| Il livore di Eugenio Scalfari |
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| Scritto da Otis | ||||
| lunedì 14 maggio 2007 | ||||
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Ricordo il personaggio che, con tono forzatamente calmo, ma livido di rabbia in volto, cercava di smontare la grandiosità dell'evento sottolineando l'aspetto senz'altro emotivo della manifestazione ma non di sincera e profonda adesione dei giovani alla Chiesa e al Papa. Ancora nel 2005 lo stesso, insieme ad un'illustre collega della religione laicista, Emma Bonino, rilanciava l'improbabile e mai documentata incoerenza dei giovani presenti alla GMG nella spianata di Tor Vergata dovuta alla presenza di un impressionante numero di preservativi presenti sul prato della periferia romana (leggi a tal proposito su Wikipedia di questa leggenda metropolitana). Con lo stesso tono calmo e persuasivo Scalfari inizia l'analisi che dopo poche righe si trasforma in sua requisitoria per declinare nella parte finale in vera e propria invettiva contro la Chiesa, i cattolici e il Vaticano. Il tutto condito dalla consueta spocchia dell'uomo che di religione, di teologia e di esegesi si intende, e pure molto. Salvo la vera operazione di mistificazione alla Testimoni di Geova (che almeno appaiono un po'ingenuotti, ma almeno in buona fede) nel riportare un paio di versetti del vangelo di Matteo secondo la nuova traduzione "scalfarina" (ci sfuggiva che esistesse). Invece di riportare queste parole: "Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me" (Mt 10, 34-37) così il "biblista" Scalfari traduce: "Voi credete che io sia venuto a portare la pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello. Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me". Traduzione "maccheronica" ci avrebbe detto il prof. di latino, che sicuramente un bel 4 ce lo avrebbe rifilato, ma il buon Eugenio non se ne cura perché tutto quello che fa parte dei suoi disegni, purché coerente col fine che persegue, può essere a piacimento mistificato, calpestato, vilipeso. Di Scalfari abbiamo già avuto modo di parlare, ma non riusciamo proprio a sbarazzarci dell'ex camicia nera al soldo di "Roma fascista" che nel '42, a Patti Lateranensi ormai dal suo Duce consolidati, certe cose non avrebbe mai osato scriverle...
Di seguito riportiamo una brillante risposta allo schiumante di rabbia articolo del fondatore di Repubblica dal sito www.guidareferendum.com
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 14 maggio 2007 ) | ||||
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