| Il codice da Vinci: dove finisce la fantasia e comincia la Verità - XIII Parte |
|
|
|
| Scritto da Luis | ||||
| domenica 22 aprile 2007 | ||||
|
Parte XIII – Costantino e la Chiesa
Eppure, facendosi beffe della realtà storica, L. Gardner riesce ad affermare delle assurdità senza precedenti. Nel suo “La linea di sangue del santo Graal” viene presentata una versione “storica” della vita di Costantino e dei suoi rapporti con il Cristianesimo che è un concentrato di inesattezze e falsità. Da pag. 150 a pag.151 si legge: «Nel 312 Costantino divenne imperatore d’Occidente […] [si rese] conto che mentre il suo impero si stava smembrando, poteva convenirgli d’imbrigliare il cristianesimo. Vedeva in esso una forza unificatrice che poteva sicuramente usare a proprio vantaggio […] Al Concilio di Arles nel 314, Costantino conservò il proprio rango divino presentando l’onnipotente Dio dei cristiani come suo patrono personale. Quindi rimediò alle anomalie dottrinarie rimpiazzando alcuni aspetti del rituale cristiano con le consuete tradizioni pagane del culto del sole, insieme ad altri insegnamenti di origine siriana e persiana. In breve, la nuova religione della Chiesa romana fu costruita come un ”ibrido” per soddisfare tutte le fazioni influenti. Costantino mirava, così, ad una religione “mondiale” comune e unificata […] capeggiata da lui […] La missione di Gesù di rovesciare il dominio romano era fallita a causa della discordia fra le sette giudaiche. Costantino approfittò di questo fallimento per spargere il seme di un’idea: forse Gesù non era l’atteso Messia come si era creduto! Inoltre, dato che era stato l’imperatore a garantire la libertà ai cristiani all’interno dell’impero, sicuramente il loro vero Salvatore non era Gesù ma Costantino! […] L’imperatore sapeva, naturalmente, che Gesù era stato venerato da Paolo come il “Figlio di Dio”, ma non c’era più posto per un concetto del genere. Gesù e Dio dovevano fondersi in una sola identità in modo che il figlio fosse identificato col Padre. Al Concilio di Nicea […] designando Dio come il Padre e il figlio, Gesù venne opportunamente messo da parte come una figura di nessuna importanza pratica. Adesso spettava all’imperatore di essere considerato il dio messianico: non soltanto da quel momento, ma in virtù di un diritto ereditario a lui riservato “dal principio dei tempi” […] [Nel 331, a Costantinopoli] convocò un Concilio generale […] per ratificare la decisione del precedente concilio di Nicea. In questa occasione la dottrina di Ario […] venne formalmente dichiarata blasfema. L’imperatore governava la Chiesa secondo il suo stile complessivamente autocratico. Il suo era un dominio assoluto e la Chiesa non era altro che un dipartimento dell’impero».Un bel fuoco di fila di falsità, stupidaggini e luoghi comuni dovuti ad una disonestà di fondo. Mi sembra, infatti, fin troppo ovvio l’intento di abbindolare gli ignoranti somministrando la solita storiella anticlericale che alla prova dei fatti non può che cadere miseramente. Veniamo, dunque, alla storia, quella vera.Ai tempi di Costantino I detto “il Grande” (1), inizio IV secolo d.C., la situazione politica dell’impero romano era alquanto confusa e delicata. Suo padre era Costanzo I Cloro che, assieme a Galerio, nella “tetrarchia” voluta da Diocleziano, costituivano i cosiddetti “cesari”, mentre i due “augusti” erano Massimiano e lo stesso Diocleziano. Quando questi si dimise Costanzo Cloro divenne “augusto” associandosi come “cesare” suo figlio Costantino. Morto improvvisamente Costanzo Cloro, nel 306 d.C., durante una campagna militare in Britannia, i soldati acclamarono come “augusto” suo figlio Costantino. Sbarazzandosi di tutti i suoi nemici, primo fra tutti Massenzio sconfitto ed ucciso a Ponte Milvio il 23 ottobre 312 d.C., Costantino, assieme all’altro “augusto” d’oriente Licinio, dovette rendersi conto che la politica anticristiana perseguita da Diocleziano era fallita totalmente. Nonostante le feroci persecuzioni i cristiani erano sempre più numerosi e la lotta contro di essi rischiava di causare una gravissima crisi sociale all’interno dell’impero. Fu per tali motivi che, già nel 311 d.C., l’”augusto” Galerio, con l’editto di Nicomedia (30 aprile 311 d.C.), concesse per la prima volta ai cristiani la libertà di culto e la possibilità di edificare le chiese. Con l’editto di Milano del 313 d.C., Costantino e Licinio, nell’ambito di un vero e proprio vertice politico sul riassetto dell’impero, non fecero altro che confermare le decisioni, nei confronti dei cristiani, prese da Galerio. Si legge in questo famoso editto: «Noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto, felicemente uniti a Milano e trattando di ciò che riguarda la sicurezza e l’utilità pubblica, abbiamo creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa il culto della divinità e di dare ai cristiani, come a tutti gli altri nostri sudditi, la libertà di seguire la religione che ognuno desidera, onde richiamare il favore del Cielo sopra di noi e sopra tutto l’Impero». Appare chiaro, quindi, che Costantino e Licinio non fanno preferenze, ma pongono sullo stesso piano qualsiasi culto. Costantino, quindi, non rese il Cristianesimo la religione ufficiale dell’impero, a questo giunse l’imperatore Teodosio che, durante il suo imperio tra il 379 e il 395 d.C., promulgò una legge che vietò ogni culto sacrificale pagano sia pubblico che privato. L’affermazione del Cristianesimo come l’unica religione ufficiale dell’impero fu un processo lungo ed articolato e non si verificò con un atto di imposizione da parte di Costantino. Nel suo delirio L. Gardner afferma di una volontà di Costantino di sostituirsi come messia a Gesù (sic!), mentre D. Brown e compari parlano di un Costantino esperto teologo che sceglie quali testi dovranno formare la Bibbia. Niente di vero in tutto questo! In realtà Costantino non era cristiano, tantomeno un teologo, non capiva niente di questioni religiose, era solamente un uomo d’ordine. Nel 325 d.C., siccome le dispute teologiche tra cristiani ed ariani generavano discordie e disordini nell’impero, ritenendo che fosse di sua pertinenza (era pur sempre il “Pontifex maximus”, sommo sacerdote del paganesimo), Costantino convocò il famoso Concilio di Nicea per stabilire una volta per tutte come stavano le cose. Il Concilio condannò l’arianesimo e allora l’imperatore si schierò con i cristiani mandando in esilio Ario e gli ariani. Nonostante ciò l’imperatore restava senza nessuna cognizione religiosa tanto che, ad esempio, nel 332, vinti in battaglia i Goti, li lasciò evangelizzare dal vescovo Ulfila secondo il credo ariano. Successivamente, sotto l’influenza dell’ariano Eusebio di Nicomedia, vescovo di corte, si lasciò convincere dalle tesi ariane e convocò nel 335 d.C. un nuovo Concilio a Tiro dove tutti i vescovi partecipanti si schierarono, per piaggeria, dalla sua parte ed ottenne la condanna di Atanasio, vescovo di Alessandria, l’unico rimasto fedele ai dettami di Nicea. Costantino non si interessò minimamente delle dispute teologiche, non ci capiva niente, a lui interessava solo la condanna di un perturbatore dello stato. Così anche nel 314 d.C. al Concilio di Arles, indetto per risolvere la questione donatista, Costantino non ebbe, come afferma L. Gardner, alcuna velleità teologica, ma intervenne solo per ricomporre una frattura in seno alla Chiesa cristiana d’Africa che stava generando dei disordini (2). Che dire, poi, del riferimento al Concilio di Costantinopoli del 331 d.C.?, Che si tratta, fatalmente, di un’altra figura da somaro di L. Gardner. In realtà il Concilio di Costantinopoli si celebrò nel 381 d.C. (3), quando Costantino era già morto da un pezzo (4), e fu convocato dall’imperatore Teodosio. In quella occasione furono ribadite le decisioni prese a Nicea, cioè la consustanzialità e la coeternità delle tre persone divine, ripristinando così l’ortodossia cristiana che Costantino e, successivamente, i suoi figli, avevano tentato di affossare, con vari concili “farsa”, in favore dell’arianesimo. Infatti, occorre sfatare, una volta per tutte, il grande equivoco proposto da D.Brown e dagli altri scribacchini suoi compari. Costantino non fu mai cristiano, ma un adoratore convinto del dio sole, a lui premevano principalmente l’ordine e l’unità dell’impero. La notizia di una sua conversione in punto di morte ci giunge solo dal suo panegirista Eusebio di Nicomedia, ed è, quindi, poco affidabile. Comunque, se anche fosse stata vera, il battesimo ricevuto sarebbe quello amministrato da un vescovo ariano, quale era Eusebio, e, quindi, Costantino morì non cristiano.Per concludere questo capitolo mi sembra doverosa una precisazione storica come risposta alle falsità che si possono leggere a pag. 273 de “Il Codice da Vinci”. D. Brown afferma che Costantino convocò questo Concilio nel 325 per discutere se Gesù fosse di natura divina e che tale riconoscimento fu, quindi, solo il risultato di una votazione e, per giunta, a maggioranza assai ristretta. D. Brown, ancora una volta, dimostra tutta la sua ignoranza, non ha valide conoscenze né storiche, né religiose. Un Concilio ecumenico, come fu quello di Nicea del 325, non è una semplice “votazione”, ma l’espressione del Magistero della Chiesa Universale. La Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, interpreta e disciplina la materia di fede: “A te darò (a Pietro, cioè la Chiesa) le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16, 19 – 20). Ma l’errore più macroscopico di D. Brown è sostenere che al Concilio di Nicea si stabilì che Gesù fosse Dio, proprio perché da sempre lo si riteneva come tale. Il Concilio si occupò piuttosto di quale fosse l’esatta relazione esistente fra il Figlio e il Padre. Fu, così, pronunciato il dogma della Trinità e giudicata, quindi eretica, una dottrina all’epoca popolare, l’arianesimo (5), secondo cui il Figlio era una divinità inferiore, creata dal Padre a un certo momento del tempo e non eternamente esistente. Al Concilio vi parteciparono circa 300 vescovi, (alcuni parlano di 220 altri di 318) quasi tutti provenienti dalle sedi della Chiesa in oriente. Il vescovo di Roma di allora era Silvestro che inviò a rappresentarlo Osio, vescovo di Cordova e due presbiteri: Vito e Vincenzo. Fu il primo Concilio ecumenico, cioè era riunita tutta la Chiesa, allora non c’era stato ancora alcuno scisma, ed erano presenti, quindi, sia vescovi che accettavano l’interpretazione di Ario (ad esempio Eusebio di Nicomedia), sia vescovi che la rifiutavano (ad esempio Atanasio di Alessandria). A larghissima maggioranza i vescovi riuniti, costituenti quindi il magistero della Chiesa, votarono contro l’eresia ariana costituendo così il simbolo della fede cristiana conosciuto come il simbolo “niceno”. Nonostante ciò la disputa tra ariani e non ariani non si placò. Neppure i concili di Sardica, l’attuale Sofia in Bulgaria, del 343, indetto dai figli di Costantino, Costante e Costanzo II, di Rimini e Seleucia, entrambi del 359, indetti da Costanzo II, rimasto l’unico imperatore, per proporre una soluzione di compromesso, riuscirono a comporre il profondo dissidio. Soltanto con il concilio di Costantinopoli del 381 la Chiesa, restaurando il credo stabilito a Nicea, decretò definitivamente eretica la dottrina ariana. Questo concilio proclamò la consustanzialità, “homoousios” cioè della stessa sostanza, e la coeternità delle tre persone divine, costituendo così il credo “nicenocostantinopolitano”. Nel prossimo appuntamento affronteremo un tema molto interessante: la formazione del canone delle scritture inserite nel Nuovo Testamento. Come è stata operata la scelta definitiva? E’ stato Costantino? Perché i vangeli apocrifi, specialmente quelli gnostici, non sono stati inseriti? Erano degli scritti scomodi? A tutte queste domande cercherò di dare una risposta lunedì prossimo 30 aprile. Un saluto. Note (1) nato a Naisso nel 274 d.C., il suo nome per esteso era: Caio Flavio Valerio Aurelio Costantino.
(2) si trattò del cosiddetto scisma Donatista. I Donatisti furono i seguaci di Donato che, non riconoscendo il legittimo vescovo di Cartagine, Ceciliano, volevano al suo posto il loro protetto. (3) il secondo Concilio di Costantinopoli si celebrò nel 553 d.C.
(4) Costantino morì ad Ancirona, nelle vicinanze di Nicomedia, in Asia Minore, nel 337 d.C.
(5) dottrina cristologica che prese il nome da Ario, un sacerdote nato in Lidia nel 256 d.C. Fu presbitero di Baucali, una sede periferica della chiesa di Alessandria. Sosteneva che il Logos non può essere vero Dio, ma una creatura. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (13) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 700
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( domenica 22 aprile 2007 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.