| BRAHIM - 11^ puntata |
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| Scritto da Administrator | ||||
| giovedì 13 settembre 2007 | ||||
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11^ puntata
Per il proprietario che avrebbe avuto un guardiano gratuito e per Brahim che avrebbe risparmiato la spesa dell'alloggio, fu un accordo più che conveniente. L'uomo si chiamava Isacco ed era uno dei tanti ricchi commercianti ebrei che avevano nelle loro mani buona parte dell'economia tripolina. Appariva misterioso e taciturno; nessuno, forse nemmeno i suoi familiari, sapevano quali e quanti fossero le sue attività. Sui cinquant'anni, con pochi capelli bianchi e sempre coperti da un cappello grigio a falde larghe, mostrava almeno dieci anni di più di quanti ne avesse. Nato a Tripoli, si distingueva dagli arabi solo per l'abito europeo che indossava e non certo per la lingua, che conosceva alla perfezione. Nel magazzino lavoravano, oltre agli operai, due italiani; un uomo di mezza età che era responsabile delle vendite e una signora che si occupava dell'amministrazione. Ogni giorno, sul finire della mattinata, giungeva al negozio pedalando lentamente su una vecchia bicicletta, chiedeva se tutto andava bene, prelevava i soldi incassati e ripartiva in direzione delle banche. Quando Brahim scese dall'autobus che lo aveva portato in città, si sentì male. Dalla stazione doveva fare un buon tratto di strada per raggiungere il magazzino ed era la prima volta che si trovava da solo per quelle vie così caotiche. Per essere certo di non perdersi e di arrivare in orario all'appuntamento, allungò di molto la strada evitando di attraversare i quartieri che non conosceva. Portava con sé soltanto una piccola e vecchia valigia di cartone rossa che gli aveva dato Nino, un dono che aveva accettato con piacere. Sapeva che in essa l'amico conservava i ricordi personali. Lui li aveva sostituiti con i propri: il primo libricino della scuola e due quaderni pieni della sua scrittura ancora incerta. Pochi indumenti completavano il suo bagaglio. Aveva lasciato, un paio d'ore prima, sua madre, suo padre e il nonno e, forse per sempre, quella terra che tanto amava ma che tanto poco gli poteva offrire. Da quel momento tutto dipendeva da lui; nessuno più limitava la sua libertà, il futuro aspettava solo il suo impegno e il suo coraggio. Fu assalito dal dubbio di essere soltanto un ridicolo presuntuoso. Aldo, il magazziniere, avvisato da Isacco dell'arrivo del ragazzo, rispose freddamente al saluto di Brahim; chiamò il capo operaio e lo affidò a lui. Agli occhi del giovane si presentò un grande capannone con infiniti scaffali pieni di strani oggetti luccicanti e una quantità enorme di casse e scatoloni. Aldo e il capo operaio erano le uniche persone che capivano qualcosa di tutto quel materiale. E non era facile. Al vedere tutta quella roba la desolazione di Brahim fu grande, grandissima e si sentì ancora peggio. Credette proprio d'aver fatto un passo molto più lungo delle sue gambe. L'unica sua consolazione fu nel vedere che gli operai che stavano lì da qualche anno non ne sapevano più di lui. - Non ti preoccupare, ragazzo, neanche noi sappiamo dove mettere le mani, ci dicono cosa prendere e noi carichiamo; basta far vedere che sei svelto. Ma per Brahim una simile constatazione valeva ben poco e non aveva il potere di confortarlo. Non era venuto a lavorare per rimanere operaio. Man mano che i giorni passavano, il ragazzo cominciava a conoscere l'uso dei pezzi e i loro nomi, alcuni dei quali anche gli operai chiamavano in italiano. Quando si vendeva un lavabo, un water o una vasca da bagno bisognava saper dare, insieme ad essi, quel determinato sifone, quei flessibili e quella rubinetteria. Cercava sempre di stare vicino ad Aldo o al rais sperando di riuscire a ricordare la composizione e, possibilmente, anche il prezzo. Non appena seppero che sapeva leggere e scrivere, gli operai si meravigliarono che fosse venuto a lavorare con loro invece di trovare un impiego in qualche ufficio. A sua volta Brahim si meravigliò di questa loro constatazione. Per quale motivo chi sapeva leggere e scrivere era destinato a fare lo scribacchino? Purtroppo il suo studio non gli serviva nel deposito: tutto sulle casse o sui pezzi era scritto in italiano o in inglese. Come dagli accordi presi con Isacco il ragazzo si creò un piccolo vano spostando alcune casse che si trovavano in fondo al capannone. Una stuoia come letto, una bacinella di plastica per lavarsi, la valigia per i pochi indumenti, una barrada e una brocca, costituivano la sua intimità. Aveva le chiavi dei due ingressi, del principale e del secondario che dava in una stradina e dal quale poteva essere effettuato, senza intralciare il traffico, lo scarico e il carico della merce. Il fatto di avere per abitazione lo stesso luogo di lavoro gli permetteva di stare a maggior contatto col signor Aldo e con la signora Pina. Spesso la sera, dopo la chiusura, i due rimanevano per fare i conti e per stilare l'elenco delle ordinazioni. Brahim non si avvicinava mai, per educazione, al tramezzo di compensato al di là del quale c'era l'ufficio, ma girovagava tra le scaffalature guardando i sanitari. Una sera, mentre sostava davanti a un ripiano tenendo in mano un portasapone in porcellana, gli si avvicinò Aldo. - Tu che cerchi? a quest' ora non si lavora! - Scusi - disse Brahim posando subito l'oggetto. La signora Pina, osservata la scena, si affacciò sulla porta dell'ufficio rivolgendosi ad Aldo con voce sensibilmente alterata. - Ma Aldo, lascialo fare! che disturbo ti dà? - e quando l'uomo si voltò, la donna, guardando Brahim, sorrise e si toccò un paio di volte la tempia con l'indice. Il capo magazziniere era un tipo strano, burbero e nevrotico. Nei confronti di Brahim aggiungeva una sorta di gelosia per il fatto che, appena arrivato, gli era stato consentito di dormire nel magazzino e di tenere le chiavi. Il giovane, al contrario, rispettoso come era sempre stato nei confronti degli adulti e ancor più sostenuto dalla fermezza dei suoi propositi, sopportava pazientemente i frequenti e ingiusti rimproveri. La signora, colpita sin dal primo giorno dalla determinazione e dalla serietà con le quali si applicava nei lavori, anche nei più semplici, capì che il ragazzo era particolarmente dotato e cominciò a considerarlo l'operaio più fidato, tanto che quando poteva fare a meno di Aldo e del rais si rivolgeva a lui. Un giorno, in una pausa di lavoro, Brahim si avvicinò all'ufficio e attraverso il finestrino della cassa chiamò la signora Pina. - Che c'è Brahim? - Mi puoi fare un favore? - Sì certo, dimmi. - Sai scrivere i numeri in arabo? - Io? sì, insomma non proprio bene, ma li conosco. - Per piacere, allora mi dovresti scrivere i numeri in arabo con a fianco quelli in italiano... vorrei impararli. - Bene. Te li scrivo subito. Poco dopo gli consegnò un foglio con i numeri dall'uno al dieci scritti nelle due lingue. - Grazie, signora, grazie mille! - disse Brahim chinandosi leggermente più volte con la mano sulla fronte in segno di saluto. La signora lo guardò andar via sorpresa da tanto spirito d'iniziativa, così raro tra gli altri operai. Il ragazzo imparò subito a scrivere e a leggere velocemente qualsiasi numero e poté così controllare anche lui le marcature sui colli provenienti dal porto, lavoro del quale fino ad allora si era occupato esclusivamente Aldo. Questi aveva capito che il ragazzo entrava sempre più nelle simpatie di Isacco, il quale gli dava spesso incarichi di responsabilità e ciò aumentava il suo disappunto. Alla fine se ne era fatta una ragione trovando il pretesto per lavorare meno. Dopo qualche mese Brahim fece conoscenza con Gaetano,un giovane meccanico italiano il quale la sera, al termine del lavoro presso l'officina nella quale era impiegato, arrotondava lo stipendio facendo l'idraulico per proprio conto. Il suo fornitore era Isacco e un pomeriggio in cui erano assenti sia Aldo che il rais, la signora Pina chiamò Brahim per farlo servire. Notata la sveltezza e la capacità con le quali il ragazzo preparava l'ordinazione chiese, da allora in poi, sempre di lui. Studiatoselo per qualche tempo, l'idraulico un giorno gli fece una proposta di lavoro. - Brahim, senti un po'. Vuoi venire a lavorare con me, la sera? - Io? - rispose alzando la testa da uno scatolone - a fare cosa? - Come a fare cosa! ad aiutarmi... - Beh... non saprei. Devo pensarci e poi chiedere il permesso al signor Isacco. - Pensaci pure; domani a mezzogiorno verrò a parlare con lui. Permesso accordato e decisione presa, l'indomani sera Brahim si trovò alle prese con un maledetto vecchio tubo che non si voleva svitare! E così dopo appena pochi mesi a Tripoli era impegnato in due lavori. Al magazzino l'orario di chiusura era alle diciassette e trenta; a quell'ora chiudeva l'ingresso principale, metteva un po' d'ordine e scappava di corsa in bicicletta verso l'appuntamento. Brahim non aveva smesso di fantasticare su facili imprese e facili guadagni, ma mentre in campagna la sua mente spaziava da un capo all'altro delle sue limitate conoscenze, ora, senza che lo avesse voluto direttamente, la sua strada appariva, sebbene grossolanamente, tracciata. Lo scenario dei suoi sogni era ormai l'ambiente in cui lavorava. Il commercio nel magazzino e successivamente il lavoro di idraulica con Gaetano lo avevano portato nel campo dell'edilizia e delle attività ad esso relative. Intelligenza, volontà e orgoglio erano i tre aspetti fondamentali del suo carattere. E grazie a questa indole da vero arrivista Brahim, a contatto con quella società, riuscì ad accantonare l'originaria timidezza e a palesare liberamente il suo effettivo modo di essere. Nel magazzino divenne ben presto il più esperto; la signora lo chiamava ogni minuto per mille ragioni. Isacco, infine, già due volte lo aveva portato con sé in banca per insegnargli come venivano effettuati i versamenti. E questi privilegi offerti da un ebreo erano veramente un fatto eccezionale. Con Gaetano doveva lavorare anche la domenica, soprattutto la domenica, e l'impegno gli impediva di recarsi in campagna a vedere la famiglia. Brahim, da quel figlio del nuovo mondo che era diventato, non se ne rammaricava; sebbene egli amasse profondamente la sua casa, considerava necessaria, naturale e quasi fatale la lontananza da essa. Provava un grande piacere nel lavoro perché vedeva in esso il mezzo per emergere e gli sembrava assurdo non raccogliere quanto gli veniva offerto. A casa non disse mai chiaramente quanto gli fruttasse l'attività serale. Continuava a consegnare al padre la paga del magazzino diminuita delle poche spese che sosteneva per mantenersi. A ragione credeva che il frutto del lavoro straordinario spettasse solo a lui.
Durante una delle prime piacevolissime serate di primavera quando, per la prima volta dopo l'inverno, la scalinata prospiciente la casa di campagna aveva ripreso la funzione di salotto, si profilò lontano tra gli alberi la sagoma di Brahim. - Buagela... mi sembra tuo figlio, quello - disse Rosario abbassando la testa e spostando il tronco per vedere meglio. Buagela si voltò. - Sì, è Brahim - e continuò il discorso interrotto. - Oh! finalmente, saranno due mesi e più che non lo vediamo, no? - disse Giovanna. Quando Brahim giunse a una ventina di metri, al termine del viottolo, si portò la mano alla fronte e salutò tutti con un forte buonasera. Adelaide, Giovanna e Rosario risposero con effusione. Buagela e Abdallah tacquero. Avvicinatosi, dette la mano prima a Rosario, poi alle donne. Giovanna, intuendo nel silenzio dei due fratelli un qualche malumore, cercò di rompere la tensione. - Hai visto come sta bene tuo figlio? ... Sei stanco, vero? lavorerai certo di più di questi signori che stanno in campagna! - Grazie, grazie - rispose il giovane. Mostrando un sorriso forzato Buagela si rivolse al figlio in un siciliano storpiato. - Bortasti i biccioli? - Sì. Senza di quelli non sarei venuto! - Vedi che bravo figlio ti ritrovi? - gli disse Rosario - ti porta tutto quello che guadagna. - No, no... signor Rosario, tutto no. Forse non sai che lavora anche la sera, dopo l'orario di magazzino e di quello non vedo niente - precisò Buagela spegnendo il sorriso. - Bene, non lo sapevo. Significa che ha tanta volontà e se quei soldi non li spende inutilmente ne puoi essere veramente contento. - Sì, lui mi ha detto che conserva quasi tutto quello che guadagna e io sono tranquillo, però... sai, signor Rosario, a casa non ci sono io solo. - Ma chi dovrebbe lamentarsi a casa... Abdallah? - chiese Rosario rivolgendosi a questi che stava appartato e silenzioso - Hai qualcosa da dire contro tuo nipote? - No. Ma forse lui si sta dimenticando di tutti, anche di suo padre. Lui sa quanto lavoriamo qua e quello che ci serve per dare da mangiare ai nostri vecchi e ai nostri piccoli. Mentre Abdallah parlava, Rosario fece un cenno alle donne perché tornassero in casa; aveva capito che la loro presenza poteva condizionare gli arabi. Così, appena Adelaide e Giovanna rientrarono in casa dopo aver affettuosamente salutato Brahim, si alzò e puntò l'indice verso il giovane. - Brahim sa bene quanto vi occorre per mantenere la famiglia! Buagela, quanto ti porta per ogni giornata? - Quindici piastre. - Quindici piastre, bene. Abdallah, quante ne guadagni tu? - Dodici. - Brahim, dunque, vi dà più di quello che riceverebbe se lavorasse qui con voi e inoltre non vi costa niente! Vostro padre cosa ne pensa? - Mio padre non ne parla mai - rispose Abdallah. - Con te non ne parla, ma con me sì - disse Buagela - lui vuole molto bene a Brahim e dice che basta quello che dà. E io, Wallay, non so cosa fare. E' mio figlio, mi fido di quello che riferisce e credo in ciò che vuole raggiungere; se dipendesse da me non gli chiederei nemmeno un millesimo, ma devo dare ascolto al resto della famiglia e, soprattutto, voglio vivere in pace con mio fratello. Per qualche secondo nessuno parlò. Le parole dette da Buagela colpirono l'animo del figlio il quale non ricordava d'averlo mai sentito parlare in quel modo. Rosario si allontanò di qualche passo tenendo le braccia dietro la schiena e si volse verso Brahim sorridendo. - Perché non vai a vedere tuo nonno e tua madre? - Sì, ora vado...ma, signor Rosario, puoi venire un momento con me? Brahim disse le ultime parole facendo un visibile sforzo e tenendo la testa abbassata, ma la voce era sicura e decisa; in essa si rivelava l'acquisita maturità. Rosario rimase impercettibilmente turbato e seguì il ragazzo oltre l'angolo della casa. - Che ti è successo Brahim? - Niente, signor Rosario. Ho dei soldi e li voglio dare a te per conservarmeli. Sono quindici sterline. Sciogliendo il capo della fascia che gli cingeva la vita, Brahim srotolò da un pezzo di grossa carta da imballaggio tre banconote e le porse a Rosario. - Quindici sterline. Tuo padre mi diceva che fai un secondo lavoro, sono questi i tuoi risparmi? - Sì, sono di quel lavoro e di qualche mancia che mi danno i clienti di Isacco. - Quando ripartirai? vorrei parlare più a lungo con te. - Domani pomeriggio. - Bene, domani è domenica; se vuoi venire ad attaccare il carro potremo parlare da soli. - D'accordo, verrò. - Senti un po', avrai capito che devo parlare di te con i tuoi, posso dire che mi hai dato dei soldi? - Fa' tu, signor Rosario, fa' come credi. - Va bene, sarà meglio dirlo, ma non dirò la somma. Rosario fece un cenno con la mano e tornò dai due, che attendevano. - Allora, riprendiamo il discorso? Prima di tutto voglio dirvi perché Brahim mi ha chiamato in disparte. Ha voluto darmi dei soldi in consegna, soldi guadagnati con il lavoro straordinario. Abdallah, tu credi che il ragazzo dovrebbe dare di più alla famiglia perché guadagna di più. Ma parli senza ragionare! Vi dà tutta la paga che riceve da Isacco; se poi lui guadagna dell'altro facendo un secondo lavoro la sera, è tutto merito della sua volontà e non credo sia giusto che dia a voi quello che ottiene sacrificandosi oltre il normale. Dovresti essere felice di avere un nipote così! Che cosa avrebbe potuto ottenere dal suo lavoro prestato qui da me? In quale futuro avrebbe potuto sperare? Anch'io quando ero giovane ho lasciato la mia famiglia per andare in America. Solo mia madre capì che era la scelta giusta. E questa terra è il risultato. Cosa avrei oggi se fossi rimasto nel mio piccolo paese? Bisogna avere coraggio, intuito, volontà! E Brahim ce l'ha. E i primi che ne riceveranno un beneficio sarete proprio voi. Rosario aveva parlato guardando intensamente ora l'uno, ora l'altro. - Abdallah - continuò - quando tornerai a casa, fra poco, guarda tuo nipote con occhi benevoli, riconosci che tu, al suo posto, non avresti avuto il coraggio che lui sta dimostrando. Non vuole rimanere povero, che cosa ci vedi di male in questo? Dimentica le ragioni del tuo disaccordo, fatti vedere contento di lui. Ha estremamente bisogno del vostro consenso! Abdallah ascoltava in piedi con gli occhi bassi; Buagela, immobile spostava gli occhi sulle due persone con la ritmicità di un pendolo. Dopo un lungo silenzio Rosario abbandonò quella insolita serietà e sorrise amabilmente. - Andiamo a casa. Domani mattina verrà Brahim ad attaccare il carro. - Buonasera - salutarono i due fratelli.
La mattina successiva, quando Brahim arrivò, Rosario contrariamente al solito, era già ad attenderlo nei pressi della scuderia. Parlarono concitatamente per un buon quarto d'ora mentre Brahim attaccava il cavallo al carro. Il ragazzo era contento e ringraziava Rosario per aver difeso la sua causa con lo zio. - Brahim, ricordati - gli disse Rosario - prima di prendere qualsiasi decisione pensaci su qualche giorno, ma una volta che hai deciso per il sì o per il no porta a termine a ogni costo quanto ti sei prefissato oppure dimentica senza rimpiangere. Continua per la strada che hai già imboccato, le possibilità che offre aumentano continuamente e sono sicuro che riuscirai a ottenere dei buoni risultati. Dei soldi che mi hai dato ne è a conoscenza mia cognata Adelaide, potrai chiederli a lei se dovessero occorrerti e non ci fossi io; spero, però che ne porterai ancora! Consegna, per favore, questa lettera a mia moglie, a Tripoli - disse dando al giovane una busta - buona fortuna... e fatti vedere più spesso! Brahim e Rosario si tennero le mani strette per alcuni secondi. In quel gesto i ricordi di Rosario e le speranze di Brahim. (continua) Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (15) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 356
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