| Trattato sull'obbedienza |
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| Scritto da Makarios | ||||
| mercoledì 14 febbraio 2007 | ||||
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Dio sta parlando a Caterina sull’obbedienza e in particolare: “dove si trovi l’obbedienza; chi ce la toglie; quale sia il segno che l’uomo l’abbia o no; quale sia la sua compagna, e da chi sia nutrita” (Capitolo 154). “Allora il sommo, eterno e pietoso Padre, volse l’occhio della sua misericordia e clemenza verso di lei dicendo: - O carissima e dolcissima figliuola, il santo desiderio e le giuste domande devono essere esaudite; perciò Io, somma verità, adempirò la mia parola, soddisfacendo alla promessa che ti feci, e al tuo desiderio. Se tu mi dimandi dove trovare l’obbedienza, la cagione che te la toglie, ed il segno che tu l’abbia o no, io ti rispondo che la trovi compiutamente nel dolce ed amoroso Verbo, Unigenito mio figliuolo. Fu tanto pronta in lui questa virtù, che, per compierla, corse all’obbrobriosa morte della croce. Chi te la toglie? Guarda il primo uomo, e vedrai la cagione che gli tolse l’obbedienza, imposta a lui da me, Padre Eterno: fu la SUPERBIA, che uscì e fu prodotta dall’amor proprio e dal compiacimento verso la sua compagna. Questa cagione gli tolse la perfezione dell’obbedienza e gli diede la disobbedienza; gli tolse la vita della grazia, e gli diede la morte, cosicché perdé l’innocenza, cadde nell’immondezza e in grande miseria. E non solo lui, ma vi incorse tutto il genere umano, come già ti dissi. Il segno che tu abbia questa virtù è la pazienza; se non l’hai, l’impazienza te lo dimostra veramente. Ed è proprio così. Ma sta attenta; perché l’obbedienza s’osserva in due modi, uno più perfetto dell’altro, sebbene non siano separati ma uniti, come ti dissi dei Comandamenti e dei Consigli. L’uno è buono e perfetto, l’altro è perfettissimo. Non vi è nessuno che possa giungere alla vita eterna, se non è obbediente; senza l’obbedienza nessuno vi può entrare, poiché il cielo fu dissertato con la chiave dell’obbedienza, come si era serrato con la disobbedienza di Adamo. Io poi, al vedere che l’uomo, che tanto amavo, non tornava a me suo fine, costretto dalla mia bontà infinita, presi le chiavi dell’obbedienza e le posi in mano al dolce e amoroso Verbo, mia Verità; ed egli, come portinaio, dissertò la porta del cielo. Senza questa chiave e questo portinaio, che è la mia Verità, nessuno ci può andare. Perciò egli disse nel santo Vangelo che nessuno poteva venire a me, Padre, se non per suo mezzo.Questa virtù ha una nutrice che l’alleva, ed è la vera umiltà; onde l’uomo è tanto obbediente quanto è umile, e tanto umile quanto obbediente. L’umiltà è balia e nutrice della carità: col suo medesimo lume nutre la virtù dell’obbedienza. La sorella data dall’amor proprio della disobbedienza, è l’impazienza, che viene nutrita dalla superbia. Così l’uomo, nelle tenebre dell’infedeltà, corre per la via tenebrosa, che gli dà morte eterna”. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (11) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 474
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 16 febbraio 2007 ) | ||||
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