| Il codice da Vinci: dove finisce la fantasia e comincia la Verità - X Parte |
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| Scritto da Luis | ||||
| domenica 01 aprile 2007 | ||||
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Parte X - L’autorità testuale del Nuovo Testamento
Questa affermazione è semplicemente ridicola. Denota la totale ignoranza di cosa sia un documento storico, del fatto che esistano e che servano a dimostrare ciò che si afferma. A parte il fatto che si è a conoscenza di almeno 500 manoscritti del Nuovo Testamento anteriori al IV secolo, i vangeli riportati nei grandi codici del IV secolo d.C. si presentano totalmente fedeli a quelli che ritroviamo nei papiri del I secolo d.C. Come riporterò in questo paragrafo, tali documenti sono conosciuti e studiati da moltissimi anni e possono essere visionati da chiunque. Quindi nel IV secolo non si è verificata alcuna revisione, non è stato imposto alcun messaggio adulterato. Al contrario di quanto operato dai vari M. Baigent, R. Leigth, H. Lincoln, L. Gardner, B. Thiering, ecc… effettuare una seria analisi storica significa verificare sempre l’affidabilità delle fonti a cui si attinge. Il metodo scientifico ci insegna che per giudicare la storicità di un testo antico occorre anche valutare l’esistenza di una sua valida testimonianza documentale. Di nessun scritto dell’antichità conosciamo il manoscritto originale dell’autore, questo perché il materiale usato, come papiri e pergamene, essendo di origine organica, si sono deteriorati con il tempo. Quindi, al pari di qualsiasi opera letteraria del mondo classico, anche dei vangeli del Nuovo Testamento non abbiamo la prima stesura originale. Però al contrario di ogni altro scritto dell’antichità il Nuovo Testamento è attestato dai manoscritti più antichi e numerosi che esistano. Sono conosciuti attualmente più di 2500 manoscritti contenenti il testo greco del Nuovo Testamento. Il più antico, il papiro Rylands P52, che riporta parti del vangelo di Giovanni, risale circa al 125 d.C., quindi è una copia scritta a meno di 30 anni dall’originale! L’autorità testuale del Nuovo Testamento non ha eguali. Basta pensare che per gli scrittori greci il tempo che intercorre tra l’originale e il primo manoscritto in nostro possesso è almeno di 1200 anni! Per Eschilo, ad esempio, vissuto tra il 525 e il 456 a.C., il primo manoscritto di una sua tragedia è del XI secolo d.C., tra stesura e copia un intervallo di ben 1500 anni! Per le opere di Platone si parla addirittura di 13 secoli. Altro dato importante è la quantità di tali testimonianze scritte. Se consideriamo tutti i codici del Nuovo Testamento, cioè le copie manoscritte prima dell’avvento della stampa, queste sono almeno più di 5000, un numero enorme, specie se confrontato con quello di tutti gli altri testi dell’antichità. Di Orazio abbiamo solo 250 codici, di Virgilio 110, di Platone 11, di Tacito appena 2. Il famoso biblista tedesco Rudolf Thiel ha dichiarato: «…nessun libro dell’antichità è stato trasmesso con tanta accuratezza, abbondanza e antichità di manoscritti come il Nuovo testamento» (1). Tre sono i generi di scritti che ci hanno trasmesso il testo del Nuovo Testamento: papiri e codici, citazioni e versioni antiche.I papiri e i codici (2) rappresentano gli scritti più antichi. Ai fini della critica testuale sono importanti circa 266 codici onciali (3) e circa 84 papiri. Vediamo ora alcuni dei papiri e i codici più antichi e, quindi, più importanti.
Codice Vaticano o Codice B: è chiamato così perché fin dal 1475 è riportato nel catalogo della Biblioteca Vaticana con il numero 1209. E’ un codice in pergamena scritto in caratteri onciali ed è ritenuto, risalendo al 300 d.C., la più antica copia integrale della Bibbia.
Codice di Washington: contiene i vangeli nell’ordine preferito dalle comunità cristiane occidentali cioè: Matteo, Giovanni, Luca e Marco. E’ del V secolo.
Altri scritti importanti sono le citazioni, cioè brani del Nuovo Testamento riportati da scrittori antichi nelle loro opere. Sono molto numerose tanto che se fossero riunite tutte in un solo documento si potrebbe ricostruire tutto il Nuovo Testamento. Questo dato ci dimostra come la conoscenza dei vangeli fosse diffusa in un’area geografica vastissima.Infine, abbiamo le versioni antiche, cioè le traduzioni dal testo originario greco. Dal punto di vista storico sono molto importanti perché composte in tempi vicinissimi alla redazione degli originali. In alcuni casi talune traduzioni sono addirittura anteriori ai codici più antichi. Ad esempio la “Vetus latina”, prima versione in latino del Nuovo Testamento, risale al II secolo d.C.Tutti questi codici, citazioni e versioni antiche del IV-V sec. d.C. possono essere tranquillamente messi a confronto con gli scritti del I sec. d.C. Sono totalmente fedeli, confrontandoli tra di loro non emergono variazioni sostanziali. Ciò indica chiaramente che derivano tutti dalla stessa fonte, ossia gli originali del I sec., in caso contrario avremmo delle redazioni discordi. La teoria “revisionista” dei vari M. Baigent e R. Leigth è una vera e propria fesseria, non c’è stata alcuna revisione nel IV secolo e non c’è traccia di alcun complotto per difendere chissà quali “interessi”. Questa abbondanza documentale ha permesso alla moderna critica testuale la ricostruzione del testo più fedele possibile all’originale, il cosiddetto “testo critico”. Questa edizione critica del Nuovo Testamento è, oggi, unanimemente accettata dalla comunità scientifica e da tutte le confessioni cristiane (Cattolici, Protestanti e Ortodossi).Per concludere questo capitolo, riservato alle fonti testuali dei vangeli, vorrei riportare una autentica cretinata scritta a pag. 299 de “Il Codice da Vinci” : « I testimoni che hanno potuto vedere il tesoro del Sangreal dicono che occupava quattro enormi bauli. Si dice che in quelle casse ci siano i documenti puristi, migliaia di pagine di documenti risalenti a prima di Costantino, scritti dai primi seguaci di Gesù, in cui gli viene reso omaggio come maestro e profeta assolutamente umano. Inoltre si dice faccia parte del tesoro il leggendario Documento Q, un manoscritto la cui esistenza è ammessa persino dal Vaticano. A quanto si dice, è un libro con gli insegnamenti di Gesù, forse scritto da lui stesso”».Già dall’uso abbondante di espressioni del tipo: “si dice”, “forse”, possiamo capire la totale inconsistenza di queste affermazioni. Non esistono e non sono mai esistite migliaia di pagine di documenti, risalenti a prima di Costantino, che affermino la natura umana di Gesù. Le prime affermazioni circa una natura solo umana di Gesù sono l’eresia ariana del IV secolo e poi quella nestoriana del V secolo (4), quindi contemporanee e successive all’epoca di Costantino. Fa sorridere, poi, il riferimento al “leggendario” documento Q che avrebbe scritto lo stesso Gesù (che mi tocca sentire, n.d.r.). Povero D. Brown, è talmente ignorante che le sue puerili panzane fanno quasi tenerezza. In realtà, molto probabilmente, il nostro professoruncolo del New Hampshire lo ha sentito nominare da qualche parte e lo ha infilato nel suo minestrone.Nell’ambito dello studio sulla formazione dei vangeli, il cosiddetto “documento Q” è una ipotetica fonte testuale (Q deriva dal tedesco “Quelle” cioè fonte) immaginata dagli studiosi che hanno elaborato la teoria delle “due fonti” (in tedesco, Zwei-Quellen-Theorie). Secondo questa teoria il vangelo di Matteo sarebbe stato composto attraverso l’assemblaggio di due fonti primarie, che già circolavano presso la comunità cristiana primitiva. Una di queste sarebbe il vangelo di Marco, reputato il più antico e l’altra, appunto, il “documento Q”, immaginata come una raccolta dei detti di Gesù (i cosiddetti loghia). Tali documenti non dovevano essere necessariamente scritti, ma potevano consistere anche in una tradizione orale tramandata a memoria, fenomeno tipico della cultura ebraica antica. Questa teoria spiegherebbe perché il materiale di Marco si trova, più o meno, in Matteo e Luca, mentre il materiale della fonte “Q”, pur riscontrandosi ugualmente nei vangeli di Matteo e Luca, è assente in quello di Marco.Come è facile capire la teoria del “documento Q” non può essere usata per i giochetti di D. Brown, ma è un elemento che appartiene allo studio serio e scientifico della Scrittura a cui partecipano anche gli studiosi cattolici e la Chiesa Cattolica. Senza alcun mistero. Nel prossimo appuntamento risponderò ad alcune critiche che tentano di screditare l’originalità del messaggio cristiano. Secondo D. Brown molti aspetti del Cristianesimo sono stati mutuati dalle preesistenti religioni semitiche, sarà vero? Per scoprirlo non ci resta che aspettare il 9 aprile.
Note (1) Jesus Christus und die Wissenschaft, Berlin, 1938. (2) nel I secolo d.C. si scriveva su fogli costituiti da lunghe strisce intrecciate di papiro, materiale molto fragile, ma economico, riuniti in lunghe strisce arrotolabili, oppure su pergamene (da Pergamo, la città dove ne venne perfezionato l’uso) costituite dalla pelle degli animali ripulita da peli e carne e, di seguito, trattata con calce e pietra pomice. Risultavano molto più resistenti, ma costose. (3) cioè scritti in lettere maiuscole, alte un’oncia. Sono i codici più antichi, vanno dal III secolo fino al XI secolo. I più recenti erano scritti in corsivo, vanno dal IX secolo fino all’invenzione della stampa. (4) l’eresia ariana, che prende il nome da Ario, un prete di Alessandria, negava la divinità di Gesù affermando l’esistenza in Lui della sola natura umana. L’eresia nestoriana, invece, che deriva da Nestorio, Patriarca di Costantinopoli nel 428, affermava che la divinità del verbo di Dio “abitava” nel corpo umano di Gesù come in un tempio. L’ortodossia cattolica ha sempre affermato, invece, che Gesù ha due nature: sia quella umana che quella divina.
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