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Il Vangelo - Gv 8, 1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi.
Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.
Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa...
Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.
E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.
E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.
Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.
Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”.
E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.
Il commento
"Va’ e d’ora in poi non peccare più".
Questo vangelo è un capolavoro di Misericordia e di giustizia.
Una traccia per comprendere pastoralmente il cammino della Chiesa.
Il punto centrale sta proprio nell'affermazione finale di Gesù che riassume tutti vari aspetti del fatto narrato da Giovanni.
In periodi come i nostri ammalati di politicamente corretto, di buonismo, di relativismo diffuso, di uso e consumo addomesticato da parte dei "cattolici" progressisti della Parola di Dio, emerge una situazione chiara sull'operato che sta faticosamente portando avanti Papa Benedetto XVI.
Ma è anche una Parola chiara contro i fondamentalisti e conservatori irrigiditi verso posizioni che garantiscono la loro autostima più che il bene della Chiesa e dell'uomo.
Le persone vanno giudicate? Si ma non vanno condannate.
Il giudizio è fondamentale nella nostra vita; quello da evitare è il giudizio definitivo che può dare solo Dio; noi però dobbiamo giudicare, soprattutto le situazioni, guai se non lo facessimo.
In realtà spesso coloro che dicono di non giudicare stanno dicendo velatamente "non mi giudicare".
Questo giudizio verso se stessi, doveroso, che una volta si chiamava esame di coscienza è opportuno e vivamente consigliato, purché sia fatto con lo sguardo di Gesù, che non condanna ma promuove l'uomo a maturare, a cambiare e a crescere. Questo comporta, inevitabilmente, a volte, dei tagli chiari e decisi; anzitutto con il peccato.
Il problema degli scribi e dei farisei in questa pericope evangelica è che essi hanno rifiutato in realtà di giudicarsi e scatenano proiettivamente la rabbia del senso di colpa con una aggressività verso l'adultera.
Vogliono sentirsi giustificati.
Ma in realtà non servono Dio ma la proiezione di Dio che si sono costruiti per rassicurarsi.
Insomma adorano il vitello d'oro della loro testa e non il Dio di Gesù Cristo.
Gesù, che è Signore, Maestro e pedagogo rivela la realtà.
Occorre si il giudizio, ma soprattutto verso se stessi e soprattutto non bisogna mai condannare.
La pillola non va mai addolcita: il peccato è peccato. Ma la condanna non aiuta ad uscire fuori dal giogo di morte del peccato. Piuttosto occorre invece il giudizio sul peccato e cioè chiamare bene il bene e male il male e scegliere, con Cristo, di non peccare più. Ciò che va condannato è il peccato!
La persona è troppo importante per Dio che ha donato per ogni uomo e donna il Suo Figlio non per giudicare (nel senso di condanna) il mondo, ma per salvarlo.
Proprio per questo serve anche il giudizio come discernimento costante.
La pratica assidua di una buona confessione si dimostra fondamentale, meglio ancora se accompagnata da una sistematica direzione spirituale.
Altro aspetto importante. Quando l'uomo è liberato dal giogo del peccato, del senso di colpa, acquista la coscienza di colpa, cioè il corretto approccio a se stessi e alla realtà con gli occhi di Cristo.
Significa che il senso di colpa uccide se stessi e gli altri mentre la coscienza di colpa promuove la verità di sé, la conversione e la "fantasia nello Spirito" di trovare soluzioni di vita a situazioni di morte.
Cioè lo Spirito Santo che convince al peccato (cioè offre il giudizio e non la condanna, il discernimento e non la catena del senso di colpa) fa vedere sempre una via nel deserto della nostra vita.
E' lo Spirito Santo che apre prospettive nuove a situazioni oscure, dentro e fuori di noi.
E' lo Spirito Santo che promuove il bello ed il vero e rialza il nostro sguardo non solo ripiegato su noi stessi ma piegato verso la tristezza, il male, dentro e fuori di noi.
E' lo Spirito Santo che apre alla speranza con quella potente parola "và", cioè vivi, cammina, gioisci e "non peccare più", cioè sii protagonista con Me, dice Gesù, del tuo destino. Sii Chiesa.
Non seguire i profeti di sventura che ti dicono che è impossibile oggi essere onesti, casti, ragionevoli, retti e gioiosi; non seguire coloro che ti dipingono solo le brutture del mondo; non seguire il pessimismo di coloro che sembrano cristiani ma stanno seguendo solo le loro paure e i loro idoli.
Non seguire coloro che spengono la speranza in un mondo migliore più a dimensione di Cristo e quindi a dimensione d'uomo,
piuttosto apriti alla gioia: "và e non peccare più!".
Questo significa fare Pasqua con i tuoi fratelli.
Dal sito www.zammerumaskil.com
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