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IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE
Dunque, proviamo:
“Sono io, palle rotte, il giustiziere della notte!!”… no, ci vuole qualcosa
di più incisivo, tipo: “Della legge se ne fotte il giustiz…” no, no! Basta!
Esco e poi… poi si vedrà.
Sono le ore due di notte. Il Giustiziere vestito di nero, l’equilibratore dei torti si è attivato ed è ormai troppo tardi per i potenti ricchi, e anche per gli scocciatori poveri!
Fino a stanotte avete avuto la mia vita, spartendola tra scrivania e televisione, fra stipendio e tasse, ma ora il Giustiziere si prenderà le vostre…
Ecco la mia prima vittima, nera, di quel nero invadente che fa abbattere il costo della mano d’opera, di quel nero che mi ha terrorizzato per tutta l’infanzia: “Fai questo sennò chiamo l’Uomo Nero, fai il bravo se no chiamo l’Uomo Nero”. Fino all’apoteosi del sadismo: “Dormi altrimenti viene l’Uomo Nero!” Si può essere più idioti? Come cacchio fa a quel punto un poveraccio ad addormentarsi?
Finalmente…
“Evualà! Uomo Nero, ci vediamo alla fine, faccia a faccia!!”
“Porc…! Mi ha fatto prendere un colpo!! Ma le sembra normale fermare la gente per strada in questo modo?”
“Uomo Nero! Avanti! O forse sei capace di mettere paura solo ai ragazzini? Anzi, nemmeno quello: mandi avanti le donne a rompere le balle e poi a te chi t’ha mai visto arrivare in camera, nessuno! E la paura di addormentarsi che arrivavi veramente, e gli incubi, e poi ero pure figlio unico e non si potevano fare i turni per stare di guardia e poi…”
“Alt! La prego, mi ascolti! Io non so proprio di cosa stia parlando, però guardi, lei mi sta illuminando. Da sempre mi sono chiesto perché, perché, perché esistesse il razzismo, perché tanto odio verso chi aveva la pelle nera… ma ora è tutto chiaro! Io la ringrazio, lei non può capire ciò che significhi per me sapere finalmente il motivo reale, anche comprensibile, in fondo… mi metto nei panni di di tutti i bimbi bianchi: ogni notte una cretina viene a dirti che arriverà l’Uomo Nero! Da denuncia! Ma come mai però… è un fatto genetico?”
“E’ inutile che fai il santarellino. Il motivo lo sai benissimo qual è. Sono secoli che per le donne bianche rappresentate per alcune il terrore, per altre la speranza… sì, insomma, siete un chiodo fisso che gli sta lì, per via di quelle dicerie, leggende che vanno in giro, formatesi lungo i secoli di stupri da voi perpetrati durante le vostre scorribande: era lungo così, era grosso così, camminava, parlava, alla fine fumava pure una sigaretta!! E’ solo colpa vostra, è inutile che cincischi. E ora a noi!!”
Colpito! Guardalo lì, non sa più che dire il moro. Fruga, sta frugando in tasca.
Un coltello, sicuramente ha intenzione di estrarre un coltello per minacciarmi, oppure…
“Sigaretta?”
“Ah! Sì, grazie”.
“Volevo chiederle… le sembra giusto che io debba pagare per delle storie
legate ai miei antenati?”
“Avete forse mai preso le distanze da quei fatti? Li avete mai rinnegati? No! Fate né più né meno come i Savoia con quella vergogna che furono le leggi razziali degli anni trenta!”
“Ma allora lei è contro il razzismo…”
“Uh!? Ma che dici. Forse che gli ebrei sono neri? Avanti rispondi: gli ebrei sono forse neri?”
“No, però…”
“E allora semplicemente ci fu un errore, tutto qua!”
L’Uomo Nero è ormai sull’orlo della disfatta. La mia opera sta quasi per concludersi, ma non gli risparmierò tuttavia il colpo di grazia che lo vedrà tramortito sul marciapiede.
Proseguo mentre godo dei suoi occhi strabuzzati dal terrore:
“E ora veniamo alle storie non legate ai tuoi antenati. Voi venite qui a rubarci il lavoro che noi non vogliamo e ci lasciate l’altro. E così alla fine dobbiamo lavorare lo stesso. E uno. Due: abbassate il costo della mano d’opera che a noi non interessa, così dopo non avete i soldi per comprare ai nostri negozi e non li avete neanche per prendere in affitto un appartamento, e chissà dove andate a dormire… Tre: mandate i soldi in Africa! Almeno un tempo da qui andavano in Svizzera, che è più vicino! Tu, per esempio, che attività fai qui da noi? –
“E’ una lunga storia: vede, mio padre, figlio di un italiano e di una donna etiope, era un ingegnere di una famosa azienda di Milano. Solo che, vedendo come la scuola in Italia si andasse sempre più riducendo a una sorta di parcheggio con maestri e professori sempre più costretti a fare i baby sitter piuttosto che a insegnare, mi mandò fin da piccolo a studiare di qua e di là per il mondo. E’ per questo che parlo correntemente cinque lingue. Ora sono uno scienziato affermato, ma sto cercando di andare via da questo paese dove i soldi delle tasse che pago vengono investiti nella ricerca in modo irrisorio, almeno secondo me. Potrei dare qualcosa di importante, lo sento, ma che vuole, in questi casi è il normale destino di noi italiani, quello di doversene andare da un’altra parte… “
La faccenda si sta ingarbugliando per i miei gusti. Forse è meglio che… acc! Arriva qualcuno! Indifferenza , indifferenza…
“Dottor Carli, a quest’ora… rientra o esce? “
“Rientro, rientro. Solo che stavo facendo due chiacchiere con questo signore che ho incontrato qui, proprio davanti al portone…”
“Ma lo sa, dottor Carli, che forse faceva orari di lavoro più comodi se fosse stato un poliziotto come me?”
“Non ne dubito, ma che vuole, il lavoro…”
“Troppo! Lei lavora troppo! Bè, almeno si è fatto due chiacchiere, una volta tanto, con questo suo amico”.
Preciso di non essere amico del Carli.
“A no!? E chi è allora? –
Rispondo di chiamarmi Caputo, Caputo Gennaro.
“Caputo eh!? Ma va sempre vestito così lei? Mi sembra che so, Zorro, l’Uomo Nero…. E dove lavora di bello?”
Replico di non sapere affatto dove possa lavorare tale Di Bello. Aggiungo comunque, tanto per anticipare la sicura domanda del poliziotto che ha ormai deciso di tampinarmi, che il sottoscritto lavora presso la società di prodotti farmaceutici OXPOL come addetto alla sicurezza di igiene ambientale dello stabile.
“Ah! Fa le pulizie! Passa lo straccio, vuota i cestini, pulisce i gabinetti, ho capito! Eh, che ci vuol fare, signor Caputo, questi lavori li fanno sempre fare ai meridionali, non si sa perché… “
Lo odio. E così mi sfugge che evidentemente agli stronzi della società piace che qualcuno la sera caghi per sfregio dentro i cassetti delle scrivanie degli impiegati lasciati incautamente aperti.
“Spero che dica per scherzo…però: OXPOL! Non è il nome della sua azienda, dottor Carli?”
“In effetti mi sembrava di avere già visto il viso del signor Caputo da qualche parte! Così risponde a lei il defecatore che stiamo cercando da un po’ di tempo!”
Fuggo. Anche se non ho un’idea precisa di cosa sia un defecatore, che domande io gli abbia mai fatto e che cosa di conseguenza possa mai avermi risposto, mi rendo conto, alla mia prima uscita come Giustiziere della Notte, di trovarmi improvvisamente senza più lavoro. Disoccupato per colpa di un negro, e questo prova quanto io abbia ragione e anche quanto non debba abbattermi ma continuare, nel favore delle prossime tenebre, per la salvezza del domani…
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