| Grilli parlanti e teste di minchia |
|
|
|
| Scritto da Marat | ||||
| sabato 11 agosto 2007 | ||||
|
Oggi cerca di far riflettere, spesso senza riuscirci, e non fa più ridere. Per lo meno quando con toni apocalittici denuncia la piaga dei condoni edilizi e poi di nascosto fa la domanda per ottenerne uno; quando denuncia il mondo dello show-business e poi chiede cento milioni di lire per alcune foto scattategli dai paparazzi; quando tuona contro l’inquinamento e poi scorrazza in Sardegna con il motoscafo dal fuoribordo impressionante. Ma qui il fatto è un altro. Il comico in prepensionamento ha curato un libro dedicato al lavoro nero e allo sfruttamento dei precari dal titolo significativo “Schiavi moderni”. Gli schiavi moderni sono i precari dai contratti a termine, flessibili, a progetto, a collaborazione continuata o a vattelapesca, che anzi avrebbero meno diritti degli schiavi dell’antica Roma. In altre parole il grillo parlante e sentenziante stabilisce che la legge sulla flessibilità del lavoro, ideata dal giuslavorista Marco Biagi poi assassinato dalle Brigate Rosse, ha creato questi moderni schiavi, privi di prospettive, di certezze, di futuro. Siccome Grillo è furbo, e si ricorda ancora che fine fece in RAI quando attaccò la nomenclatura (per la precisione Craxi quando andò in Cina e si portò dietro un entourage enorme di amici, parenti, amici degli amici e amici degli amici dei parenti), si è ben guardato dall’aggredire con ferocia i tecnici e i politici responsabili di questa legge che lui critica. E, beninteso, ne ha il diritto. Non è detto che una legge ci piaccia: a me l’obbligo di girare di giorno alle due di pomeriggio di ferragosto in autostrada con i fari accesi mi sembra una solenne minchiata, lo dico ma rispetto l’obbligo assurdo. Allo stesso modo si può non essere d’accordo con la legge Biagi, criticarne i contenuti e anche dire che Biagi non capiva niente di diritto del lavoro (ammesso che si sappia cosa si dice, e si usino argomenti validi, se no è meglio tacere), ma da qui a dire che Biagi e Treu sono degli “assassini”, responsabili della morte di migliaia di operai e lavoratori in nero nei cantieri, ne corre. Invece il solito Caruso, il cui cervello lombricale è disconnesso frequentemente dalla lingua, parla e straparla a vanvera, riprendendo gli argomenti triti e bolsi di Grillo, e dichiara fieramente proprio questo, accusando Biagi e il politico di essere “responsabili” di tutte queste morti bianche. Degli assassini di Stato, che freddamente hanno pianificato una “pulizia etnica”. A parte il fatto che il Caruso ha dei seri problemi di ideazione e di espressione, ora mostra anche di avere dei forti limiti culturali, usando a vanvera termini che neanche conosce. E poi mi dite voi cosa c’entra il precariato con la sicurezza nei cantieri? Un operaio può morire in un cantiere anche se è “in regola”, se gli pagano i contributi e la malattia, non solo se lavora in nero. E il precario che fa lo stage non ha un rischio maggiore di morire sul luogo del lavoro di quello che ha il medico in pronto soccorso (semmai è vero il contrario) o il meccanico autonomo nella propria officina. E allora? Possiamo discutere a lungo sui contenuti tecnici della legge 30, ma a me sembra un dato ovvio che è meglio essere precari che disoccupati. E semmai io rivedrei anche il concetto del posto fisso degli impigati statali e parastatali, che spesso si identifica con l’assenteismo, la scarsa produttività e il peculato poiché c’è la garanzia della quasi impossibilità ad essere licenziati (la giusta causa è una emerita presa per il culo). Così si farebbe un po’ di piazza pulita tra i titolari poco meritevoli del “posto fisso” creando nuove opportunità di impiego per i disoccupati e i precari volenterosi in cerca di certezze, eliminando finalmente l’ipocrita sinonimia tra “posto di lavoro” e il suo vero significato di “posto di stipendio” che spesso con il lavoro a poco a che fare; idea non eccessivamente complessa, ma che prevederebbe la revisione radicale di quel totem intoccabile che è lo Statuto dei Lavoratori il quale, più che tutelare i lavoratori veri, garantisce i fannulloni e i paraculi. Dopo l’uscita sconcertante Caruso è stato attaccato e pesantemente criticato da tutti: dai parenti e amici di Biagi, dalla Destra, dal Centro, dalla Sinistra, addirittura dalla Sinistra rifondarola cui appartiene per una forma di esosimbiosi trofoallassica (a Bertinotti sta sul culo ma lo ha arruolato lo stesso tra le sue file per avere i voti dei centri sociali e dintorni). Adesso meditano di scaricarlo o lo stanno facendo proprio in questo momento. Più probabilmente, dopo averlo bacchettato e preso da lui le distanze, faranno passare le vacanze in modo da far raffreddare l’aria (e dimenticare l’orrida gaffe) e poi lo espelleranno. Anche il presidente della Repubblica ha stigmatizzato le parole dell’individuo dal torpido pensiero: “… i giudizi espressi dal deputato di Rifondazione Comunista non possono considerarsi altro che un indegno vaneggiamento”. Insomma: “indegno vaneggiamento”, “brodo culturale nel quale si alimenta il terrorismo”, “ non sono parole da commentare”, “uscite irresponsabili e deliranti”, questo il tenore delle risposte sferzanti alla sortita di Caruso. Il lobotomizzato partenopeo, probabilmente reso edotto da qualcuno che ha il cervello meno appannato di lui dalle canne fumate, si è schermito, spiegando prima che i giornalisti avevano travisato (sempre colpa dei giornalisti!), poi che assassini non erano Treu e Biagi ma le loro leggi, poi che aveva parlato così per farsi capire e provocare. Però un dubbio atroce mi attanaglia: lo squallido Caruso è crocifisso in piazza per aver detto tali enormità, ma Beppe Grillo, che ha detto le stesse cose anche se in toni soft, viene addirittura elogiato dal presidente della Repubblica con una lettera in cui questi lo ringrazia pubblicamente per aver raccolto le testimonianze sugli schiavi moderni (vittime dell’assassino Biagi e del losco Treu). Che la testa di minchia di Caruso non sia una testa solitaria? Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (26) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 833
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( martedì 14 agosto 2007 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.