| In morte di Saddam |
|
|
|
| Scritto da Administrator | ||||
| domenica 31 dicembre 2006 | ||||
|
Il 2006 chiude il suo lugubre bilancio con una esecuzione capitale che da sola pesa quanto l’ecatombe procurata da guerre, rivoluzioni, imboscate nel corso dei dodici mesi. Poiché l’impiccagione di Saddam Hussein si è nettamente distinta dall’inerzia fatale dei massacri ricorrenti nei millenni, ma pretende di meritare una necessaria giustificazione per avere condannato secondo Giustizia i crimini di un individuo conformemente con la dottrina di Norimberga.
Riteniamo che per la prima volta nella storia dell’umanità sia stata allora delegata la Giustizia a giudicare i crimini di guerra, con regolari processi tuttavia applicandoli solo ai vinti. I delitti dei vincitori continuano a restare generalmente impuniti o si riducono ad essere giudicati in processi secondari ed indulgenti. In un comune segno di contraddittorietà si sono intanto moltiplicate le dichiarazioni di principi in difesa dei diritti inalienabili della persona umana. Mai come nel secolo appena trascorso ne abbiamo sentite tante – flatus vocis, espressioni verbali, più che saldi principi - ; mai nella cronaca e nella storia dei fatti così calpestate in mille occasioni, sembrerebbe che l’enfasi delle proclamazioni debba servire come camera di compensazione per gli oltraggi subiti. Per tornare all’esecuzione di Saddam in nome di una giustizia che per la sua esclusività a senso unico ha il sapore della vendetta, essa sembra registrare un regresso nientedimeno rispetto alla teoria di Brenno. Come è noto, il Gallo Senone, conquistata e incendiata Roma, gettò sul piatto della bilancia che regolava il peso del riscatto, la sua spada al grido “Guai ai vinti!”. Dichiarazione barbara, crudele, ma esplicita senza il camuffamento dell’ipocrisia più morbosa e inaccettabile di una giustizia che non ha i due piatti allo stesso livello. Queste riflessioni, forse un po’ ovvie, sorgono tuttavia spontanee mentre si spalanca la botola che inghiotte il corpo del crudelissimo tiranno e lo sprofonda nella morte; esse trovano riscontro nel sentimento espresso dalla maggioranza delle nazioni e nell’opinione pubblica che, almeno per una volta, riconosce la sacralità della vita qualunque sia stato il comportamento assunto nell’avventura terrena – sacralità inviolabile che non ammette eccezioni. Ci sentiamo pertanto di partecipare al monito: “Nessuno tocchi Caino”. E neppure Abele, per favore.
Turi Vasile Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (267) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 2709
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( domenica 31 dicembre 2006 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie.
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.