| I reati di opinione |
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| Scritto da Marat | ||||
| venerdì 26 gennaio 2007 | ||||
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Indubbiamente il fine è lodevole e basato su buone intenzioni: al giorno d’oggi, almeno nelle dichiarazioni di intenti, nessuna persona civile dotata di buon senso propugna idee razziste, tranne qualche pugno di coglioni da stadio nullafacenti e ignoranti ma che, in quanto tali, non sono persone civili e di buon senso. Però, come dice il proverbio, le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Ora, io non ho letto ancora il ddl in questione, e bisognerà decifrarne i contenuti e vedere se a questo succederà una legge organica e coerente votata dal Parlamento, però lo spirito dell’iniziativa mi richiama alla mente una metodologia di controllo del dissenso usata in maniera scientifica e spesso brutale dalle dittature di ogni tempo e paese. Mi spiego: fare una legge repressiva contro il razzismo mi sembra giusto, ma impedire le opinioni in sé, anche se ritenute dalla “maggioranza” sbagliate o pericolose, spiana la strada alla censura di regime, costruisce col deterrente del carcere o altro una opinione “ufficiale” da imporre a tutti costi, impedisce all’origine il dibattito, il dissenso e in definitiva la libertà di espressione. Ora, uno dei principi sacrosanti su cui si basa una sana democrazia, prerogativa dell’Occidente evoluto, è proprio la libertà di espressione: come chiosava Voltaire ( e io già l’ho citato, ma non fa mai male ripeterlo), “io non condivido ciò che dici, ma darei la vita perché tu abbia libertà di dirlo”. E questo principio non è negoziabile. Quindi, se qualcuno fa slogan di piazza insultando gli ebrei o i neri o passa alle vie di fatto contro di essi (fate voi) merita una sanzione senza dubbio, ma se uno scrive un libro argomentando tesi anche aberranti su teorie pseudo-razziste faccia pure, sta a me la libertà di non comprargli il libro o confutare le sue minchiate scrivendone un altro in cui ne demolisco le tesi. L’importante è non cadere nel pericolo opposto di una censura preventiva di regime sulle opinioni per impedire il pericolo del razzismo. Il razzismo non lo si combatte decidendo cosa scrivere e cosa impedire di pubblicare, ma educando la gente, a partire dalla scuola dell’infanzia, al rispetto per il “diverso” senza fare graduatorie di merito tra razze e popoli. Il problema di questo ddl, che mi sembra più che altro una trovata demagogica per racimolare qualche consenso, è che confonde il razzismo e l’antisemitismo con le opinioni e le espressioni culturali che vengono sostenute da una minoranza dissenziente. Invece, stranamente, non fa alcun riferimento all’antisionismo, cioè l’odio contro i principi costitutivi dello Stato di Israele tipico di una certa parte della stessa maggioranza di governo che ha approvato il suddetto decreto, e che scende in piazza a bruciare bandiere israeliane o impedisce durante le cerimonie del 25 aprile la sfilata ai reduci della Brigata Ebraica inquadrata nell’esercito britannico, e che esulta quando qualche razzo hezbollah cade sugli insediamenti ebraici. E perché non parlare allora del genocidio compiuto dai turchi nel 1915 su un milione di armeni? Forse perché si offenderebbe la Turchia che qualcuno ha interesse a far entrare nell’Europa? E quelli che negano che il Comunismo in Russia, responsabile di un razzismo ideologico non meno schifoso, dalla guerra civile 1917-1921 fino alla fine della seconda guerra mondiale passando attraverso la collettivizzazione forzata, lo sterminio dei kulaki, i piani quinquennali e le grandi purghe, ha fatto più di 50 milioni di morti, dovrebbero allora essere fucilati? In pratica esiste una corrente di storici o pseudostorici, come l’inglese Irving, definiti “Negazionisti”, che sostengono l’insussistenza dell’Olocausto: i nazisti non avrebbero mai ammazzato 6 milioni di esseri umani per motivi pratici, tecnici e amministrativi (!). Ci sono così tanti documenti scritti e filmati e testimonianze di vittime e carnefici accumulate nel corso degli anni che, mi sembra, è semplicemente assurdo anche solo ipotizzare questa fesseria. E se anche le vittime non fossero state sei milioni ma anche solo (si fa per dire) tre milioni, il fatto non cambierebbe. Ma seguire l’esempio della civilissima Austria, che ha fatto un’apposita legge contro il Negazionismo, cui sembra ispirarsi il Mastella, per colpire appositamente Irving, mi sembra un rimedio peggiore del male. Il compito di confutare i negazionisti spetta alle vittime e, in primis, agli storici, non ai politici. Se no si fa la fine della Germania nazista in cui le teorie di Freud, per esempio, venivano condannate o, per essere più attuali, si fa la fine della Cina comunista in cui professare apertamente la religione cristiana è un reato che si paga con il carcere o peggio.Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (12) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 611
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