| La dittatura del relativismo |
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| Scritto da Otis | ||||
| martedì 27 febbraio 2007 | ||||
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22 febbraio 2007: sempre gli stessi quotidiani riferiscono che la tossicologia forense dell' università di Firenze ha effettuato uno studio scientifico sugli impianti di collezione della rete fognaria del capoluogo toscano dal quale risulta che i fiorentini in sei mesi avrebbero sniffato 482.240 dosi di cocaina con picchi di utilizzo a dicembre (quasi 2,9 chilogrammi di polvere bianca) e ad agosto (2,5 chili). In ambedue i casi risulta che le istituzioni siano molto allarmate per dati così rilevanti sia in ordine alla violenza sulle donne che in ordine al consumo di droga. Cosa è successo agli italiani di punto in bianco? Tutti violenti e tossici così, all’improvviso? Sarebbe ingenuo pensare che si tratti di qualcosa di estemporaneo e legato ai tempi che stiamo vivendo. Ovviamente il problema viene da lontano. Mi piace ricordare – e mi piace perché la ritengo illuminante – l’omelia dell’allora Cardinal Joseph Ratzinger quando, durante la Messa “Pro Eligendo Pontefice” del 18 aprile 2005 dichiarò: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare 'qua e là da qualsiasi vento di dottrina', appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. La tradizione cattolica ha sempre avuto un’idea chiara in merito ai temi etici quali l’amore e la sessualità, considerati inscindibili tra di loro, e all’idea che l’uomo, neanche in nome della libertà personale, possa assumere qualsiasi tipo di sostanza stupefacente. Il Catechismo della Chiesa cattolica, a tal proposito, al n. 2211 così recita: “La comunità politica ha il dovere di onorare la famiglia, di assisterla, e di assicurarle in particolare: la difesa della sicurezza e della salute, particolarmente in ordine a pericoli come la droga, la pornografia, l'alcolismo, ecc.” e – se non fosse sufficiente – al n. 2291: “L'uso della droga causa gravissimi danni alla salute e alla vita umana. Esclusi i casi di prescrizioni strettamente terapeutiche, costituisce una colpa grave. La produzione clandestina di droghe e il loro traffico sono pratiche scandalose; costituiscono una cooperazione diretta, poiché spingono a pratiche gravemente contrarie alla legge morale”. Proviamo per un attimo ad accostare la preoccupazione espressa dalle istituzioni per i due studi sopra citati con il bimillenario, immutabile atteggiamento etico della Chiesa cattolica: non vi trovate una certa consonanza? D’altro canto la politica e le istituzioni non proverebbero preoccupazione se ritenessero la violenza sessuale una cosa normale o l’uso e l’abuso di droghe come una semplice moda passeggera da accettare come segno di emancipazione e di modernità… Allora forse sarebbe il caso che ognuno scoprisse le sue carte e dicesse una parola chiara su cosa intende per amore, per sessualità, per edonismo ad ogni costo. Purtroppo vige tanta ipocrisia e ci si stracciano le vesti in pubblico di fronte all’evidenza dei risultati dell’eccesso per poi, nottetempo, cambiare idea con comportamenti personali e campagne di delegittimazione etica contro coloro che richiamano all’uso responsabile del corpo e della propria sessualità. Non può non venirmi in mente, a tal proposito, l’inchiesta delle iene, rapidamente insabbiata e bollata come violazione della privacy che ha smascherato l’uso di droghe da parte dei nostri parlamentari o la ribellione sdegnata di Alessia Marcuzzi che ha proditoriamente ha affermato che al Grande Fratello 7 i concorrenti sembrano entrati “soprattutto per fare sesso”. Ma guarda un po’ che bella scoperta! E come mai in trasmissioni di così grande valore culturale come il GF o L’isola dei famosi si pensa a sesso, droga e rock and roll? Perché allora i nostri giornalisti, invece di sorprendersi per la violenza sulle donne o per l’uso smodato di cocaina, non la finiscono di creare fenomeni negativi come Paris Hilton e socie riempiendo in continuazione le pagine dei quotidiani e dei rotocalchi di nullità? (mi dite cosa rappresenta Paris Hilton oltre a essere una ragazza che gira senza slip, che si ubriaca alla guida, che si bacia con le amiche in pubblico, che manda on line i suoi rapporti orali tanto da meritare tale visibiltà?) Allora, mi chiedo, di fronte a tali esempi, a tali spettacoli, al violento e costante attacco che politici e giornalisti “libertari” portano ai rappresentanti di un pensiero o di una dottrina che tentano di reinserire l’essere umano e la società in una visione più equilibrata della vita, perché continuare a far finta di scandalizzarsi e di preoccuparsi? Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (11) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 578
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 27 febbraio 2007 ) | ||||
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