| GUMBLUK - XII e ultimo cap. |
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| Scritto da Livius | ||||
| lunedì 24 maggio 2010 | ||||
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Calata che fu l'oscurità, Gummhor pensò bene di sistemarsi in una piccola radura, sdraiandosi accanto a un piccolo fuoco; quando, all'improvviso, avvertì chiaramente dal cuore della foresta buia l'ormai familiare e tipico "rumore dei rami spezzati e delle frasche piegate violentemente dal passaggio di qualcuno".
- Lo sapevo che non avresti avuto il coraggio di proseguire da solo! ed è soltanto per questo motivo che non mi sono allontanato tanto - fece ad alta voce Gummhor - così che tu mi potessi raggiungere. Avanti, vieni qui! Ti perdono... bhè!? allora? Perché rimani dietro quel cespuglio!? Ho detto che ti perdono! - così dicendo l'uruko si alzò in piedi per approssimarsi al cespuglio.
- Su, nipote: ho detto che ti perdono! Ho capito: vuoi ancora giocare alla bestia ansante, con gli occhi iniettati di sangue e ehmmm... è proprio tua quella mano? Eppeperchè nonon ti tatagli le uhunghie!? -
Gummhor si bloccò, portando il suo sguardo verso l'alto e sorridendo, come unica e possibile difesa ammissibile in quel frangente, all'orso che dopo averlo squadrato un momento da capo a piedi, come a volerne valutare la capacità di offesa e di difesa, aprì le fauci per emettere un poderosissimo ruggito che riuscì se non altro a sbloccare le gambe pietrificate dalla paura del povero uruko, che piroettò all'istante un opportuno dietro-front per arrampicarsi rapidissimamente sull'albero più vicino.
Errore. Come infatti molti sanno, i plantigradi sono dei buoni arrampicatori, nonostante la loro discreta mole. L'orso cominciò a salire infatti anch'esso sulla pianta, proprio mentre sul terreno sottostante una mano misteriosa afferrava intanto un tizzone dal piccolo falò ancora acceso, per approssimarsi poi con questo al fondoschiena della bestia.
Avvenuta l'"iniezione" infuocata sulla povera pelliccia dell'orso, questi bloccò all'istante la sua arrampicata. Annusò curioso l'aria, come a chiedersi da dove potesse arrivare quell'odore di bruciato, si guardò la zona posteriore e un'espressione terrorizzata gli si dipinse sul muso, mentre mollava la presa dell'albero per precipitare pesantemente al suolo, da quasi due metri di altezza. Fuggì poi, dileguandosi nella boscaglia, lamentandosi e sicuramente lanciando nella sua lingua una lunga serie di improperi indirizzati al misterioso e impiccione incendiario.
- Allora, zio Hor, come va? tutto a posto lassù? - - Uhmmm... dipende! - rispose Gummhor dalla cima dell'albero - Tu saresti Gumbluk, mio nipote Gumbluk? - - Non hai sentito? ho detto "zio Hor". E' perciò chiaro che sono Gumbluk, tuo nipote! - - Non so... anche poco fa dovevi essere tu, e poi...-
Preso un po' di coraggio, Gummhor scese lentamente dalla pianta, e poté infine guardare e abbracciare il suo salvatore. Evidentemente Gumbluk aveva deciso di raggiungere il parente per tentare di convincerlo a rinunciare alla sua stramba idea del commercio in ceramiche, e a ritornare insieme a lui nel villaggio dei mamelumi.
- NO!! No e poi ancora NO!! Mettitelo bene in testa, Gumbluk! ho detto che voglio andare a comprare quelle maledette ceramiche, e ci andrò! -
- Bene, verrò anch'io con te. Perché ti avrei raggiunto, altrimenti? -
- ...ah! ehmmm, scusami, è che avevo sentito delle chiacchiere in giro... -
Così avvenne che Gumbluk decise di raggiungere lo zio e di accompagnarlo nel lungo cammino fino alla lunga terra in mezzo al mare, dopo le grandi montagne. Non gli importava più dell'eredità, della casa paterna nel villaggio mamelumo. Come aveva detto Gummhor, avrebbero potuto ricavare le conchiglie necessarie per l'acquisto delle ceramiche grazie a qualche battuta di caccia all'uro organizzata lungo il percorso.
- Ma sei pazzo? Gumbluk, ragiona! possiamo vendere la casa, ottenere in un batter d'occhio le conchiglie che ci servono, e tu, invece... ti ho detto che non ne voglio più sapere di quelle bestie puzzolenti a quattro zampe!! io, non voglio, più, organizzare, BATTUTE DI CACCIA!! è chiaro adesso!? -
- Zio! mi stai mettendo paura! io non ho detto nulla... sei impazzito!? cosa hai bruciato nel fuoco, cosa hai respirato? fammi controllare. Qualche pianta strana, ne sono sicuro... -
- Scusami, hai ragione. In effetti è... quelle dicerie di cui ti parlavo... è come se avessi una voce in testa, come uno che mentre parlo, o faccio qualcosa, commenta sempre, in continuazione... -
- E' un cretino, non ascoltarlo! senti me invece. Sai che in questi ultimi giorni ho fatto una scoperta eccezionale? avvicinati, te la dico in un orecchio -.
Quello che Gumbluk riferì al parente, ebbe il potere di far trasalire Gummhor come non mai.
- Incredibile - fece Hor - mi pare quasi impossibile, eppure... -
- Eppure è così, zio Gummhor! E’ proprio così, pensaci bene! Te lo saresti mai aspettato? Cetera! Sarà grande così, grosso così, e invece... perciò ora noi torniamo al villaggio, diamo questa notizia fantastica a tutti i mamelumi, quindi vendiamo la casa, andiamo nella terra lunga in mezzo al mare, compriamo le ceramiche, torniamo, le vendiamo, e poi... - proseguirono in coro i due uruki: - Eccetera, eccetera, ECCETERA!!! -
FINE
- Uhmmm... però: e se poi lo incontriamo? Intendo dire, Bluk, se tante volte ti fossi sbagliato, chi ci parla? -
- Il maestro, il discepolo, uno dei due...- - Buona idea, così imparano: bastardi... - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - In realtà Gumbluk e lo zio Hor divennero ricchi non grazie al commercio di ceramiche, quanto piuttosto ai diritti che furono loro dovuti per le memorie graffite nella "grotta di Gumbluk" che i posteri riportarono alla luce prima della scoperta che poi fu di Spinklmann e del suo cane Zarex, ossia la "grotta del Sacro Graffito" . Qui sotto i due ultimi pronipoti di Bluk e Hor, ritrovati dopo severe indagini grazie agli ultimi progressi sulla conoscenza del DNA. Sono rientrati di diritto in possesso del copyright mesolitico, ed eccoli infatti immortalati da un reporter mentre dilapidano immediatamente i proventi andandosela a spassare col rafting sul fiume Noce insieme a tutta la famiglia...
"Gumbluk si pone per importanza ormai ai vertici delle leggende tramandateci dagli albori umani. E' la sua storia la più antica, la più vera. L'epopea di Gilgamesh, chiaro calco adornato da patetici tentativi coreografici, scompare al cospetto di quello che Spinklmann chiamò giustamente «il padre dell'uomo nuovo», colui che salvò il sapiens sapiens da una inesorabile fine, o forse da un mancato inizio, donando generosamente il seme della bontà della genia neandertaliana alle donne sapiens dell'epoca" (La voce della fratta 14 aprile 1965) Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (55) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 238
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