| BRAHIM - 1^ puntata |
|
|
|
| Scritto da Administrator | ||||
| sabato 02 giugno 2007 | ||||
|
Presentazione
Così scriveva dall'Istituto storico della resistenza e dell'età contemporanea di Piacenza Angelo Del Boca, il famoso storico e scrittore, il 29 settembre 1998 dopo aver letto il manoscritto del romanzo "Brahim" che da oggi vogliamo proporvi a puntate... Il romanzo del nostro amico Chenier narra le vicende di una famiglia di coloni italiani nella Libia del secondo dopoguerra che si intrecciano con l'avventura umana del giovane Brahim che da contadino alle dipendenze dell'italiano Rosario si trasforma in imprenditore di successo. Il racconto è biograficamente ispirato e accuratamente dettagliato, su un periodo abbastanza sconosciuto nella nostra storia contemporanea. I personaggi presentano un'autenticità umanamente rilevante e ruotano attorno a una quotidianità in cui l'elemento drammatico nasce dalla vita stessa e dai suoi accadimenti. La ricostruzione dell'ambiente degli italiani residenti in Libia e dei rapporti con la popolazione locale è, secondo noi, veramente suggestiva.
1^ Puntata L'oscurità della notte cominciava a cedere il posto alla limpida luminosità della giornata estiva. La distesa di sabbia modellata dal vento in basse dune era interrotta da alcune palme e da numerose macchie di cespugli. Inconsueti in quella pianura dell'entroterra libico, tre vecchi e nodosi alberi d'ulivo facevano da riparo a un nucleo di abitazioni indigene. Da una di queste capanne uscì una donna avvolta in una veste rossa portando sulle spalle un grosso fascio d'erba. Con un brusco movimento del corpo dimezzò il carico, lasciandolo cadere su delle pecore che attendevano col muso all'insù all'interno di un rudimentale recinto; poi portò il resto a due vacche ricoverate sotto una tettoia di frasche. La donna rientrò nell'abitazione e poco dopo ne uscì un uomo di media statura. Vestiva una camicia bianca che arrivava fin sotto il ginocchio e un pantalone di tela blu abbondante sul ventre e stretto alle caviglie. I fianchi erano cinti da una lunga fascia nella quale teneva il tè, il tabacco, il coltello e i soldi. Sulla testa aveva un copricapo di cotone senza falde, anch'esso bianco. Portava sulle spalle una rete di sparto a maglie larghe e nelle mani due taniche di metallo risalenti all'ultima guerra mondiale. Si avvicinò a un asino legato a uno degli ulivi e vi caricò il fardello. Da una seconda capanna uscì un altro uomo, simile al primo nell'abbigliamento, ma differente nella corporatura, notevolmente più esile. Si avvicinò all'altro e gli disse qualcosa, poi andò verso una terza zeriba e chiamò un nome. Rispose la voce di un bambino che subito uscì correndo verso i due uomini. Era scalzo e indossava una tunica chiara che gli scendeva fino ai polpacci. L'uomo più robusto lo prese sotto le ascelle e lo issò sulla bestia. Quindi si avviarono tra l'erba secca per un viottolo appena visibile creato dal loro continuo andirivieni. Dopo qualche centinaio di metri entrarono in una zona di terreno pulito e spianato dove in ordinati filari si alternavano a dieci metri l'una dall'altra giovani piante di mandorlo e d'ulivo. Il piccolo Brahim, suo padre Buagela e suo zio Abdallah erano entrati nella concessione del signor Rosario, un italiano che già da una ventina d'anni aveva comprato insieme ad altri parenti quel pezzo di deserto vicino le loro zeribe. Il vecchio Salem, padre di Buagela e di Abdallah e nonno del ragazzo, nella sua naturale curiosità, si era domandato per anni che cosa ci fossero andati a fare degli stranieri in quella steppa arida e piena di arbusti senza utilità. La risposta era venuta quando le prime piante di ulivo e di mandorlo avevano cominciato a crescere su quella sabbia dalla quale lui e la sua gente, per secoli, non avevano saputo ricavare altro se non un po' d'erba per quelle povere bestie, unica loro fonte di sopravvivenza. Con un po' d'invidia, ma tanta ammirazione aveva detto a suo nipote che avrebbe dovuto guardare tanto durante le sue giornate di lavoro, ché da lì veniva il suo futuro e quello della sua gente. E Brahim osservava tutto con viva curiosità mentre attraversava i circa quattrocento metri che separavano il confine della concessione dalla grande casa colonica che il signor Rosario aveva edificato al centro dei suoi sessanta ettari di deserto. L'aeromotore, ultimo acquisto dell'italiano e importantissimo strumento per l'approvvigionamento d'acqua delle giovani piantagioni, attirava l'attenzione di Brahim più di ogni altra cosa. Per suo padre e per suo zio non rappresentava altro che una moderna diavoleria verso la quale nutrire rispetto, forse ammirazione, ma anche più di qualche riserva. Con i suoi dieci anni, invece, il ragazzo ne intuiva la semplicità e la genialità allo stesso tempo. Strappare acqua alla terra con la forza dal vento! Quando ne parlava entusiasta con il nonno, al vecchio Salem, sotto la fluente barba bianca, spuntava un sorriso di soddisfazione: il ragazzo aveva capito che doveva guardare più in là del suo naso se voleva uscire da quella atavica rassegnazione di cui, da sempre, il suo popolo si nutriva. Il signor Rosario aspettava i tre sulla porta del magazzino. Guardava davanti a sé, fisso in qualche pensiero, con le braccia incrociate dietro la schiena, perfettamente rasato e pettinato. Era un uomo di media statura e di corporatura robusta. Sulla pelle, costantemente abbronzata per la continua esposizione al sole, si evidenziavano la limpidezza dell'azzurro degli occhi e la luminosità del biondo dei capelli. Per chi non l'avesse saputo, sarebbe stato difficile intuirne la provenienza siciliana perché le caratteristiche fisiche di quell'uomo traevano origine dalla dominazione normanna di quasi un millennio addietro. Dalla sua terra mancava ormai da più di vent'anni quando, abbandonata l'attività nel piccolo pastificio del padre con la quale familiarizzava dall'età di sei anni e che non dava più, negli anni seguiti alla grande guerra, il necessario per sopravvivere, era emigrato in America per cercare un po' di fortuna attraverso l'abilità del proprio mestiere. Ma il destino aveva deciso diversamente e quei nove anni di fatica e di sapienti risparmi oltre Atlantico gli servirono per accogliere all'istante la proposta di uno zio di acquistare delle concessioni dal governo italiano in Tripolitania. Aveva preferito rischiare i suoi trent'anni in quei sessanta ettari di deserto piuttosto che restare nella favolosa New York che non aveva mai considerato come mèta definitiva. (continua) Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (18) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 671
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( venerdì 08 giugno 2007 ) | ||||
| < Prec. |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.