| BRAHIM - 10^ puntata |
|
|
|
| Scritto da Administrator | ||||
| mercoledì 22 agosto 2007 | ||||
|
10^ puntata
Alla fine di quell'estate Teresa e Giovanna si recarono in città alla ricerca di un appartamento da prendere in affitto. Ne trovarono uno di grandezza adeguata in un quartiere non lontano dal centro. Rosario approvò la scelta senza neppure vederlo; di case, diceva lui, non se ne intendeva. Dalla campagna fu portato un solo mobile: la grande scrivania di Adelaide che era nell'ingresso. Per completare l'arredamento furono acquistati un armadio, un tavolo con le sedie, una dispensa e le reti da letto. L'abitazione sarebbe servita, almeno inizialmente, per il solo periodo scolastico ed era, quindi, considerata più una base d'appoggio che un alloggio stabile. Circostanza che Rosario non perdeva occasione di ricordare per mascherare l'impossibilità economica di arredarla convenientemente. Quel settembre fu un brutto mese. Teresa, insieme ai ragazzi, dovette separarsi dal marito, da Adelaide e da Giovanna e lasciò quella casa che finalmente cominciava ad amare per andare a vivere in una città che non conosceva. Rosario si rendeva conto che anche la cognata e Giovanna non sarebbero rimaste a lungo in campagna. Quella campagna che, fino a due anni prima, aveva conservato unita la grande famiglia, cominciava a svuotarsi. Già i familiari del fratello Antonio si erano stabiliti a Tripoli e quelli di Carlo si sarebbero trasferiti con l'inizio delle scuole. Vagando tra gli alberi ormai grandi ma sempre bisognosi di attenzione, Rosario tentava di immaginare a quale futuro sarebbe andata incontro quella terra. Il buon senso gli suggeriva che sarebbe stato assurdo obbligare i figli a rimanere lì. Grandi lavori non ve ne erano più da fare; lo spianamento del terreno era ormai completato da tempo, la piantagione era stata ultimata e non rimaneva altro che attendere i frutti che fino ad allora si erano rivelati scarsi. Per la coltivazione stagionale dell'orzo e del pomodoro aveva affidato tutto in mezzadria a Buagela e a Mohammed e quindi non doveva occuparsene. Sebbene a malincuore, aveva quindi deciso, insieme a Teresa, di trasferire la famiglia a Tripoli con l'intenzione di trovare un lavoro ai ragazzi una volta ultimati gli studi.
Anche nella famiglia Ben Salem, in quel finire di estate, ci furono dei mutamenti. Come era prevedibile, dopo lunghi anni di desideri repressi, Brahim capì di avere la determinazione necessaria per scegliere la propria strada. Aveva compiuto sedici anni e riteneva che l'età fosse quella giusta per essere considerato grande e per ottenere da suo padre il permesso di andare a lavorare a Tripoli. Fino alla primavera precedente aveva frequentato i corsi serali e secondo quanto gli aveva detto il maestro, e per sua stessa convinzione, sarebbe stato inutile frequentare un altro anno presso la stessa scuola. Andare ogni mattina a Suani per seguire le lezioni nelle classi successive avrebbe significato non poter lavorare per la famiglia; era una eventualità da non prendere nemmeno in considerazione. In quell'ultimo anno il maestro lo aveva trattato più da assistente che da alunno. Il ragazzo ne era orgoglioso e provava per l'insegnante una profonda stima che aveva origine nella fiducia accordatagli dall'uomo. Tra i due nacque una vera amicizia; l'insegnante regalava al ragazzo i giornali che giungevano alla scuola gratuitamente e, pur non avendo tanto tempo libero, Brahim riusciva a leggerli tutti da cima a fondo. Su un solo punto non andavano d'accordo: la politica. Dal vicino Egitto giungevano con ritmo sempre più incalzante le notizie sulla nuova repubblica nata con la detronizzazione del corrotto re Faruk e il fanatismo, che circondava le nascenti figure politiche, cominciava a investire anche alcuni giovani libici, soprattutto negli ambienti universitari. Brahim non disapprovava gli ideali dei giovani egiziani nati con la repubblica, ma non provava per essi una entusiasmo tale da desiderare anche per la Libia un mutamento di governo; certamente trovava esagerate alcune propaggini ideologiche che da quegli stessi ideali derivavano, una delle quali era l'impercettibile ma insidioso antitalianismo. Secondo il maestro, che considerava sacra ogni parola stampata dai giornali egiziani o pronunciata alla radio, era stata una saggia decisione quella di espellere gli stranieri da quel paese e la considerava auspicabile anche per gli altri stati arabi. L'allusione agli italiani della Libia e in genere a tutti gli europei del Nord Africa era più che chiara. Quando l'insegnante gli manifestava la necessità di una maggiore partecipazione dei cittadini alla conduzione del paese o quando si soffermava su altre svariate richieste che avrebbero dovuto essere sostenute dai giovani, Brahim mostrava un atteggiamento di moderata approvazione. In cuor suo credeva che il maestro dicesse cose giuste ma, istintivamente, era portato a disinteressarsi di tali questioni. Due anni prima aveva ottenuto, nel lavoro dei campi, la qualifica spettante agli adulti e riceveva paga e mansioni relative. Il fatto di partecipare al sostentamento della famiglia al pari del padre e dello zio lo rendeva più libero. Tra l'altro l'incarico di tagliare l'erba la sera era passato a suo fratello minore e gli era così permesso di unirsi alle brevi riunioni sulla gradinata della casa. La stima che aveva sempre avuto nei confronti della famiglia italiana aumentò ancora di più grazie alle circostanze che avevano consentito un maggior contatto sia con gli adulti che con i ragazzi. L'assoluta parità con la quale veniva trattato e considerato non gli permetteva di accettare le retoriche frasi che circolavano in certi ambienti, perché non rispecchiavano l'effettivo rapporto che regnava tra italiani e arabi. Il passato, ormai passato, non poteva distruggere quanto il presente stava costruendo. Con i figli di Rosario ai timidi approcci si erano sostituiti lunghi incontri durante i quali i discorsi trattavano spesso di scuola e di lavoro. Per affinità di carattere il prediletto era Nino. Vedeva riflessa in lui buona parte del proprio carattere volitivo, sognatore e intraprendente. Notava pure la sicurezza che ne animava l'indole e la razionale costruzione dei pensieri, mai assurdi e inattuabili. Buagela e Salem, alle continue richieste del ragazzo riguardo alla possibilità di andare a lavorare a Tripoli, rispondevano evasivamente. Da parte del nonno, però, Brahim ricordava di aver ottenuto una precisa promessa: doveva solo pazientare. Salem, anche se più vecchio, aveva avuto l'intelligenza di capire che non si poteva tirare alla lunga quel discorso con continui rinvii, ma capiva anche che doveva prima preparare i familiari affinché concedessero l'autonomia al ragazzo senza porre troppi ostacoli. E il più difficile da convincere era Abdallah. Una sera, in attesa che le donne portassero il mangiare, dette inizio alla discussione della delicata questione. - Figli miei - disse alzando leggermente il tono della voce - dobbiamo parlare del ragazzo. Brahim a questa premessa così diretta si immobilizzò, quasi impaurito, con lo sguardo fisso sul volto del nonno. L'attimo che trascorse prima che Salem riprendesse a parlare, per lui durò un'eternità. Mille volte gli passò per la mente il pensiero: "sarà per dire di sì? sarà per dire di no?" - Vuole andare a lavorare in città - continuò indicando il ragazzo col suo inseparabile bastone - è un desiderio che ha espresso da alcuni anni, quando ancora era troppo giovane perché potessimo parlarne seriamente. Ora, purtroppo, ha l'età sufficiente per ottenere il permesso. Fino a ieri ero contrario ma oggi ho cambiato opinione. Buagela, tu che dici? - Ya buhi, capisco anch'io che è giunto il momento di decidere, ma non so cosa dire. - Tu, Abdallah? - Ah! non so neppure io cosa dire, tocca più a voi decidere. - Allora - disse Salem - credo sia giusto permettere a Brahim di andare a Tripoli. Lui dice che potrà mandarci molto di più di quello che guadagna qui perché ritiene di poter ottenere facilmente un buon lavoro. Ho piena fiducia in lui e sono sicuro che manterrà le promesse. Dove pensi di poter lavorare? - chiese Salem rivolgendosi al nipote. - Beh, ancora non so... Alberto conosce diversi fornitori a Tripoli ai quali potrebbe chiedere se hanno bisogno di un operaio - rispose timidamente. - Ma non sarebbe meglio cercare un impiego nel governo? Tu sai leggere e scrivere - intervenne Buagela. - Papà, preferisco imparare il commercio; non mi piace stare chiuso in un ufficio a non fare niente di interessante. E poi sai che sarebbe difficile. Salem intervenne troncando quel dialogo. - Brahim, è deciso. Andrai a lavorare a Tripoli, ma dopo l'estate, almeno nei prossimi mesi aiuterai la famiglia nella raccolta dell'orzo, delle mandorle e del pomodoro. Intanto parlerò con Alberto perché si interessi. Così come lo aveva iniziato, bruscamente pose termine al discorso. Gridò qualcosa verso le donne e una si avvicinò portando una brocca. Brahim la prese e versò un po' d'acqua sulle mani tese del nonno al di là delle stuoie. Poi ne versò sulle mani del padre e dello zio; questi prese a sua volta la brocca e versò l'acqua al ragazzo. Tornarono sulla stuoia e si sedettero attorno alla scodella con la zammitta. Tutti tacevano; anche le donne, di solito cicalanti, non si udivano. Mentre mangiava, Brahim pensava e guardava il volto serio e imperscrutabile del vecchio. Sarebbe stato un ottimo uomo politico, diceva tra sé. Aveva limitato la discussione tanto attesa a pochi minuti ed era riuscito a convincere i due figli. Chissà da quanto tempo lavorava per quell'accordo. Brahim fu ulteriormente fiero del nonno. (continua) Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (17) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 416
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( giovedì 13 settembre 2007 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.