| Orgoglio pedofilo |
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| Scritto da Administrator | ||||
| martedì 26 giugno 2007 | ||||
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Ho appena letto un articolo di Avvenire che rileva la giornata dell'orgoglio pedofilo. Il timore, si dice, è quello che tale presunto diritto possa far breccia nel relativismo ormai imperante del mondo occidentale. La lettura di questa sconcertante notizia mi porta a pensare, come riflesso condizionato, a Pannella, ai radicali, agli esponenti di partiti politici che diffondono il loro modo di vedere la vita con arroganza di stile e di contenuto.
Da dove parte il rischio che forme di culto del piacere che arrivano a servirsi dei bambini come di materiale di consumo possano far breccia nella concezione morale della nostra società? io credo che il rischio esista perché credo che il male esista. L'uomo arrogante del nostro tempo non accetta l'esistenza della possibilità di divenire una marionetta del male. Non accetta la possibilità che il suo giudizio, la sua visione della realtà, possa degradare fino a livelli inimmaginabili. Il male rende ciechi. Il male è, in qualche modo, cecità. Quanto sia colpevole, a livello individuale, l'addivenire a tale cecità non riguarda lo scopo del mio discorso. Ritengo, infatti, che la cecità, la corruzione intima della capacità di giudizio, l'incapacità di amare chi ti sta davanti siano realtà che ci riguardano tutti e che fanno capo al concetto di "male". Ma l'assenza di una "resistenza" al male è ciò di cui voglio parlare, dell'arroganza dell'uomo che non vuole mettere in discussione la propria "salute morale", l'integrità della propria capacità di giudizio. Perché qui sta, a mio avviso, il male dei mali: il non combatterlo. E perché mai qualcuno non dovrebbe combattere il male? semplicemente perché è convinto che non ci sia. Il che equivale ad affermare che il mio punto di vista è sempre quello giusto semplicemente perché il mio punto di vista esiste. Ciò che provo, che immagino, che giustifico, che giudico è sempre corretto, non ha bisogno di confrontarsi con qualsivoglia visione del mondo, ideale, ragionamento, religione. E la ragione profonda di tale atteggiamento ha a che fare con la convinzione che il male non esiste. Il male corrompe i sentimenti. I sentimenti agiscono come elemento probante delle nostre scelte. Il ragionamento razionale può dimostrare ma non "mostrare". Il sentimento "mostra", e la visione è sempre una scorciatoia rispetto al ragionamento. E se il sentimento è corrotto? avviene qualcosa di simile all'ubriaco che, convinto di poter volare, si getta da un ponte. Il male corrompe, sovverte l'ordine corretto dei valori secondo i quali agiamo. Avviene, questo, nella donna che abortisce. Il valore della vita di un innocente è meno importante della mia preoccupazione di non poter o voler portare il peso di una responsabilità. E avviene, questo, in Marco Pannella e in tutti i radicali che dovranno rendere pesantemente conto a Dio della paradossale arroganza della quale rivestono ogni loro proferire, ogni loro sentenziare, ogni loro combattere per una presunta causa che altro non è che un invito di morte. A volte combattono per cose giuste.. ma, lo ripeto, è l'arroganza, traduzione comportamentale della più intima superbia, che rende falso tutto ciò per cui combattono. Perché combattono per un uomo che si auto-giustifica, per un uomo senza Dio, cioè senza riferimenti altri da se. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (15) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 785
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 26 giugno 2007 ) | ||||
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