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Tutto ormai mi avvolge, mi circonda con la sua distanza da ciò che a me sembra normale doversi trovare tanto nel cervello quanto nelle viscere, se non nel cuore di un essere umano.
La strage di Erba, il fatto che ormai si possa assassinare, massacrare un gruppo di persone anche per eliminare un fastidio quale il pianto di un bambino…
Dov’è finito il senso di colpa, almeno dopo aver commesso l’atrocità, negli occhi di quella donna che giunta sotto casa, ormai scoperta, sembra quasi compiaciuta dell’attenzione generale nei suoi confronti. “Finalmente, anch’io” sembra pensare. Anche a lei il comparire in televisione in qualche modo, in qualsiasi modo, prova il fatto che la sua persona esista, che sia qualche cosa. Cosa può significare la conseguenza della galera per ciò che ha commesso? Nulla, perché nulla era la sua esistenza prima.
Scusate, stavo per dirla (scriverla) grossa: ovverosia che oggi un individuo può arrivare ad uccidere più persone, donne bambini ecc. solo per apparire in televisione…
Andiamo allora ai protagonisti successivi alla triste e infame vicenda, tra cui i soliti mass iena, o media ridens, come preferite.
Trasmissioni, come quella di Bruno Vespa, piene di persone che sembrano esaltare una indiscutibile normalità a fronte dei fatti di cui vanno a trattare. E giù a dissertare a opinare, a spiegare, di tutto e di più. Tale era il simposio senatoriale dell’altra sera a “Porta a porta”.
Intanto c’era da accettare che fosse ammissibile “discutere” l’orrore in regime salottiero.
Comprendo che mi si possa ora compatire pietosamente per tale mia innocente emotività. Mi spiegava infatti l’altro giorno un caro amico che la mia generazione, quando negli anni settanta uscirono al cinema certi lungometraggi di karate, kung fu, ecc. dove si vedevano dita estrarre occhi dalle pertinenti orbite oculari, anche potevano vedersi persone vomitare per questo alla fine del film, preferibilmente fuori del cinema. Mi faceva notare quindi come di converso invece oggi i suoi tre bambini possano trovarsi a guardare in varie occasioni in televisione frattaglie umane di ogni genere senza battere ciglio, e continuando magari impunemente a godere del pasto serale.
Ma, al di là di questa mia citata debolezza, non ho potuto fare a meno di constatare come su un altro programma televisivo, “Report”, a fronte di una cronaca su un certo misfatto, appaia chiaro e tondo qualcosa che in “Porta a porta” è invece arduo percepire: la condanna, ma soprattutto, soprattutto e ancora soprattutto: il rifiuto! E come potrebbe essere diversamente, con un tale frullato di buonismo, relativismo, tecnicismo dello psicologo di turno, del sociologo, dello psichiatra, del biografo dell’assassino, del criminologo, del tuttologo. Sembra di poter finalmente vedere con i propri occhi Pinocchio sul letto della fatina in mezzo ai dottori che discutono se il burattino sia vivo oppure morto. E poi, solito dessert, non poteva assolutamente mancare il puntuale perdonismo di un perdonatore che non è compreso neanche da un religioso come don Rigoldi (ma, al di là della chiara spiegazione del sacerdote riguardo cosa sia il perdono nel suo giustamente lento maturare nella persona che conquista in sé stesso una cosa del genere a fronte di tanto schifo, si può sapere se qualcuno lo aveva chiesto, il perdono? C’era qualcuno che stava chiedendo di espiare per ciò che aveva fatto? Era il padre, il marito, a perdonare? E’ possibile un perdono parziale alla faccia della signora il di cui marito è tutt’ora in ospedale pugnalato e semi scannato?).
La faccenda diventa estremamente incongruente rispetto a un naturale orrore, e quindi rifiuto di simposi con presunzione esplicativa e digestiva di simili misfatti da parte, credo, di molti spettatori “terrestri”. Lamento infatti, con quest’ultimo termine, la situazione per cui spesso lo scrivente debba sentirsi un marziano di fronte a personaggi tipo Vespa e Mentana quando questi vanno a trattare di cose in un modo per il quale il fine sembra più che altro essere quello di quando si macella un maiale: non si butta niente!
Scrupoli a riguardo me li ha tolti fra l’altro abbastanza il buon Gad Lerner, che l’altra sera si trovava su un programma di LA7 dove in studio sedevano appunto Vespa e Mentana. Io non rispecchio in sostanza il pensiero politico sociale di Lerner, ma lo ringrazio ancor più per questo, per avermi manifestato come per la comune convivenza e progresso civile sia vitale una coerente onestà intellettuale che il giornalista ha gentilmente e veracemente presentato.
Di fronte a lui, gli altri due sembravano mancare di spontaneità, di genuinità, di coraggio di pensiero. Mancava solo una loro frase tipo “Che devo fa’? Devo portà la pagnotta a casa…”
E in effetti le trasmissioni di Vespa e Mentana, simil idrovore mediatiche di fatti quotidiani su cui più che altro si banchetta, sembrano appunto essere più pagnotte loro che mie.
L’immagine del dollaro con la famosa scritta “In God we trust”, che accompagna questo articolo, può non apparire inerente in modo chiaro, per cui specifico che per me quanto sopra è di per sé parte di qualcosa più vasto, che è poi la tendenza pura e semplice dell’uomo a fare quello che gli pare e piace alle spalle del prossimo, nel piccolo, se vogliamo, ma anche fino alle atrocità. Lo fa e basta, e allora può essere “orrore” e basta, con buona pace dei tuttologi e parenti di questi. Oppure ha (aveva) bisogno di una scusa per farlo, di un’idea, e allora, oltre alla mancanza del senso di colpa da parte di chi agisce, non troviamo più improvvisamente neanche l’orrore, soprattutto se chi commette il misfatto è poi lo stesso che dovrebbe giudicarsi, lo stesso che scrive la storia, il più forte…
I nazisti, i tedeschi dell’epoca che diedero il loro consenso politico, avevano posto con certe motivazioni storiche il popolo ebreo come un parassita universale, nemico dell’umanità. Questa fu la loro “idea”. I tedeschi hanno perso la guerra. Ma gli americani degli Stati Uniti (che hanno invece vinto la guerra) quanti “nemici” sono sempre riusciti a trovare qua e là? Dentro e soprattutto fuori?
Quante idee hanno sempre avuto (e hanno) nel loro cappello a cilindro iniziando dalle popolazioni africane deportate nei secoli passati a quelle native pellerossa trucidate, sterminate, fino alla bomba atomica , Corea, Vietnam, e ancora bombe odierne?
A me sembra che questi signori l’idea di fare un po’ quello che gli pare, l’abbiano sempre avuta, e anche in Italia, con i loro aerei per i nostri cieli causando magari vittime a nord e a sud (Ustica… per cortesia qualcuno la smetta, la faccia finita di prenderci per i fondelli. Un po’ di pudore almeno a fronte delle cronache del tempo con l’aereo libico “caduto” in Calabria), ma anche in altri modi elencabili, e memorabili come quello di Sigonella che giustamente fece uscire fuori dai gangheri Bettino Craxi…
Diretti cugini d’altronde di quegli inglesi che a guerra finita da tempo arrestarono, giudicarono sommariamente e fucilarono l’unico generale italiano che dopo l’armistizio si era opposto vittoriosamente ai tedeschi, impedendogli di impossessarsi del porto di Bari; ma due prigionieri inglesi erano stati uccisi, colpiti mentre erano in fuga, e il generale pagò per questo, e gli inglesi furono contenti, con la loro Norimberga ad hoc per la quale mai hanno chiesto scusa. Come ora sono contenti di poter dire agli iracheni che certe cose non si fanno, che non è stato bello aver impiccato Saddam. Non capisco, probabilmente volevano farlo loro.
Non c’è colpa, non c’è orrore, da parte del forte, del vincitore. “Avete perso la guerra? Allora zitti e ringraziate il cielo per come poi v’è andata. L’ha detto anche Berlusconi!”
Bella “idea” quella frase sul dollaro: “In Dio noi confidiamo”; chissà in che modo riescono a tenersela contemporaneamente alla pena di morte, a come a volte barbaramente la infliggono, ma forse si riferiscono a Baal.
Diceva il povero poeta:
Napolone fa la guerra
trullallero trullallà,
e poi dà ‘na carammella
a chi ancora sta a guardà
e s’engozza de parole
sulla pace necessaria
co’ le bombe, morti e fame,
come er grano… cor letame.
De ‘na pace popolare
che je frega a dà ‘na smossa,
se già fece zompa ‘n ‘aria
la nazzione pellirossa:
donne, pupi, ‘n gran frullato,
pe’ concime necessario
a ‘na feccia, già europea,
ch’ammazzava… co’ n’idea.
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