| BRAHIM - 15^ puntata |
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| Scritto da Administrator | ||||
| martedì 04 dicembre 2007 | ||||
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15^ puntata
Brahim, che attendeva dentro la Volkswagen a una decina di metri, poté vedere abbastanza chiaramente la ragazza uscire fuori a capo completamente scoperto e senza barracano. Gli piacque subito quanto vide. Quella bambina che, ancora ragazzo, incontrava all'abbeveratoio, ormai era una donna ben fatta, ben pettinata con i capelli raccolti in due trecce laterali; portava al collo un paio di collane di finto corallo e alle orecchie, come si addiceva a una ragazza nubile, non aveva nulla. Il portamento, agile e deciso, faceva presumere un carattere volitivo. Quest'ultima considerazione Brahim la fece nei pochi attimi in cui la ragazza, ignara della sua presenza, uscendo di casa si era diretta proprio verso la macchina. Fatma appena vide l'auto si fermò. Scorgendo al suo interno Brahim accennò un sorriso poi, subito, si voltò e correndo scomparve dietro la zeriba. Nel momento stesso in cui capì di essere stato visto, Brahim alzò la mano in segno di saluto e le dedicò un largo sorriso. Nel viso di lei credette di scorgere, seppur fugace, un'espressione di compiacimento. Lo avrebbe accettato liberamente come marito? era la prima garanzia che Brahim desiderava avere. Alcuni bambini, che erano usciti insieme a Fatma, si avvicinarono alla macchina incuriositi. Brahim si mise a parlare con il più grande. - Senti tu, mi fai un favore? - Dimmi. - Vai da Fatma e dille che Brahim la saluta. Il ragazzino fece una smorfia con la bocca e piegò la testa sulla spalla. - Tu sei Brahim ? - Sì. - La sposerai? - Forse. Se lei vorrà. - Papà dice che ti sposerà. - Valle a portare i miei saluti. Il bambino si allontanò correndo. Poche secondi dopo tornò ridendo. - Che ti ha detto? - domandò Brahim - Niente, ti ringrazia. Brahim dovette aspettare ancora. Sperava proprio di ottenere quel colloquio per conoscere il carattere e le qualità che finora aveva soltanto intuito. La sua idea era quella di trasformare la contadina ignorante e inesperta in una donna libera e autosufficiente come un'europea. Salem infine uscì e risalì in macchina. - Ci sono riuscito. Ti considerano però troppo moderno e hanno avuto qualche perplessità. Ho dovuto parlare del tuo lavoro per convincerli... - Cosa hai detto? - Quanto è necessario, non di più. Ecco, la stanno chiamando per dirle come dovrà comportarsi. - L'ho vista prima da vicino; mi è piaciuta, ma non voglio che diventi la mia serva, voglio che anche lei sia felice di stare con me. - Avrai i soldi per farla stare tranquilla. - Le dirò chiaramente che non ho niente di mio e che sposa un semplice impiegato. - Cerca di non tirare troppo la corda! senti, vedi quell'albero? fra poco lei andrà a sedersi là sotto e tu la raggiungerai, io e suo padre vi guarderemo da qui. Non trattenerla troppo! qualche estraneo potrebbe passare e notarvi. Eccola che va. Fatma era uscita dalla zeriba con un barracano che le copriva interamente il corpo, lasciando intravedere soltanto i piedi nudi. Arrivata alla pianta designata, vi si accovacciò sotto. Brahim uscì lentamente dalla macchina e la raggiunse. Si trovarono faccia a faccia; Fatma aveva scostato i due lembi del barracano lasciando buona parte del viso scoperto. Brahim poté finalmente vederla e la sensazione che provò fu di grande piacere. Rimasero a parlare per almeno dieci minuti. Brahim la scrutava attentamente sperando di scoprire negli occhi ambrati le speranze e i desideri di quella donna che sarebbe diventata sua moglie. E nello sguardo di lei, in quel pudore atavico che contraddistingueva inevitabilmente un simile incontro gli parve di scorgere una luce, un segno di approvazione. Quei pochi minuti bastarono a entrambi per decidere. Il padre, che controllava ogni loro movimento, cominciò a spazientirsi e andò a lamentarsi con Salem il quale cercò di calmarlo. Finalmente la ragazza si alzò e tornò di corsa a casa. Brahim attese che fosse rientrata e fece anche lui ritorno alla macchina. - Hai un'ottima figlia! - disse al futuro suocero. - Questo lo sapevo già - rispose l'uomo risentito - Ho fatto come hai voluto, spero che ora mi dirai per quando hai fissato le nozze. - Devo prima pensarci, passerà un po' di tempo. Te lo manderò a dire con mio nonno. L'uomo sembrò avvampare, afferrò Salem per un braccio. - Salem, senti come parla tuo nipote? come posso permettere, dopo avergli fatto vedere mia figlia, che non venga stabilita una data? Io conosco te, Salem, e da te voglio la garanzia che entro un mese la sposerà. - Va bene, va bene ! - lo calmò Salem dandogli la mano - Sai bene che Brahim vive solo a Tripoli, ha una casa molto piccola, dovrà trovarne un'altra, comprare i mobili e tutto il necessario. Vedrai che reggia le preparerà! Un mese? non possiamo prendere un impegno così preciso, forse basterà e forse no. Ti farò sapere. - Ya Salem - riprese il cugino - io considero Fatma già sposata e dirò a tutti che presto si farà la festa. Salutò e si voltò verso casa. - Ya hudy billay!, per carità - esclamò Salem sedendosi pesantemente sul sedile della macchina lasciando le gambe al di fuori - Non mi sono mai trovato in una situazione peggiore! brutta cosa i matrimoni dei giovani di oggi. Brahim, in piedi, stava con le braccia appoggiate al tetto della macchina. - Dalle tue risposte gli hai fatto capire che me la sposerò senz'altro. - Che!? - urlò il vecchio, voltando indietro la testa con l'intento di guardare il nipote in faccia - Hai forse qualche dubbio? Bada che t'ammazzo, wallay t'ammazzo! Sai bene che la mia parola è ancora legge nella nostra cabila. Tu la sposerai. Ho deciso io per te. Parlando si era alzato e con il braccio teso al di sopra della macchina gesticolava nervosamente verso Brahim. - Torniamo a casa - disse il nipote in un'apparente indifferenza. Lungo la strada la vettura veniva condotta con estrema lentezza. Il vecchio lo notò. - Se mi fai scendere arriverò prima! - Sto pensando. - A come ti ammazzerò? - Fatma mi piace. - Ya widdi el gahba!, figlio di puttana - esplose Salem togliendosi il copricapo e sbattendolo violentemente contro il cruscotto della macchina. Scoppiarono entrambi a ridere e l'auto fece un balzo in avanti per l'improvvisa pressione sull'acceleratore. - Vorrei poter dire anch'io cosa penso di te, ma sei troppo vecchio! - Vecchio sì, ma ancora con la testa a posto! mi stai facendo fare il mercante turco! - Quando mi hai visto tornare hai subito capito le mie intenzioni, vero? - Beh... sì, ti conosco bene, anche se sei molto cambiato. - Spero di avere un po' della tua intelligenza, ne occorre tanta nel mio lavoro. - Ti capisco solo a metà, però. Dunque o ho perso le mie facoltà di un tempo, o tu sei proprio strano. Perché aspettare ancora? Ho visto subito nei tuoi occhi che eri soddisfatto e quindi non riesco a capire le tue incertezze. - Nonno! non è colpa tua. Non conosci niente di come si svolge la vita a Tripoli, del mio lavoro, del lavoro che deve fare una donna di città, quale differenza passa tra una zeriba e una casa. Fatma saprà vivere e mantenere una casa all'europea? E' questo il dubbio. Fra gli uomini benestanti ora c'è la moda di sposare donne tunisine o egiziane proprio perché sono più evolute delle nostre, ma io non ho mai creduto che fosse giusto. Le nostre donne, prima o poi, dovranno imparare e dobbiamo essere noi uomini ad avere il coraggio di permetterglielo. Io credo d'avere il coraggio di affrontare questa situazione ma non posso pretendere che una donna sprovveduta come Fatma accetti tale situazione inconsapevolmente. Ho cercato di essere molto chiaro con lei e spero che abbia capito. Sabato prossimo, per favore, dovresti tornare da lei, ti dovrà dare una risposta. Domenica tornerò per sapere. Il padre della ragazza aveva preteso che il matrimonio avvenisse entro un mese, ma dovette cedere. Avuta la conferma definitiva da Salem e da Brahim, acconsentì ad aspettare due mesi. Non riusciva a capire quali fossero le cause che impossibilitavano Brahim a celebrare il matrimonio prima. Non gli apparivano valide le motivazioni riguardo la difficoltà di trovare una casa più grande e dei mobili adeguati; del resto, però, chi forniva le spiegazioni aveva una tale confusione in testa che, oltre a gonfiare i problemi, non era in grado di dare chiarimenti convincenti. Brahim, seppure fermamente deciso a sposare quella ragazza, conservava ancora qualche timore perché vedeva in Fatma ancora una beduina; niente di male, si diceva, le tradizioni facevano parte della storia. A Tripoli, però, simili usanze non era possibile conservarle, dunque bisognava educarla a vivere secondo quanto la nuova società indicava. A lui spettava far da tramite fra i due modi di vivere. Del resto era quasi coetaneo di Fatma e vissuto nella stessa cultura, e così come lui era stato capace di adeguarsi alle nuove esigenze, anche lei doveva riuscirci. L'appartamento di medie proporzioni, contrariamente a quanto accampato come scusa, fu trovato facilmente, subito ripulito e ammobiliato. Teresa e Giovanna si offrirono di consigliarlo sulla biancheria; Brahim accettò e mise direttamente nelle loro mani una busta di banconote con il preciso ordine di consumarle tutte. Consegnò loro anche la chiave dell'appartamento per poter ordinare gli acquisti nei cassetti e negli armadi. Le due donne presero l'impegno con tale premura che pareva stessero preparando la casa per un loro figlio. L'incapacità di Brahim, il visibile sforzo che faceva nel voler trasformare la sua origine di nomade sedentarizzato in disinvolto uomo di città, la piena fiducia che riponeva in loro, rendevano Teresa e Giovanna felici di essere in parte artefici della sistemazione del ragazzo che avevano visto nascere. Alla festa delle nozze fu invitata tutta la famiglia italiana. Andarono, però, soltanto Rosario, Nino e Alessandro che partirono espressamente da Tripoli. Quando giunsero, nelle prime ore del pomeriggio, la festa iniziata la sera prima con il matrimonio vero e proprio, era ancora in pieno svolgimento. Gli ospiti si trovavano seduti attorno a più fuochi sopra i quali era stata cucinata carne di montone. Rosario fu felice di essere giunto in ritardo perché aveva evitato di mangiare quella carne mal cotta e dal tipico sapore di animale adulto, tanto gradita invece ai locali. Il festeggiato indossava pantaloni e camicia bianchi di tipica foggia araba, un costoso gilet blu ricamato in seta e un raffinato copricapo anch'esso bianco. Visti Rosario e i ragazzi, non si alzò ma attese che lo raggiungessero per porgere loro la mano. Buagela, che si era allontanato, tornò con una coscia di agnello; fattene piccole porzioni col coltello, le pose sull'intreccio di fil di ferro che formava la griglia. Fortunatamente per i tre italiani Buagela aveva avuto un occhio di riguardo per il loro palato. In mancanza di sedie furono portate due logore selle sulle quali i tre poterono accomodarsi. Brahim aveva assunto un'aria d'occasione; sempre con un largo sorriso sulle labbra ma silenzioso e lontano col pensiero. Notatolo, Nino si chiese se Brahim si considerasse già passato nella civiltà europea tanto da non gradire più le proprie usanze. Il pensiero di Nino aveva colto quasi nel segno. Brahim continuava ad amare il passato del suo popolo che si trasferiva nel presente attraverso usi e costumi di secoli addietro e credeva fosse giusto che la tradizione superasse gli ostacoli che la modernità le poneva. Quello che non gradiva era il dover essere lui stesso soggetto e oggetto della tradizione! Salem si voltò verso gli ospiti che aveva alle spalle e chiamò un nome aggiungendovi una frase con accento canzonatorio. Dal gruppo, si alzò un uomo di mezza età che rispose all'invito brandendo un frustino di cuoio; si portò al centro dello spiazzo e solennemente lanciò la sfida a quanti volessero cimentarsi nella corsa con i cavalli. L'uomo possedeva un'ottima cavalla che da parecchi anni deteneva il primato di velocità nella zona. L'animale, però, andava invecchiando e ad ogni matrimonio che si festeggiava, unica occasione per riunioni in grande stile, ne veniva messa alla prova la resistenza. Raccolti e sellati gli animali, fu scelto il punto dal quale dare il via alla corsa dopo di che cavalli e cavalieri si avviarono a piccolo trotto. Il traguardo fu idealmente tracciato sulla retta che univa due ulivi. La sabbia sollevata dagli zoccoli dei sette cavalli avvisò i presenti che il via era stato dato. Da lontano non si potevano distinguere le posizioni e tutti gli spettatori mantenevano un perfetto silenzio. Man mano che veniva riconosciuto il parente, l'amico, si levavano grida di incoraggiamento. Fu presto visibile l'irriducibile cavalla bianca avanzare con potenza davanti a tutti. Dalla zeriba di centro, avvisate dai ragazzini, le donne insieme a Fatma uscirono fuori a vedere. In piedi, interamente coperte dai barracani bianchi, accompagnarono l'ultimo centinaio di metri della corsa col caratteristico urlo intermittente prodotto agitando la lingua contro le pareti della bocca aperta. La cavalla bianca giunse prima dando agli altri parecchi metri di distacco. Gli impegni e le responsabilità nel lavoro furono ulteriormente aggravati dal pensiero della casa e di Fatma non ancora ambientata alla città. Le quote dei crediti da concedere ai clienti, il bilancio del conto in banca, le trattative con le imprese, la riscossione delle fatture impegnavano Brahim per buona parte della giornata. Si fermava per pochi minuti ai cantieri; aveva confidato a Nino che, impegni permettendo, desiderava rimanere il più possibile in casa con Fatma almeno per i primi tempi. Isacco aveva ridotto i rapporti al minimo indispensabile. Era stato al cantiere solo due volte da quando era stato aperto. Di tutto si disinteressava tranne che delle ordinazioni; solo lui, infatti, teneva la corrispondenza con le ditte fornitrici. Più volte aveva fatto notare l'utilità di mantenere sempre gli stessi fornitori, in quanto la reciproca fiducia permetteva trattative più veloci. In effetti Brahim poteva constatare che non si erano mai verificati ritardi e che nel complesso sia la qualità che gli imballaggi erano buoni. Un giorno, però, confrontando alcuni prezzi offerti da rappresentanti italiani, Brahim si accorse che erano meno alti di quelli applicati dai suoi fornitori abituali; e in certi casi di una percentuale non esigua. - Strano che Isacco non si tenga informato - disse confrontando una fattura con un listino. - Non è una grossa differenza - rispose Nino che gli stava seduto a fianco con una biro fra le dita. Sul foglio di carta che aveva sotto la mano si notavano alcuni numeri di un'operazione che era stata poi cancellata. - Come non è una grossa differenza, sono trecentoventi lire al metro su queste maioliche da rivestimento, cinquecento lire su quelle per pavimento. E anche il grès e il klinker li paghiamo di più. - Non si può stabilire senza vedere la qualità - riprese Nino. - Che mi frega della qualità! terza scelta è questa e terza scelta è quella! Dobbiamo cambiare ditta, stasera telefonerò a Isacco. - Ma stai calmo, non è un buon sistema cambiare spesso i fornitori. - D'accordo, chiederemo prima una diminuzione dei prezzi; se accettano continueremo con loro. - Devi lasciar fare a Isacco. - Gli chiedo di poter scrivere noi stessi, tanto lui scrive a nome mio. - Non te lo permetterà. - E perché no? a lui interessa più di me la cosa, non credi? Nino lasciò la scrivania e andò a fermarsi sulla porta. - No - rispose con fermezza. Brahim si alzò di scatto e andò ad afferrargli un braccio. - Come no! Nino taceva. - Se sai qualcosa devi dirmelo. Brahim lo guardava dritto in viso. Nino teneva lo sguardo fisso lontano. Poi abbassò la testa. - Sì, te lo devo dire. Speravo che lo capissi da te. Tornò a sedersi e Brahim lo seguì. - Non ti sei mai chiesto il motivo per cui Isacco non vuole trattare con altre ditte? - Conosce bene queste. - No. Solo qualche mese prima di aprire il cantiere è stato in Italia e si è fatto un lungo giro presso le industrie che lo interessavano. - E allora? - Quanto ti dirò è soltanto una mia supposizione, ma è fondata e nulla finora mi ha convinto del contrario - si fermò un attimo e poi riprese - sai con precisione quante migliaia di sterline ci sono in questi depositi? - Non lo so con precisione, ma dalle fatture si può venire a sapere. - All'incirca quanto? - Trenta-trentacinquemila. - Di tuo quanto c'è? - Lo sai bene, niente! - disse Brahim alzando un braccio. - Ma è tutto tuo! - Solo sulla carta, non secondo gli accordi, che rispetterò. - Isacco non ti chiederà mai un millesimo, ne sono certo. Di suo qui dentro, ci sono dunque, escludendo il fido bancario, un quindicimila sterline. E' un buon regalo! - Cioè? - Non solo ti ha regalato quindicimila sterline, ma ti garantisce in banca. Sapendo quanto potrai guadagnarci, dovresti ringraziarlo per tutta la vita. - Non rido perché ti vedo serio, Nino! ti giuro, però, che non ho mai sentito dire che un ebreo ha regalato dei soldi a suo fratello; tanto più a un arabo. Se il tuo discorso ha un senso mi devi saper dire cosa vuole in cambio da me. - La percentuale sulle ordinazioni - rispose Nino con calma, guardandolo con un sorriso e tenendo i palmi delle mani aperti. Brahim si alzò lentamente e si mise a camminare pensieroso nel piccolo ufficio. - Stronzo! ...Ti giuro che sono stato stronzo a non capirlo subito! - Cosa sarebbe cambiato? - Niente, proprio niente. Però sarei stato più tranquillo. Ogni volta che dovevo spendere una sterlina mi chiedevo cento volte se era necessario, mentre lui non mi dava nessun consiglio. E i soldi che gli ho chiesto per sposarmi? sono stato diverse notti sveglio prima di decidermi a chiedergli un anticipo! mi vergognavo, dopo tutto quello che mi aveva dato domandare dell'altro per i cavoli miei! - Vedo che la scoperta non ti ha turbato eccessivamente. - No, anzi credo che a me convenga questa situazione. Tu che ne pensi? - Esattamente così - rispose Nino sfogliando distrattamente un depliant - uno dei primi giorni che lavoravo da te venne a trovarmi un ebreo, un mio ex compagno di scuola il quale, sapendo che ti conoscevo bene, mi chiese con quanto capitale eri entrato nella società. "Non è una società" , risposi io. "Che capitale ha?", chiese ancora. "Che ne so io, non credo molto, però", dissi. "Sarà una buona società", insistette, "Meno soldi avrà e più duraturo sarà l'accordo". Gli dissi a quel punto che in ogni caso tu avresti rispettato qualunque accordo. "Isacco ha saputo scegliere", mi disse ancora. Non avevo capito molto, ma era chiaro che Isacco nascondesse qualcosa. Ecco perché volli sapere con precisione da te come vi eravate accordati; non essendoci nulla di scritto non vidi alcun pericolo per te e non credetti opportuno svelarti le mie perplessità. Quando venni qui mi fu tutto chiaro. Comunque, Brahim, ti assicuro che la penso come te, hai tutto da guadagnare. Isacco ha fatto dei buoni calcoli; lui si trova dei capitali all'estero, tu in pochi mesi ti trovi con tutto questo in mano. Ciascuno, dunque, deve ringraziare l'altro. Siete pari. - Siamo pari, sì. E' quello che disse quando mi propose l'affare riferendosi alla situazione degli ebrei... ma avrà calcolato l'eventualità che lo possa lasciare? lo potrei fare benissimo. - Per lui è un qualsiasi investimento. Quindicimila sterline per le sue possibilità non sono molte, e tremilacinquecento circa gli sono già tornate in tasca. - Il dieci per cento? - Su per giù. Ti ha ben analizzato, prima; gli ebrei hanno un intuito infallibile. E poi, anche se facessi una pazzia simile, non illuderti che potresti continuare ad avere il fido dalle banche, non dimenticare mai chi è Isacco. E se anche riuscissi a farcela con quanto ti trovi già qui, lo sviluppo che ora potresti avere in un anno, in caso contrario lo avresti in dieci. E tutto per risparmiare il dieci-dodici per cento sugli acquisti? non credo ne valga la pena. Ragionandoci su è preferibile accettare questa situazione. - Poteva dirmelo sin dall'inizio. - Prima o poi te lo dirà. Comunque comportati come sempre; senza troppa sottomissione, ma le grosse decisioni sottoponile sempre a lui. Penso che ti farà avere un altro fido da un'altra banca. Maggiore sarà il giro d'affari e meglio sarà per i suoi incassi; chiaro no? - E a me fin dove conviene avere tanto scoperto dalle banche? - Non hai da preoccuparti, la politica del governo ti è favorevole. Sei uno dei primi arabi a fondare un'attività così grande, sarai sostenuto per poter essere indicato ad esempio. - Non esagerare! - E' il tuo momento! Venuto a conoscenza della situazione, Brahim perse gran parte della soggezione che sempre aveva nutrito nei confronti di Isacco. Una mattina decise di presentarsi a uno sportello della Banca Nazionale e chiese di parlare con un funzionario; fu subito condotto in un ufficio e presentato a un direttore. Gli parlò della sua attività e dell'intenzione di chiedere una scopertura di conto. Presi i dati, il funzionario gli assicurò che avrebbe provveduto ad aprire la pratica e che entro breve tempo sarebbe stato invitato per un secondo colloquio. Felice e soddisfatto per aver dimostrato, soprattutto a se stesso, di essere in grado di autogestirsi, pensò di completare la mattinata andando a incontrare Isacco al suo magazzino. Erano alcuni mesi che non si faceva vedere e quando arrivò fu accolto con molta simpatia dai suoi ex compagni e dalla signora Pina. - Si sente parlare spesso di te - disse la segretaria. - Bene o male? - chiese. - Perché dovrebbero parlare male? Forse con un po' di invidia, ma non altro. Soprattutto, si chiedono come hai fatto. - Forse non tutti sanno che al mondo esistono delle banche piene di soldi. - Già - disse la signora ridendo - le banche e i grossi commercianti. - Preferisco le banche, sono più sicure... Vado a fare un giro in magazzino - chiuse Brahim sottraendosi al difficile colloquio. Giunto Isacco, si salutarono con grande effusione come se non si vedessero da diversi mesi. Stettero in ufficio il tempo necessario a Isacco per prelevare l'incasso. Brahim si offrì di accompagnarlo in banca con la macchina e insieme partirono verso il centro. - E' successo qualcosa? - chiese Isacco appena chiusa la portiera. - No, no. Tutto a posto. Tornavo dalla Banca Nazionale e ho pensato di passare per salutare. Quando Isacco sentì nominare quella banca, si voltò di scatto verso Brahim, ma attese che questi finisse la frase prima di parlare. Brahim lo stava guardando per gustarsi la reazione. "Bene, quello che mi aspettavo", pensò. - Alla banca Nazionale? e per fare che? - Oh niente, oggi non ho fatto niente - mentì - ho solo incontrato un amico che lavora lì il quale ha voluto presentarmi a un direttore. Mi vogliono offrire un fido, che ne pensi? Isacco manteneva tutto il busto girato verso Brahim. - Ma hai già concluso? - No, non ancora. Ti sto chiedendo se devo accettare o no. - Puoi tirarti indietro? - Sì, certo, sono stati loro ad offrirmelo; ho già detto che in questo momento non ho necessità di liquidi, ma che fra qualche mese probabilmente mi sarei fatto rivedere. - Hai fatto bene. Non vedo perché impelagarsi nella banca governativa quando ce ne sono tante altre che ci darebbero il doppio appena apro bocca. Meglio non mettersi troppo in vista negli ambienti statali. - D'accordo, lascerò morire la cosa da sé. Io, veramente, pensavo che aumentare gli stock di alcuni materiali fosse una buona garanzia contro possibili aumenti e carenze sulla piazza. - Sì, certo, sono d'accordissimo con te. Pensavo proprio di parlartene; si potrebbe aprire un conto al Gebel Bank, un quindicimila sterline te le darebbero senz'altro. Naturalmente con la mia garanzia. - Valgo ancora poco senza una tua firma. - Non avere fretta; un giorno sarai tu a garantire me. Erano arrivati. Brahim fermò la macchina in seconda fila. - Ah! c'è un altro fatto. Ho notato che in un listino prezzi di maioliche che ci ha fornito un rappresentante, ci sono dei prezzi inferiori di quelli che fanno a noi. - Possibile? - chiese Isacco posando la mano sulla maniglia della portiera - bisognerà vedere la qualità... Ciao - tagliò corto l'ebreo - torno a casa con una carrozza. Si dettero la mano e si divisero. "Non me lo confesserà mai", pensò Brahim mentre andava verso casa " ma non lo lascerò tranquillo. Non gli piace la Banca Nazionale perché non ha conoscenze da poter controllare; ed ecco pronta la Gebel Bank per tenermi buono, sempre sotto la sua tutela". Dieci giorni dopo, Brahim poté nuovamente gustare i decolorimenti del viso di Isacco quando gli annunciò che la Banca Nazionale lo aveva invitato per un secondo colloquio. Lo aspettò in macchina poco lontano dal magazzino, vistolo arrivare lo chiamò e lo invitò a salire. - Un minuto solo - gli disse piegandosi verso la portiera per aprirla. - Dì presto che ho fretta, mi aspettano. - Sono stato chiamato dalla banca. - E allora? sai cosa rispondere. - Ci sono stato oggi. - Hai già chiuso, allora. - Non mi è stato possibile; ho dovuto accettare. Le due facce si incontrarono, l'una curiosa l'altra allarmata. - Quanto? - Non so di preciso. - Come è possibile che non te lo abbiano detto. - Non lo hanno ancora stabilito. Ma immagino... non meno di cinquanta. La testa di Isacco si incassò pericolosamente fra le spalle; gli occhi si dilatarono. - Cinquantamila sterline! ma sono pazzi, pazzi! non ne capiscono niente, proprio niente. Senza nessuna garanzia! Isacco si guardava il cappello che teneva fra le mani. Stette qualche minuto pensieroso, poi riprese. - Bene, c'è altro? A Brahim sembrò sufficientemente abbattuto. - No, nient'altro. Ti farò avere una lista con i materiali da ordinare; dovrò pur utilizzare questi soldi - quel ‘dovrò' fu leggermente calcato - cerca però di ottenere qualche sconto, almeno un dieci per cento! Disse l'ultima frase con un sorriso ironico sulle labbra. - Tenterò, ma sarà difficile. I prezzi tendono a salire - si trovava già fuori dalla macchina. - Non mi risulta - gli gridò Brahim mettendo in moto. "Non diminuirà" pensò "ma neppure aumenterà; le cinquantamila sterline pesano abbastanza". Nel pomeriggio, insieme a Nino, scrisse un elenco del materiale da ordinare. - Senz'altro ferro, cemento e legname - richiese Nino. - Ho in mente di ordinare anche i sanitari. - Ce li fornisce Isacco dal suo magazzino. - Sì, ma non ha uno stock sufficiente. - Povero Isacco, lo vuoi proprio demolire! - A lui le ordinazioni, a me tutto il resto. Con quanto c'è scritto qui copre le quindicimila sterline e va in attivo; mi sento la coscienza a posto, ma non per questo lo voglio abbandonare. Mi ha ingannato, ma non dimentico che mi ha donato la ricchezza. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (20) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 321
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 13 gennaio 2008 ) | ||||
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