| Mastella e Gozzini o Gozzilla e mastini? |
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| Scritto da Marat | ||||
| giovedì 04 ottobre 2007 | ||||
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Quasi ogni giorno non perde occasione di fare esternazioni e sortite sui veri e presunti mali del sistema giudiziario italiano, denunciando i problemi vecchi e nuovi che affliggono il nostro sistema giudiziario ridotto ormai al collasso e screditato da sentenze, dal primo grado fino alla Cassazione, a volte esilaranti, spesso assurde, talora grottesche. I giudici infatti spesso escono dall’anonimato per sentenze o decisioni che suscitano vasta eco nell’opinione pubblica.
C’è da dire che la materia è delicata, e spesso per l’uomo della strada, a digiuni di codici e leggi, non è facile seguire il filo logico che ispira le decisioni dei togati. Dando per scontata la buona fede di questi (cosa che a me comunque comincia a diventare difficile), non si riescono a capire le varie decisioni prodotte dalla magistratura: terroristi dichiarati “partigiani” e “legittimi resistenti”, quindi liberi di massacrare civili nel loro (e magari nel nostro) paese con le loro azioni suicide, jeans che rendono le donne vittime di violenza carnale consenzienti e magari un po’ puttane, poliziotti impiegati a mantenere l’ordine pubblico in Val di Susa contro i no-TAV accusati di “danno erariale” per aver “screditato l’immagine dello Stato di fronte al mondo” (???), carabinieri che sparano a un posto di blocco contro chi cerca di investirli accusati di omicidio volontario, vittime di rapimento in Iraq accusati di essere abusivi arruolatori di mecenari al soldo di una potenza straniera….
Non parliamo poi dei giudici di sorveglianza, quelli per intenderci che avrebbero il compito di amministrare le pene comminate ai detenuti condannati, ottemperando al principio della rieducazione e reinserimento sociale del reo. Spesso, però, con i risultati tragici che sappiamo: mostri del Circeo liberati che hanno ripreso le loro allegre abitudini omicide, fidanzati assassini con qualche rotella fuori posto che appena usciti si sono trovati altre fidanzate da massacrare, mafiosi pentiti o dissociati o non dissociati ma un tantino pentiti o duri e puri ma simpatici al giudice che usufruendo delle misure alternative hanno ripreso le fila dei loro racket e imprese criminali, magari con la Polizia che gli fa da scorta…
C’è un però in tutto questo, e parecchio grande: il ser Mastella, gran feudatario casertano, in quanto Ministro di Grazia e Giustizia dovrebbe essere il primo non tanto a lamentarsi, quanto a fare proposte costruttive come bozze di leggi e di riforme che cerchino di offrire una soluzione organica, magari perfettibile, ma pur sempre interessante, a tutte quelle storture che hanno fatto della nostra giustizia un esempio da non imitare e da indicare come obbrobrioso.(passi la “grazia”, ma sulla giustizia ci sarebbe parecchio da eccepire….). L’ultima sortita del Mastella riguarda la scomunica verbale del giudice di sorveglianza che ha concesso la semilibertà al terrorista Cristoforo Piancone (6 omicidi o giù di lì, un ergastolo da scontare dietro le sbarre) e la decisione di inviare la solita ispezione ministeriale. Che finirà come tutte le altre: gli ispettori verificheranno che c’erano le condizioni di legge previste, che il giudice le ha applicate, e che quindi il terrorista ignobile, tra l’altro né pentito né dissociato, ha regolarmente usufruito delle possibilità offerte dai regolamenti per andare in giro a fare rapine e quasi riuscire ad ammazzare un poliziotto, se non fosse stato per la pistola inceppatasi. Certo, poi ci sarebbe stato da spiegare alla vedova del poliziotto che lo Stato era dispiaciuto ma che la decisione del giudice era giusta e sacrosanta, magari si provvedeva a un funerale di Stato con tanto di corone e telegrammi eccetera, ma la forma sarebbe stata salva. Però la mastellata nasconde la cosa principale, questa sì, che veramente indigna: scaricare sui giudici la responsabilità di ogni decisione anche assurda e gravida di conseguenze gravi e tragiche è un modo disonensto e un po’ vigliacco di defilarsi dalle proprie responsabilità. Anche uno studente di giurisprudenza al primo anno sa che negli stati democratici i tre poteri (legislativo, amministrativo e giudiziario) sono distinti e autonomi, anche se talvolta si sovrappongono e ineragiscono, e che le leggi le fa il Parlamento (qualche volta il governo) ma le applica la magistratura. Quindi se i giudici, magari anche cretini e con pregiudizi ideologici e politici, le applicano, la colpa sta a monte, in chi quelle leggi ha votato ed emanato. I giudici hanno discrezionalità e libero convincimento, ma se la legge è quella, sono obbligati a tenerne conto.
Punto.
Quindi il ser Mastella che si indigna ed esprime sconcerto si rileggesse la Gozzini, non farebbe la figura di Godzilla in un negozio di cristalli. Piuttosto si adoperi a farsi promotore di una drastica revisione della legge in questione. Il principio della rieducazione e del reinserimento del reo è una bella cosa, è una nobile dichiarazione d’intenti che attesta quanto siano buoni e attenti i nostri politici ad occuparsi delle pecorelle smarrite, salvo dimenticarsi di quelle che rimangono ahi loro nell’ovile in balia dei lupi e dei mastini. Ma se si può capire il valore sociale di recuperare un giovane ladro dandogli una nuova opportunità, che dire di un pluriomicida, magari delinquente professionale tipo il mafioso, o assassino seriale con buone probabilità di reiterare il reato una volta fuori? Perché è sbagliato sbatterli in cella e lasciarli dentro a scontare la loro pena (io direi a marcire che non mi farebbe né caldo né freddo, ma non sarebbe politicamente corretto)? Chi ci garantisce che appena gli diamo le misure alternative non tornano a riprendere le loro abitudini criminose? Non certo il giudice, e neanche lo psicologo, tantomento il giornalista (vedi la figura di merda della Leosini che aveva giurato di trovare profondamente cambiato Angelo Izzo dopo l’esperienza pluriennale in carcere, salvo poi ammettere che si era sbagliata, eh già!). E quindi? La gente vuole la certezza della pena. E vuole che la pena venga scontata integralmente. E vuole che con certi crimini particolarmente efferati e disgustosi, tipo la pedofilia, la violenza sui minori, il terrorismo, i delitti di mafia, gli omicidi seriali, le pene siano pesanti. Altro che indulti e amnistie e misure temporanee che non servono un tubo e vengono indicate come misure “di emergenza”, come se l’emergenza della giustizia fosse solo un problema recente e non una cancrena che si trascina da decenni. Le leggi devono essere organiche, ispirate a principi di equità e giustizia, e devono dare indicazioni univoche che non si prestino a troppe interpretazioni e giri di valzer da parte di giudici smaniosi di protagonismo. E la sede naturale dove si deve attuare questa radicale modifica della legislazione giudiziaria e carceraria è il Parlamento, con il Ministro di Grazia e Giustizia che fa le sue proposte seriamente e onestamente. Magari nell’intervallo tra un Gran Premio di Formula uno e una cena al Coppedè a spese del contribuente. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (96) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 948
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