| Il codice da Vinci: dove finisce la fantasia e comincia la Verità - XV Parte |
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| Scritto da Luis | ||||
| domenica 06 maggio 2007 | ||||
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Parte XV - La Chiesa e la donna
Esiste qualche base storica a sostegno di tale teoria? La risposta è semplice: nessuna. I vari D. Brown, L. Gardner, M. Baigent, R. Leigth ed H. Lincoln si sforzano di trovare prove a loro favore, sudano nell'intento di studiare congetture appena plausibili, ma sono solo patetici tentativi operati tradendo imbarazzanti lacune storiche e religiose. Si tratta di una strampalata teoria totalmente infondata, ma basta far passare una qualsiasi fandonia per nascosta e vietata dalla Chiesa, per conferirle immediatamente una solida dignità e credibilità. Vera e propria ossessione di tutta questa letteratura da quattro soldi è dimostrare come la Chiesa Cattolica abbia soppresso il primato femminile, il cosiddetto "femminino sacro", per promuovere una società tutta al maschile. Stendiamo pure un velo pietoso sulle pruriginose fantasie di D. Brown che, nel suo romanzucolo, vede vagine stilizzate dappertutto, pure nei cartoni animati di Walt Disney, ma questi autori presentano una "storia" piena di errori spiegando che l'umanità ai suoi albori era dominata dal "femminino sacro" e che il potere della donna di dare la vita sia stato visto come un pericolo per l'affermarsi di una chiesa retta solo da maschi. In particolare si può leggere ne "Il Codice da Vinci" da pag. 279: «..."Il Graal è letteralmente l'antico simbolo della femminilità e il Santo Graal rappresenta il femminino sacro e la dea. Che naturalmente abbiamo perso, perché sono stati eliminati dalla Chiesa. Il potere della donna e la sua capacità di dare la vita erano fortemente sacri, un tempo, ma costituivano una minaccia per l'ascesa di una Chiesa a predominio maschile; di conseguenza il femminino sacro è stato demonizzato ed etichettato come impuro...». La tesi di D. Brown appare quanto meno ridicola. Bisogna precisare, infatti, che, sebbene il culto della dea madre fosse quello principale e più diffuso tra le popolazioni europee e del Medio Oriente nel periodo tra il paleolitico (2,5 milioni di anni fa) e il megalitico (secondo millennio a.C.), da quel periodo in poi, le migrazioni delle popolazioni indoeuropee, che raggiunsero il resto del continente europeo ed il Medio Oriente, determinarono il progressivo mutare della società matriarcale e dei suoi riti, in un modello a predominanza maschile con l'affermazione di culti religiosi più complessi. Quando il popolo ebraico si insediò in Palestina (1220 a.C. circa), il modello sociale e culturale allora esistente è già da tempo dominato dall'elemento maschile ed anche i culti dei popoli che vi risiedevano erano caratterizzati da un connubio di divinità sia maschili che femminili (Baal, Astarte, ecc...). Che dire, poi, della soppressione dell'elemento femminile da parte della Chiesa? D. Brown, come al solito, fa il furbetto. Egli sfrutta abilmente la questione della considerazione delle donne nella Chiesa Cattolica ingenerando confusione con notizie false e luoghi comuni. In realtà tali argomenti appartengono solo ad una moderna riflessione interna alla Chiesa Cattolica circa il ruolo laico e religioso della donna. Riguardo all'elemento femminile, la chiesa Cattolica non ha soppresso un bel niente! Certamente durante la sua millenaria storia si sono avuti moltissimi casi di emarginazione e subordinazione dell'elemento femminile, ma ciò riguardava la vita secolare della Chiesa che non era dissimile da quella delle società a lei contemporanee. Anche la Chiesa non era libera dai pregiudizi sulla correttezza ed affidabilità delle donne che in tutte le epoche hanno caratterizzato la società umana (basta pensare che solo da circa sessant'anni, in Italia, alla donna è stato riconosciuto il diritto al voto, n.d.r.). Ma, a differenza di qualsiasi altra istituzione, la Chiesa Cattolica, sul piano spirituale, fin dagli inizi della sua storia, ha sempre conferito grande dignità e un profondo rispetto per le donne. Innanzitutto i vangeli, che sono il frutto della fede dei primi cristiani, pongono sullo stesso piano sia l'elemento femminile che maschile, ci sono le donne ai piedi della croce durante la passione e, sempre a loro, Gesù affida il primo annuncio della resurrezione. Nel suo vangelo, Luca, che, ricordiamolo, è discepolo prediletto del "maschilista" Paolo, parla apertamente del seguito femminile di Gesù (Luca 8, 1-3), riporta il rivoluzionario insegnamento di Gesù di perdonare il meretricio (Luca 7, 36-50) e di lodare la scelta di Maria di Betania di anteporre l'ascolto della Parola alle faccende casalinghe (Luca 10, 38-42). La Chiesa Cattolica ha sempre onorato la madre di Gesù, Maria, spingendosi molto oltre a qualsiasi altra confessione cristiana riconoscendo dogmaticamente il suo status di Madre di Dio e la sua Immacolata Concezione. Papa Luciani nel 1978, e successivamente anche il suo successore Giovanni Paolo II, dichiararono che Dio è Padre, ma anche Madre, perché a Dio non può mancare l'amore materno, unico nelle donne. Infatti, l'uomo, maschio e femmina, creato da Dio, è a sua immagine e somiglianza. Questa affermazione è presente da tempo nella Chiesa. Addirittura nel II secolo d.C. il vescovo di Alessandria d'Egitto, Clemente, scriveva a proposito dell'amore, e della sollecitudine di Dio, qui presentato come la Trinità, verso l'uomo: «...non sapendo quale "tesoro" portiamo in un "vaso di creta", difesa da ogni parte dalla potenza di Dio Padre e dal sangue di Dio il Figlio e della rugiada dello Spirito Santo. Infatti, che cosa ancora manca? Guarda i misteri dell'amore e allora contemplerai il seno del Padre che soltanto l'unigenito Figlio di Dio ha manifestato. È anche lui stesso il Dio d'amore e da amore per noi fu catturato. E, mentre l'ineffabilità di lui è Padre, la compassione verso di noi è divenuta madre. Il Padre per aver amato si fece femminile, e di questo è grande segno colui che egli generò da se stesso: anche il frutto generato da amore è amore» (Quis dives salvetur? Città Nuova, 1999 Quaquarelli). Innumerevoli, inoltre, sono le donne canonizzate per le loro opere in campo sociale e religioso. Proprio poco tempo fa Papa Benedetto XVI ha ricordato e posto ad esempio per il cristiano le figure di grandi sante che con la loro vita e la loro preghiera hanno sorretto la Chiesa, ad esempio S. Teresa d'Avila, dottore della Chiesa, S. Caterina da Siena, che riportò il papato a Roma dopo la cattività avignonese, S. Monica, la madre di S. Agostino, modello di mitezza e perseveranza, S. Teresa del Bambin Gesù, che, monaca di clausura, con la sua preghiera sorreggeva le missioni in terre lontane, S. Teresa di Calcutta, l'angelo della carità per milioni di diseredati, e così via... Eppure D. Brown, ignorando tutto ciò, gioca a fare il biblista spiegandoci che già la Genesi, primo libro della Bibbia, propugna la distruzione del femminino sacro, ma di questo ne riparleremo nel prossimo appuntamento, lunedì 14 maggio. Un saluto. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (6) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 663
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