| Il codice da Vinci: dove finisce la fantasia e comincia la Verità - XVI Parte |
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| Scritto da Luis | ||||
| domenica 13 maggio 2007 | ||||
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Parte XVI - La Genesi e la donna
Una penosa dimostrazione di incredibile ignoranza. Per cercare di costruire una base alla sua patetica teoria, D. Brown s'inoltra in ambiti, per lui, totalmente inesplorati, e, fatalmente, finisce per perdersi. Come è possibile attribuire alla filosofia cristiana ciò che è scritto nell'antichissima Genesi, primo libro dell'Antico Testamento, costituito dall'assemblaggio di documenti e tradizioni lungo l'arco di tempo tra l'epoca di Mosé (XIII secolo a.C.) e quella della restaurazione d'Israele dopo l'esilio a Babilonia (V secolo a.C.)? La sua lettura è ingenua e rozza, un concentrato di ignoranza e luoghi comuni. La Genesi non dice che l'uomo ha creato la donna ed attribuisce sia all'uomo che alla donna la responsabilità del "peccato originale", ossia di aver mangiato dell'albero della conoscenza del bene e del male (non c'è alcuna mela, n. d. r.). Come tutti sanno la Genesi è un libro caratterizzato da uno stile letterario fortemente simbolico. Occorre, quindi, tener conto del significato di tali simboli per avere la giusta chiave di lettura. Nella Genesi abbiamo due narrazioni della creazione dell'uomo, una attribuita alla tradizione cosiddetta "elohista", più recente ed elaborata, ed un'altra detta "jhavista", più antica e, quindi, ricca di elementi antropomorfici. Nella prima narrazione: «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Genesi 1, 27) appare chiaro il messaggio di uguaglianza di sostanza e dignità tra l'uomo e la donna in quanto due metà della stessa umanità creata da Dio. Questo stesso messaggio, seppure in modo meno esplicito, è racchiuso anche nella seconda narrazione caratterizzata da una forma fortemente simbolica: « Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta". Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna» (Genesi 2, 18 - 24). In questo brano la donna, in un'epoca in cui è reputata un essere inferiore, schiava dell'uomo, viene sorprendentemente considerata come una sua pari. Infatti l'uomo non trova tra gli animali un aiuto che gli sia simile e quando lo trova nella donna, che Dio gli ha posto accanto, riconosce che esso è osso delle sue ossa e carne della sua carne, cioè della sua stessa natura e sostanza. Dio, posto il sonno nell'uomo, plasma una donna da una sua costola. In ebraico costola (= selà) significa anche "lato", ciò sta ad indicare che la donna è vista come la metà dell'uomo. Dio non "prende" la donna dalla testa dell'uomo, ne avrebbe fatto un essere superiore, né dai suoi piedi, avremmo un essere inferiore, ma dal lato dell'uomo perché ne costituisce la metà. Questa complementarietà definisce la caratteristica principale dell'uomo creato da Dio: quella di essere sessuato in maschio e femmina. Per questo, la Genesi dice: « l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» proprio per ribadire la necessità della vita di coppia come realizzazione dell'unità creata da Dio. Ma c'è di più, la Genesi, tanto disprezzata da D. Brown, si spinge ben oltre. Alludo al cosiddetto protovangelo che si legge nel capitolo 3, versetto 14: «Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà latesta e tu le insidierai il calcagno». Nella sua infinita bontà, Dio, subito dopo il peccato dell'uomo, progetta la sua salvezza che affiderà proprio alla stirpe della donna. Non c'è traccia di antifemminismo nella Genesi, l'uomo e la donna sono creati da Dio, hanno pari dignità e sono chiamati a partecipare con Lui alle meraviglie della Creazione, quelle di D. Brown sono, quindi, solo fandonie date in pasto ai creduloni. Fatalmente, riguardo alla questione della figura femminile, nel suo attacco alla Chiesa Cattolica, D. Brown, non poteva non omettere il solito riferimento al medioevale fenomeno della caccia alle streghe, considerandolo come la prova più convincente della fondatezza della sua teoria. Che si può dire a proposito? Molto, ma occorrerà aspettare lunedì prossimo, 21 maggio. Un saluto. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (11) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 577
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 13 maggio 2007 ) | ||||
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