcone solo perché riteneva che costui fosse un ladro”. Le pare giusto? Senza poi contare il fatto del conseguente scontato ritorno anticipato di mia moglie dalle vacanze, una tragedia, insomma!! – Silenzio tombale. Sono quasi tentato di arrendermi, e di tornarmene da dove sono venuto. Ma poi, il fatto che il tizio a questo punto si sia finalmente zittito, e che cominci ad osservarmi come temendo una mia possibile reazione, mi ridà un barlume di dignità per replicare: - Io non sono un ladro! – - Ah no!? Ma guarda, ed allora, vediamo, provo ad indovinare, lei è, sicuramente… - - Io sono Il Giustiziere, Il Giustiziere della Notte! – - Alla faccia di Comma! E che ci fa qui un giustiz… ah! È venuto per me, è venuto a giustiziare me! E chi la manda, mia moglie, mia suocera? – - Io sono qui solo perché lei è un avvocato -. - Ah! E non poteva prendere semplicemente un appuntamento? Mi perdoni se la domanda le può suonare un po’ banale, sa, non vorrei sembrarle un tipo eccentrico… Lui mi sfotte, l’ho capito e allora comincio a perdere la pazienza. E così batto un pugno sul tavolo del salotto, mi alzo in piedi e grido in faccia a quell’avvocato del menga che un “giustiziere della notte” non prende appuntamenti di giorno, mai! - Uh? E che significa, non capisco… telefoni di notte allora, se preferisce, tanto c’è la segreteria telefonica che raccoglie gli appuntamenti. E poi non alzi così tanto la voce, altrimenti Sandokan potrebbe svegliarsi e sbranarla, io l’avviso! – - San… - - Uff! Non è un "santo"! E’ un cane, è un cane! Il mio yorkshire… uhmm, sì: “yorkshire", credo; è un po’ sordo, povera bestiola. Però non si sa mai: abbassi la voce, si rimetta seduto e mi spieghi finalmente cosa diavolo lei vuole da me! – Faccio come dice lui. Lì per lì però non trovo più le parole che mi ero preparato tanto bene per approcciare il discorso. Così prendo alla fine il coraggio a due mani, e taglio corto: - Voglio un porto d’armi -. - Voglio… - - Vorrei -. - Ha il permesso della questura per esercitare? – - Esercitare cosa? – - Come “cosa”! Ma la sua attività, no!? Lei, insomma, ha o non ha la patente di “giustiziere della notte”!? – - No, però… - - E allora lei non può avere il porto d’armi, ovvio! E fine del discorso… - Mi rialzo di scatto in piedi, mi volto verso la finestra, mi rivolto verso l’avvocato Bertoni, e sbuffo, e sbotto: - Non è giusto! Non è giusto!! Io devo, devo avere un’arma per lavorare! In fondo c’è gente che guida la macchina in modo ignobile, e c’è gente che tiene belve mascherate da cani; perché allora io non poss...– - Scusi se la interrompo! Dunque, io sono d’accordo con lei. Ma, vede, caro lei, “chi” impugna, pardon, guida “ignobilmente” un’autovettura, ha una patente! E per quanto riguarda le belve travestite da cani, se allude al mio Sandokan, la informo che la bestiola è registrata regolarmente e ha la sua medaglietta. Lei ce l’ha la medaglietta? No! Et dunquem et quinci et quindi: lei non può avere un porto d’armi. E poi, insomma, si può fra l’altro sapere per quale motivo si è rivolto a me per una faccenda come questa? – - Ecco… - - Le risulta forse che il sottoscritto rilasci porti d’arma, porto d’armi, porti d’armi, accidenti! Insomma: mi ha capito! – - Lei è un avvocato -. - Appunto -. - E per questo, supponendo che ci potessero essere dei problemi per avere un porto d’armi, ho pensato che magari, con un avvocato, una scappatoia legale…- - Eh!? Ma che cazzomissis crede, che va supponendo, Lei!! Sono secoli e secoli che “noi” in Italia ci facciamo un mazzomissis così, per fare leggi e controleggi e contro-controleggi a scatafascio, per poterci fare gli stracazzomissis nostri, e poi, e poi ti arriva una notte dalla grondaia un cialtrone nero a parlare sfacciatamente di “scappatoie”! Lei è moralmente indegno…- - Ma guardi avvocato Bertoni, che non è così, non si alteri! – - … e magari pure gratis! – - Questo sì! D’altronde a me nessuno paga nulla per questa missione civica volontaria che… - - E allora è scemo! E comunque in antitesi profonda alla mia persona! Via, non voglio più vederla, se ne vada immediatamente, altrimenti chiamo il mio cane!! – Comprendo soltanto adesso con quell’ultima ingenua frase dell’avvocato, che ho sbagliato tutto, che ho preteso probabilmente troppo da un individuo ormai preda di evidente senescenza, e perciò cerco di accomiatarmi: - No, avvocato, lo lasci dormire lo yorkshire sordo. Sa com’è, si dovesse mettere paura e diventare anche muto per lo spavento (ghè! ghè!) – - E invece lo chiamo: Sandokan! Vedremo se riderà ancora, dopo: Sandokaahannn!!! -
. . .
Quando ho visto arrivare Sandokan ho rammentato con profondo orrore una storiella che avevo sentito per caso in un bar, due giorni prima. Era la storia, in origine una barzelletta, su un uomo che, stufo di vedere i propri cagnolini aggrediti e azzannati nel parco comunale da cagnoni di grossa taglia, in un primo momento replica soltanto verbalmente alla solita frase insulsa “lo scusi, al cane piace giocare” con “e allora gli compri un mazzo di carte!”; ma poi, stufo di subire quella situazione, si ribella e vendica i suoi cagnolini comprando un coccodrillo e facendogli fare una plastica da bassotto prima di portarlo a spasso nel parco. Ricordo che risi molto fra me e me, nel sentire la storiella; ma ora, ridotto a brandelli, una lacrima scende silenziosa sul mio viso al suo ricordo, mentre sento l’ululare sinistro dell’ambulanza che mi sta portando finalmente via , così tanto, tanto brutalmente simile a quello dello yorkshire dell’avvocato. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (13) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 76
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