| Un "lifting" eticamente accettabile |
|
|
|
| Scritto da Marat | ||||
| martedì 03 aprile 2007 | ||||
|
Apriti cielo: le immagini del Cavaliere dalla celebre pelata luccicante stile Craxi trasformata in una accattivante capoccetta villosa, ricoperta da un rigoglioso giardino di capelli neri della serie “Macho forever”, fece il giro del mondo.
Mike Bongiorno fu intervistato per dare il suo autorevole parere. Pippo Baudo, seguace del parrucchino, ostentò uno sdegnoso silenzio. Giornalisti e opinionisti si infervorarono a raccontare i dettagli, dilungandosi in giudizi sociologici e morali sul fatto inaudito, che richiamava alla memoria un altro crimine (una ignobile blefaroplastica consumatasi nei giorni in cui si prospettava un viaggio dell’allora capo di governo presso le nostre truppe in Iraq, viaggio cui il puffo colpevolmente rinunciò per dedicarsi alle riprovevoli pratiche di chirurgia estetica). I paparazzi di grande e piccolo cabotaggio si accapigliarono per rubare qualche istantanea malandrina del Berlusca in maniche di camicia e con la bandana in testa, con abbigliamento che rimandava a Masaniello o giù di lì. Furono però i comici soprattutto, o i sedicenti tali, che trovarono inesauribile fonte di ispirazione da tale atto eversivo per scaricare sul Cavaliere una valanga di battute ferocemente satiriche, grondanti giudizi più o meno moralisticheggianti, il cui comune denominatore era la denuncia per la “leggerezza” e la “superficialità” del politico che viveva di apparenza, in pieno stile catodico secondo le categorie estetiche diffuse dall’immonda Mediaset. Premetto che io non capisco la “necessità” imposta dalla società moderna di ricorrere a medicina e chirurgia estetica per migliorare il proprio aspetto fisico. Il che non significa che uno si debba trascurare, andando in giro sciatto e malmesso, con la barba incolta e i capelli unti, e magari nemmeno tanto pulito. Il rispetto per sé stessi innanzi tutto, e poi anche il rispetto per gli altri, porta una persona “normale” a curare il proprio look. Ma senza esagerare, senza la necessità di modificarsi, di “ristrutturarsi” per dare di sé un aspetto diverso, più piacente, per imporsi in una società di apparenza e forma. Però se uno vuole regalare soldi ai chirurghi plastici che così si possono comprare la villa in Costa Azzurra, faccia pure; io non lo capisco, non farei come lui, ma gli riconosco il diritto di gestire in proprio quelli che sono esclusivamente affari suoi. Al limite mi limiterei a considerare tra me e me con benevola indulgenza condita con un poco di commiserazione la “debolezza” del soggetto, indice di scarsa personalità e considerazione di sé. Ma in quanto fatti privati, non li criticherei in pubblico. Del resto è risaputo che più della metà degli italiani maschi ricorrono a cure estetiche, dal lifting alla blefaroplastica, dall’iniezione di botulino al trapianto di capelli. E che almeno l’80% dgli italiani maschi usa quelle che una volta erano definite “lozioni di bellezza”, articoli che appartenevano all’universo femminino e che un uomo “vero” avrebbe disdegnato per non essere etichettato come una “checca”. Ma, checche a parte, tant’è. Cambiano i tempi, cambia la società, e ciò che una volta era inaudito, adesso appartiene al quotidiano. Non so se ciò rappresenti un progresso, ma è un dato di fatto. Per cui mi viene adesso da ridere, anzi da sghignazzare, quando apprendo dai giornali che la signora Franca Rame agli inizi di gennaio, durante la lunga pausa natalizia del Parlamento (si sa, lavorano tanto, poverini…) si è rinchiusa in una clinica privata milanese dove un medico, lo stesso che aveva rimodellato le palpebre del Berlusca, le ha praticato un lifting completo del viso. Sapete, quell’interventino che consiste nello “stirare” la pelle con annessa ciccia flaccida sulle ossa del viso, come una pelle di tamburo viene tesa sul cerchio, per far sparire rughe, borse, guance cascanti e tutto ciò che ci ricorda che siamo un prodotto a scadenza. Senonchè la signora Rame era in prima fila, assieme al marito nobelizzato generosamente, a sparare sul Berlusconi vanesio figlio di un trapianto minore, tra l’altro dedicandogli anche una farsa (“L’anomalo bicefalo”) in cui si abbinava il dato dell’impianto di capelli all’idea del trapianto di cervello che indubbiamente gli avrebbe fatto bene. Satira, d’accordo, ma ora come ci spiega la signora Rame la sua caduta di stile? Una caduta un pochino costosa, circa 20.000 euro che sono una bella cifretta per una comunarda militante, che fa della lotta di classe una scelta di vita (così dice), che parla dei mali della società edonistica e consumistica, che denuncia lo sterminio di innumerevoli bambini che muoiono ogni giorno di fame nel mondo eccetera eccetera. Belle parole da parte di una che spende in un pomeriggio quanto un sovrintendente di Polizia con 20 anni di servizio non guadagna in un anno. Che stacca un assegno sufficiente a comprare una station wagon superaccessoriata che una famiglia piccolo-borghese compra con 36 “comode rate”. Che paga una cifra che in Africa può essere impiegata per costruire metà asilo per 500 bambini, o che copre le spese di 10 anni di adozione a distanza per 7 bambini poveri del Malawi. Quanti pozzi si possono fare in Africa con quella cifra, signora Rame? Quanti presidi ospedalieri nel Darfour possono essere creati con quella somma? Lasciamo stare, anche la signora Rame (la stessa che con coerenza rigorosissima contestava il ministro della Difesa per la missione in Afghanistan dandogli del “cazzone” ma poi votava il finanziamento della stessa missione per sostenere il governo del “cazzone”), anche lei dicevamo ha le sue piccole miserie da nascondere. Anche a lei, che diamine, è concesso il diritto di trasformarsi in un mascherone di Viareggio tipo la Lollobrigida o una faccia di plastica tipo Michael Jackson, se le fa piacere e se ciò la fa sentire un po’ meglio. Ma non ci venisse poi a fare prediche e satire sulle miserie altrui identiche alle proprie, criticabili però in quanto proprie di altre persone. Magari di idee diverse. A meno che non ci voglia dimostrare, sillogismi alla mano, che il suo lifting è eticamente accettabile in quanto “equo e solidale”. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (22) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1335
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( martedì 03 aprile 2007 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.