| Titanic Italia - La Paura |
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| Scritto da Il Grande Houdini | ||||
| giovedì 23 aprile 2009 | ||||
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Ripristinare l’ordine si ma con effetto, il messaggio che deve arrivare a chi è in regola è efficienza e sicurezza. Mostrare i muscoli significa tranquillizzare i regolari passeggeri, anche se a alcuni fanno della facile ironia su l’inadeguatezza del metodo, che trasforma un transatlantico da crociera in un cacciatorpediniere in assetto da guerra con ristoranti di prima classe. Cacciare chi non ha un lavoro stabile è il diktat dell’ammiraglio e dei suoi collaboratori in camicia verde, un manipolo di bizzarri elementi col chiodo fisso di riuscire a creare un club esclusivo solo per loro, con privilegi e poche tessere a disposizione per elementi super selezionati. Cosa che ad oggi è impossibile, perché il regolamento di bordo non permette trattamenti speciali per nessuno. Nemmeno l’ammiraglio è in grado di cambiarlo, non ha i poteri. L’unico che può farlo è il Presidente della società armatrice del transatlantico l’unico erede dei padri fondatori della società, fini autori del regolamento che vige da quando il Titanic Italia è stato varato. Anche l’Ammiraglio è interessato nel cambiare il regolamento per arrivare a chissà quali obiettivi. L’ Ammiraglio è determinatissimo ed è convinto di avere delle chance perché pensa di possedere dei validi argomenti per far cambiare idea al Presidente della società armatrice. Anche gli uomini in camicia verde ne sono consapevoli e proprio per questo tifano e sostengono il vecchio lupo di mare. “Finalmente ecco la cabina!!” esclama sottovoce il “nostro precario”, “Ora busso tre volte, come stabilito..” dopo qualche istante la porta si apre ingoiando il precario. Lo accoglie un simpatico signore sui settanta anni che lo rassicura dicendo che sa tutto ed è pronto ad aiutarlo. E’ ora di mettere in atto la seconda fase per accedere ai piani alti. Il “nostro precario” è pronto. Indossa una fiammante divisa da ascensorista, rosso fuoco con alamari color oro con un permesso di entrata in tasca, preziosi elementi recuperati da una lavanderia del piano affiliata alla associazione. Nessuno in seconda classe ha la più pallida idea di come si sia trasformata la prima classe, non si sa nulla tranne quello che racconta la televisione della nave, cioè una verità ottimistica, troppo ottimistica per essere vera. Gli unici che conoscono come stanno veramente le cose sono chi lavora in prima classe, nei ristoranti, nei locali esclusivi, nei negozi di alta moda… ma tacciano, hanno paura di perdere il lavoro e i pochi, ma vitali privilegi acquisiti dopo tanti anni di sudato lavoro. Il “nostro precario” saluta e ringrazia l’ex cameriere in pensione guadagnando velocemente l’uscita della cabina per raggiungere l’ascensore meno controllato dai militari. Col cuore in gola, il “nostro precario” sfila d’avanti ai bazooka del posto di blocco con passo sicuro e lasciapassare in mano, nessun militare lo ferma. Tutto è filato liscio. Le porte dell’ascensore al piano si aprono, il precario s’infila all’interno confondendosi nella folla dei pendolari con il regolare lasciapassare in mano e per non farsi notare dall’ascensorista in servizio fischietta nervosamente rivolto verso la parete opposta. Le porte si chiudono e l’ascensore comincia con uno scossone a salire verso l’alto…. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (49) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 265
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 23 aprile 2009 ) | ||||
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