| Un mausoleo alla memoria dei pini caduti a Castelfusano |
|
|
|
| Scritto da Livius | ||||
| sabato 24 febbraio 2007 | ||||
|
La memoria tende spesso ad oscurarsi, per interesse da parte di alcuni, per dimenticare le cose brutte e tirare avanti con più fiducia, oppure per una quotidianità che ci occupa la mente di continuo e che ci fa spesso dimenticare anche quello che si dovrebbe passare ai posteri. Qui un giorno c'erano tanti pini altissimi, bellissimi, la pineta più bella d'Italia. Ma papà, che dici, impossibile, non ne ho mai sentito parlare, e poi perché adesso gli alberi non ci sarebbero più? Già... perché?
Ma facciamo un esempio su questa quotidianità che fa dimenticare: in questi ultimi giorni mi è venuto spesso da constatare come sul suolo di Ostia sia sensibilmente carente la gestione, la presenza di una figura di cui, tanto per cambiare, è responsabile tutto sommato il comune di Roma. Mi riferisco in breve al "vigile urbano". Quanti sono a Ostia? Dove si trovano abitualmente? Che funzione hanno, precisamente; veramente sono pagati con le nostre tasse, e che vantaggio ne ricaviamo, a Ostia? Ormai cominciano a proliferare storielle, chiaramente false, perché non credibili… come quella di quel signore che all’incrocio Via del Mare-Viale Vasco de Gama fa notare al vigile che lì presidia che a dieci metri da lì una vettura ostruisce il passo carrabile e che lui di conseguenza non può passare con il suo automezzo, sentendosi rispondere: "Chiami i vigili urbani, perché io da qui non posso muovermi". Oppure che una domenica due vigilesse ferme con la propria vettura municipale di fronte alla chiesa di Santa Monica, non azionandosi in merito, evidentemente ritenevano cosa normale il numero di automobili (come da sempre) di domenica durante le funzioni religiose tranquillamente posteggiate sul marciapiede attiguo alla chiesa. Oppure che a Ostia la doppia fila delle autovetture sia un evento ormai tipico, normalissimo, soprattutto se c’è un bar o una sala scommesse (chissà perché), ed anche se ci riferiamo magari a Viale Vasco de Gama dove con conseguente difficoltà tentano di passare i mezzi pubblici. Ma l’ultima favola che ho sentito è ancora più divertente: una signora, al mercato all’aperto vicino Corso Duca di Genova, lamenta a un vigile urbano (spesso vicino ai mercati sono in effetti presenti) il fatto che lì vicino, in Via della Paranzella, regni ormai da tempo sovrana una situazione di completa anarchia viaria, con automobili in doppia fila continua e soprattutto con l’appropriamento di fatto di un lato del marciapiede da parte di ambulanti senza licenza il mercoledì ed il sabato (giorni di mercato). Il vigile chiama perciò la centrale con una radio portatile e riporta quanto lamenta la signora, sentendosi rispondere (e sentendo anche chi si trovava lì accanto, signora compresa): "Dije che nun rompesse li cojo…" Ripeto: chiare, evidenti barzellette, favolette da non credere rispondenti a realtà. Pensiamo invece alle cose reali, e quindi, se tenete alle vostre caviglie, fate attenzione alla buca sul marciapiede in Viale Vasco de Gama, al punto di fronte a quello con le bancarelle che occupano il novanta per cento della larghezza del passaggio pedonale. Ma chiedo scusa per la sostanziale divagazione , e torniamo quindi a noi. Dicevo inizialmente, dunque, come spesso i nostri pensieri quotidiani possano farci purtroppo dimenticare cose passate che forse per il futuro dei nostri figli sarebbe bene tramandare, e tramandarle bene, in modo circostanziato, intendo. Lasciamo perciò ora da parte il Comune di Roma che gestisce Ostia nella figura del sindaco Veltroni il buono, per il doloroso ricordo in oggetto, quello dell’ennesimo incendio maledetto di Castelfusano per il quale parecchia responsabilità si concentrò sull’amministrazione del Comune di Roma (accidenti, l’ho nominato di nuovo. Bè, io ho tentato, ma non c’è niente da fare…) Credo che per molti percorrere la Cristoforo Colombo ed imbattersi nel Deserto dei Tartari là dove tutti potevano godere dei pini monumentali di Castelfusano, non sia cosa facile.Il groppo in gola sale spontaneo, ed insieme ad esso la domanda fatidica: perché? Le opere d’arte, comprese quelle della natura, danno vita e coraggio agli amanti della vita, ma anche evidentemente mettono a nudo e disagio il vandalo, rendendogli manifesta la sua totale nullità: io sono nulla, e allora nulla sia, intorno a me e agli altri. Mi auguro tutto sommato, dopo il silenzio che ad oggi è ancora sostanziale da parte della memoria istituzionale (probabilmente per la vergogna), che non venga veramente mai fuori il nome di "un" responsabile, poiché, così come purtroppo avviene ai nostri giorni, costui, oltre a non pagare in proporzione al simile misfatto, anche avrebbe modo paradossalmente di uscire dal suo nulla, per vedere esso stesso celebrato dal puntuale film televisivo… La sensibilità verso ciò che di sublime, innocente, si è perduto, per sempre, da parte nostra, abbia veramente, da parte dell’intelligente civiltà di "qualcuno" l’esigenza di far erigere, come è giusto che sia, un mausoleo. Un mausoleo a quei bellissimi pini che erano di tutti, e proprio per questo memoria simbolica della vita calpestata da chi pensa e sceglie di far vivere di morte gli altri e lui stesso. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Estratto dal sito WWW.OIKOS.org : Comunicato stampa dell'Oikos INCENDIO DI OSTIA: PENOSO SCARICABARILE DEL COMUNE DI ROMA. "L’ASSESSORE DE PETRIS LASCI LA SUA POLTRONA" L’OIKOS PRESENTA UNA DENUNCIA ALLA MAGISTRATURA PER LO STATO DI INCURIA PIU’ VOLTE SEGNALATO. CHIESTO L’INTERVENTO DELL’ESERCITO IN AZIONE PREVENTIVA .
La ridda di confuse dichiarazioni rilasciate alla stampa in queste ultime ore dall’Assessore De Petris, risvegliata, dopo un lungo sonno, dalla più grave catastrofe ecologica della storia di Roma, meritano alcune puntuali precisazioni. 1. Con i 30 uomini del Servizio Giardini aggiunti a quelli della Forestale, la Pineta, almeno sulla carta, è l’area più sorvegliata d’Italia, senza contare i Vigili Urbani e i volontari. Anche se i turni di servizio non vedono tutto il personale impiegato contemporaneamente (ma nei giorni di rischio, ampiamente previsti dai bollettini meteo si sarebbe potuta intensificare la sorveglianza) abbiamo una concentrazione di personale ampiamente sufficiente per controllare capillarmente i 1100 ettari. Gli studi tecnici reperibili su qualsiasi manuale di lotta AIB (Anti Incendio Boschivo) suggeriscono una concentrazione di 5 unità per ogni 3-5000 ha.. Bisogna vedere quante di queste persone pagate erano in pattugliamento al momento dell’incendio. 2. Non si possono incolpare né la Forestale e né i vigili del fuoco per carenze nella sorveglianza e negli interventi: la legge n°37 parla chiaro "Ai Comuni spetta il compito di attuazione degli interventi di primo livello riguardanti la prevenzione, la sorveglianza, l’avvistamento e l’intervento sui focolai iniziali". I comuni devono inoltre costituire squadre di volontari che svolgano tali compiti. La legge, inoltre, stabilisce che nella lotta AIB "Non devono essere creati incentivi economici per il personale che fa opera di spegnimento", questo al fine di non creare potenziali interessi che incoraggino azioni incendiarie. Il Corpo Forestale ha il compito di coordinare le azioni di spegnimento di grossi incendi e svolgere la sua attività di corpo tecnico di Polizia Giudiziaria. I Vigili del Fuoco devono spegnere gli incendi che minacciano le persone, i loro beni e le infrastrutture. Il Comune di Roma, invece, non ha attivato i volontari e, per il servizio antincendio, paga gli straordinari ai dipendenti del Servizio Giardini convolti. L’Oikos, su questi fatti, ha presentato numerose denunce verso il Comune di Roma. 3. La legge regionale stabilisce che i " proprietari e gli enti possesori a qualsiasi titolo di terreni boscati devono effettuare la rimozione della vegetazione infestante dalle fasce perimetrali delle aree verdi, nonché tenere sgombri i terreni incolti dalla vegetazione infestante". E’ evidente che il Comune di Roma, ente che dovrebbe curare la gestione della Pineta, non ha fatto nulla di tutto questo. E’ pertanto da ritenere il primo responsabile della situazione attuale e del disastro che si è verificato. I responsabili del Comune devono spiegare perché pagano i dipendenti del Servizio Giardini per combattere gli incendi invece di controllare che facciano il loro lavoro di giardinieri, cioè tagliare le erbacce che sono causa di incendi. Anche su questo l’Oikos ha presentato denunce. 4. Lo stile americano di proporre taglie non fa che alimentare calunnie e sciacallaggio (come in tutti i sistemi manipolativi e autoritari che se ne servono) in cambio di un po’ di pubblicità a basso costo sui media creduloni (ogni anno il WWF mette le ‘taglie’ e mai un incendiario è stato preso con questo sistema). Se è vero quello che scrive un quotidiano e cioè che due persone in divisa del Corpo Forestale avrebbero minacciato (nel pomeriggio di lunedì) un dipendente del Servizio Giardini che li avrebbe visti versare benzina con una tanica, nella vicenda scende ancora maggiore confusione che fa porre alcune, comprensibili domande: 1. Perché il giardiniere non ha denunciato subito l’episodio ? 2. Perché l’incendio è scoppiato il giorno dopo l’episodio denunciato ? 3. Perché non è stata intensificata la sorveglianza dopo un fatto del genere e in presenza di forti venti sciroccali ?
CHE FARE ALLORA DOPO LA CATASTROFE E IN PRESENZA DI UN RISCHIO CHE PUO’ DURARE SINO A SETTEMBRE PER I BOSCHI E LE AREE VERDI DELLA CAPITALE 1- Il clima di sospetto, artificiosamente creato per coprire le vere responsabilità, fa sì che solo una forza ‘neutrale’ si debba incaricare della sorveglianza: si mobiliti l’esercito in azione di sorveglianza sulle aree verdi a rischio. 2- Inizi immediatamente un’inchiesta giudiziaria sulle inadempienze del Comune in materia della normativa vigente sulla prevenzione. 3- L’assessore all’ambiente De Petris si dimetta per ridare almeno un po’ di dignità al Comune di Roma.
L’OIKOS, senza mettere taglie invita tutti i cittadini a fornire informazioni in merito alle situazioni di rischio, al fine di concentrare gli interventi preventivi ove ce ne è più bisogno: la Pineta non è l'unica zona a rischio, dal Pineto, all’Insugherata, a Decima Malafede, dobbiamo evitare che Roma perda altro verde prezioso . Le segnalazioni possono essere inviate per fax allo 06-5073233 o per e-mail all’indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Tutti gli aggiornamenti quotidiani sugli incendi sono al sito Internet www.oikos.org/incendi ---------------------------------------------------------------- http://www.oikos.org/incendi/cs/luglio6.htm Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (25) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 849
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( sabato 24 febbraio 2007 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie.
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.