| Il relativismo secondo i giovani |
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| Scritto da Otis | ||||
| mercoledì 06 giugno 2007 | ||||
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Su questa frase dell'allora Card. Joseph Ratzinger durante l'omelia della Messa "pro eligendo Pontefice" sono stati chiamati a riflettere i miei studenti in un breve elaborato che mi hanno sottoposto a conclusione dell'anno. Leggiamo insieme cosa hanno da dire Giulia, Daniele, Barbara e Angelo, studenti diciassetteni di terzo liceo:
Il cardinale Joseph Ratzinger. Oggi, nostro pontefice. Cosa voleva dirci con questa frase, quale messaggio voleva trasmettere? C' è una parola chiave. RELATIVISMO. Cos'è il relativismo? Oramai è un problema che la maggior parte delle persone evita di affrontare ignorandolo. Quante sono le cose che possono essere relative, opinabili! Innumerevoli. Una persona può essere simpatica o antipatica;un frutto può essere dolce o amaro, un quadro bello o brutto. Dipende dai punti di vista della gente. Ma attenzione, ci sono delle cose che non possono essere né relative né opinionabili. Ci sono delle cose chiamate valori. Ma esistono ancora dei valori in questo mondo? C' è ancora onestà, lealtà, verità? Esiste la giustizia? Ma soprattutto esiste ancora il valore più importante di tutti, quello della vita? Fin dagli albori la vita è considerata sacra, ed è rispettata. Qui la gente non si rende conto. La vita! La cosa più importante per una persona. Un valore sul quale nessuno si può permettere di decidere, giudicare, e tantomeno non si può privare un uomo del diritto alla vita. Chi è degno di dire se una vita vale la pena di essere vissuta, o quando non si può più considerarla tale? Ah, ma qui è tutto relativo! Posso decidere di togliere la vita a un criminale, ad una persona malata, addirittura a chi non condivide le mie idee. Il relativismo è diventato ormai una moda dilagante: non c'è più bene, non c'è più male. Non c'è giusto, né sbagliato. Si può dire e contraddire, appoggiare e disapprovare, comunque vada si vince sempre, si ha sempre ragione. Per questo per l'uomo è più facile dire "dipende", e seguire il relativismo, e scendere a patti con se stesso pur di non prendere una decisione basata su dei veri valori morali, invece di crearsi stupide regole, di mettersi da soli dei paraocchi che ci fanno credere di fare la cosa giusta, di essere perfetti, di essere noi i padroni, i giudici di tutto e al di sopra di tutto. Ma ci sono cose che non si possono accantonare. Ci sono ancora fedi e valori che sono la base della società umana, la base della nostra esistenza. Giulia La parola dittatura può apparire troppo forte vicino a "del relativismo". Se non si applica l' idea del relativismo alla vita umana, questa ha un valore supremo e assoluto. Per esempio si potrebbe dire che la pena di morte è giusta o sbagliata relativamente alla colpa commessa. Ma la pena di morte è sbagliata e basta, a prescindere dal reato. Quindi per quello che riguarda i grandi valori della vita, non può esserci relativismo anche se non si è cristiani. La vita, il rispetto, la libertà non sono valori relativi, ma assoluti. Il problema è che spesso sia il singolo sia la collettività si muovono e prendono le proprie decisioni o si comportano in un modo piuttosto che in un altro partendo da interessi troppo spesso personali ed egoistici. Se per esempio dico: "gli islamici sono tutti terroristi"; copro il "mio" razzismo e lo giustifico partendo dal mio punto di vista. Sembra come se ognuno viva in un micro-cosmo molto personale e relativo solo alle proprie esigenze e voglie. Questo non vuol dire che non si debbano avere idee personali e passioni di parte. Per il cristiano il punto di partenza è Cristo, i suoi insegnamenti e tutto dovrebbe essere relativo alle sue parole. Sembra a volte di vivere in un far-west dei valori, in un fai-da-te dove tutto si giustifica, con tutto, dove tutto diventa niente e niente diventa tutto, purché si possano soddisfare le proprie voglie e esigenze del momento. L' io è diventato il centro del mondo: l' io singolo, l'io di una famiglia, l'io di una città, l'io di una nazione... Se l'io diventa anche "l'altro", l'altra famiglia, l'altra città, l'altra nazione... metto la solidarietà al centro del mondo, e come punto fermo che mi libera da tutte le dittature, non solo quella del relativismo, ma anche da quella del materialismo, dell' ipocrisia, dell' ingiustizia. Daniele Il 18 aprile del 2005 l'allora ancora cardinale Joseph Ratzinger nella messa pro eligendo pontefice aveva denunciato una grande realtà, quella del relativismo. E che se ne parli o meno il relativismo oggi giorno è diventata una gran bella moda. Si è infatti andata a riprendere la vecchia idea protagonista che "l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono" per riadattarla ed usarla a proprio piacimento, trasformandola in una teoria della libertà individualistica ovvero "faccio ciò che più ritengo giusto per me". Non lasciamoci ingannare! Infatti non è una pura scelta non è una pura scelta stilistica in modo che tutti ci si possano rispecchiare ma egoistica, non è un "per me" riferito alla società ma alla propria e singola persona senza considerare ciò che gli sta intorno partendo dalla natura per finire agli esseri umani. Il relativismo moderno quindi è doppiamente subdolo in quanto egoistico ed ipocrita al tempo stesso. E' ipocrita perché si nasconde dietro affermazioni che ad una prima occhiata superficiale possono sembrare giuste e leali ma che dopo una minuziosa lettura e dopo aver cancellato tutte quelle belle parole di cui si ricopre, si arriva alla pura verità: un'ideologia basata sul proprio io senza rispetto degli altri. Ed è proprio in questa realtà che fa male la figura di Gesù, un povero "Cristo" che si è sacrificato per il bene dell'umanità portando come valori basilari il bene e il rispetto per gli altri, l'esatto contrario dei valori relativistici. Come affrontare allora questo nuovo scoglio? Come difendersi da questo continuo bombardamento di domande? L'agnosticismo è ciò che di più immediato sembra rispondere a questa improvvisa valanga "di però e di ma" che si imperversa a distruggere tutto ciò affermato ipocritamente. Infatti colui che sta meglio sta sempre nel mezzo e quindi perché non stare anche questa volta al centro? E' tanto bello non prendere decisioni fare come Ponzio Pilato non essere né atei e né religiosi. Anzi a volte addirittura si dice di essere credenti per non essere accusati di superficialità. Ma attenzione, e questo è il terzo e ultimo avvertimento, la verità prima o poi bussa alla porta e con un soffio sfalderà tutti questi castelli di carte e non sarà opera del caso ma la verità è la nostra coscienza, è il bisogno di valori fondamentali che ci proteggono quando la parte del più forte non la recitiamo più noi bensì ci viene affidata quella del più debole e allora si che avremmo bisogno di valori seri e comunitari dove ciò che conta non sono più io ma gli altri e tutto cambierà. Si crederà di più nei valori della vita, dell'amore, dell'amicizia, dell'onestà e di tutti gli altri che hanno alla base la fratellanza. E sarà proprio in questi momenti che ci vorremmo aggrappare a delle solide fondamenta che prima avevamo sempre voluto ignorare. Vorremmo trovare dei punti fissi in questo caos universale dove anche le stelle in perenne movimento a volte ci appaiono fisse. Barbara Questa è una frase che trova sempre più riscontri nella nostra società. Tutto è basato su noi stessi e i propri bisogni e desideri. Ora, è facile prendersela con i soliti capri espiatori, ma slogan pubblicitari come "Tutto intorno a te" o "Perché io valgo" hanno proprio questo principio alla base. Molto probabilmente questi sono effetti e non cause di questo comportamento relativista, ma ne esprimono bene il concetto. Il fenomeno del relativismo è radicato nell'umanità da sempre, da quando le classi dominanti sfruttavano le sottoposte per il loro bene e la loro ricchezza; ma ora è in ognuno di noi o quasi. Nulla viene più fatto per il puro piacere di aiutare qualcun altro, ma sempre per ottenere qualcosa in cambio. Quando si chiede un aiuto si deve essere pronti a offrire poi qualcosa, perché nessuno sarebbe disposto a farlo gratis. O al contrario quando ci viene offerto qualcosa pensiamo subito alle "fregature" che ci stanno dietro, perché sappiamo che nessuno fa mai niente per gli altri o da mai niente agli altri per nulla. Ovviamente questa è una generalizzazione, perché di persone generose e volenterose ce ne sono ancora molte. Tuttavia il menefreghismo e la superficialità collettiva fanno sì che le loro azioni si disperdono nel vuoto, o che passino inosservate come un "tu" in un coro di "IO". A mio parere il relativismo è una caratteristica intrinseca della società moderna che ci sarà sempre, a prescindere dagli sforzi che uno possa fare. D'altronde ritengo sia meglio concentrare i nostri sforzi per eliminare problemi ben più gravi di quello del relativismo come ad esempio la povertà o la fame nel mondo. Angelo Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (16) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 601
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