| L'insostenibile intolleranza dei laicisti fanatici |
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| Scritto da Marat | ||||
| domenica 20 maggio 2007 | ||||
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Il raduno di circa un milione di persone (alcuni dati non ufficiali parlano di molti di più, altri lo riducono a circa seicentomila, comunque un numero ragguardevole, altro che primo maggio!) che si incontrano in un’atmosfera di gioia e serenità, nella massima tranquillità senza creare turbative di ordine pubblico o apprensioni nei commercianti che hanno bottega nelle vicinanze, e che manifestano “pacificamente” con la loro sola presenza, non politicizzate anche se i politici che ne condividono lo spirito sono stati presenti (e perché mai non avrebbero dovuto?), dicevo questo festoso megaraduno, lontano anni-luce dalle manifestazioni intrinsecamente violente di ben altre frange sociali, ha dato molto fastidio a parecchia gente.
Cioè a tutta una genìa di individui biliosi e inaciditi che, il giorno appresso, hanno scatenato un vergognoso fuoco di fila dalle loro tribune mediatiche cercando di minimizzare, censurare, bacchettare, ridicolizzare, contestare, addirittura demonizzare l’evento nel nome della difesa della cosiddetta “società laica” di questo disgraziato paese (disgraziato perché ci sono loro). Ho letto i loro articoli, ho ascoltato i commenti, ho valutato le successive precisazioni di costoro. Mi sono trattenuto a stento a rispondere subito alle loro argomentazioni (!) da questa tribuna, per evitare che l’irritazione e lo sdegno mi spingesse a dire cose troppo cattive. Ho lasciato sedimentare la rabbia, ho riflettuto sulle loro considerazioni trite e ritrite, frutto di vistosi preconcetti viziati da un’intolleranza di fondo, nonostante tutti costoro si spaccino per paladini delle libertà e dei diritti delle minoranze, dimenticando così in malafede quelli della maggioranza. Che alla loro faccia, e malgrado loro facciano di tutto per scoraggiarla e combatterla, si professa cristiana, seppur con tutte le limitazioni e imperfezioni. La congrega dei laicisti in servizio permanente effettivo, che si indignano a ogni piè sospinto sulle “ingerenze” del Vaticano, che criticano i riflessi pratici della cultura cristiana sulla società in termini di scelte e posizioni civili bollandoli come “oscurantismo cattolico”, che aggrediscono verbalmente e non solo i cattolici militanti, religiosi e laici non fa differenza, che prendono apertamente posizione sulle questioni etiche e sulle loro ricadute nel quotidiano, questa accozzaglia di intellettualoidi intolleranti verso la Chiesa e i suoi seguaci, si permette di definire “intolleranti” i cattolici, solo perché questi dichiarano apertamente i loro valori e le loro scelte anziché viverle nel privato, quasi di nascosto come se fossero cose di cui vergognarsi. E questo mentre checche impazzite circolano per le strade e le piazze a sculettare in maniera imbarazzante urlando la loro omosessualità manco fosse un punto di onore (lo chiamano “orgoglio gay, che ci sarà da essere orgogliosi dico io…), mentre prostitute indispettite sfilano con i loro bollini dell’amore sfidando le autorità che limitano i loro affari, mentre sedicenti pacifisti odiatori della società che li nutre infiammano le piazze con bombe molotov e sfondano vetrine e bancomat con spranghe e piedi di porco, mentre qualsiasi individuo o gruppo può dire tutto e il contrario di tutto, liberamente in giro anche sfidando la legge; per i cattolici no, la piazza è vietata, la libertà di espressione è interdetta e limitata solo al focolare domestico, la manifestazione di e per la Famiglia è una buffonata, la presenza dei bambini al Family Day è una “vergognosa strumentalizzazione”. Molti di questi laicisti talebani che ritengono una strumentalizzazione portare i bambini in piazza non sanno forse che in mille altre manifestazioni gente di varia estrazione e ideologia i bambini li ha portati senza imbarazzo, mi viene in mente a titolo esemplificativo il G8 di Genova? E lì si che c’era qualcosa di stonato, visto che un bambino che manifesta contro il G8 che nemmeno sa cos’è è un’assurdità nuda e cruda. Invece se la Famiglia scende in strada a dire:”Ci sono anch’io!”, perché dovrebbe escludere alcuni dei suoi membri, cioè i bambini? Cosa c’entra la politica? Che senso ha manifestare con una famiglia dimezzata per non “strumentalizzare” i piccoli? E questi “piccoli” a chi sarebbero dovuti essere affidati, ai nonni o alla baby sitter, mentre papà e mamma marciavano mano nella mano? E’ chiaro che questa è solo una delle tante accuse pretestuose mosse alla imponente mobilitazione di Roma, nemmeno la più grave. Il signor Scalfari Eugenio per esempio, che periodicamente fa sapere in giro che è ancora vivo tirando fuori dal suo cilindro deliranti articoli da Papa laico scomunicatore dei cristiani mentecatti che seguono ebeti e un po’ rincoglioniti le direttive del loro Pastore e che non hanno timore di esibire la loro bandiera morale, nel suo editoriale del 13 maggio accusa la Famiglia cristiana di essere “omertosa” perché “si chiude a riccio”, tradendo il significato profondo del messaggio evangelico di Gesù che lui, grande teologo, filosofo e pedagogo, ci spiega dall’alto della sua autorevolezza perché noi cristiani siamo un po’ tardi di comprendonio. E ce lo spiega secondo i suoi disegni reconditi, indicandoci la via della famiglia aperta, che tutto include e tutto metabolizza, che ripudia i legami familiari per aprirsi all’amore. Probabilmente di gruppo, magari con gli zii gay e la vicina di casa lesbica, passando per l’amico segreto della mamma e inserendoci le ragazze del figlio. Senza legami, senza distinzioni. Un’ammucchiata, ma libera dalle pastoie dell’oscurantismo cattolico che invece pensa stupidamente a un microsistema equilibrato con genitori e figli, cellula costitutiva della società. E comunque aperto ai rapporti umani con i parenti e gli amici, secondo una dinamica sana di distinzione ma di accettazione degli altri. Per il signor Scalfari Eugenio invece la Famiglia suddetta è evidentemente il peggiore dei mali perché intrinsecamente egoista, e frutto delle mene segrete della “lobby” cattolica, vero potere segreto che condiziona la vita politica di questo disgraziato paese (e bis!). Ci manca solo che faccia sue le parole dello squallido geologo fallito Tozzi che si rammarica che in Italia non si sia fatto come nella Spagna repubblicana della guerra civile in cui i preti e le monache, sporchi “bacarozzi”, venivano bruciati vivi e crocifissi sulla porta delle chiese, o massacrati a bastonate perché nemici del popolo. Anzi, la manifestazione pro-Famiglia “ha indebolito la democrazia italiana”. Capito cosa dice questo intellettuale (!) buono per tutte le stagioni, ex fascista, ex azionista, ex socialista, ex radicale, ex comunista, questo signore che sbandiera il suo camaleontismo sostenendo che “solo gli imbecilli non cambiano mai idea”, trasformando con disinvoltura da prestigiatore il suo opportunismo politico-ideologico in un merito da intelligenza superiore? La Famiglia che scende in piazza è un pericolo per la democrazia italiana. Non lo sono i terroristi islamici che si annidano nelle moschee disseminate ovunque, non lo sono i disobbedienti e le tute bianche con le loro appendici nere che sfasciano e distruggono, non lo sono i centri sociali mantenuti a sbafo dai comuni (cioè foraggiati da noi) che si distinguono per la loro civile e discreta presenza nel tessuto urbano delle città, non lo sono nemmeno la mafia e la camorra e nemmeno i teppisti degli stadi. No, il vero pericolo si annida in Famiglia, per cui sarebbe ora che il Ministro dell’Interno prendesse i debiti provvedimenti, financo il confino o il lager per i pericolosi sovversivi cattolici. La Famiglia che sfila in festosa allegria è manipolata “dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro”: non che venga in mente all’arteriosclerotico pontefice laico che magari le “destre”, con tutti i loro limiti e le loro mancanze, forse hanno un concetto di famiglia un pochino più vicino alla mentalità cattolica delle “sinistre”, per le quali tutto fa brodo comprese le unioni innaturali sdoganate come una cosa normale e sacrosanta e gli accoppiamenti di una settimana aperti a chiunque si iscriva all’ammucchiata. E poi il finale: la turpe lobby cattolica di medievali memorie “sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità”. Neanche qui il dubbio timido che questa “lobby” raduni una vera maggioranza, poco visibile perché silenziosa, non violenta, non appariscente, ma che quando “fa outing” sbalordisce con i suoi numeri da maggioranza bulgara. Vi ricordate le masse cattoliche al Giubileo, i due milioni di giovani a Tor Vergata, le giornate mondiali della gioventù eccetera? Certo, per il barbuto sacerdote del laicismo il concetto di democraticità legato al rispetto delle posizioni della maggioranza è un tabù: la democrazia è un bene da tutelare ma che non deve essere usato dai cattolici per impadronirsi delle leve del potere con la forza dei loro numeri. Loro devono mantenere un basso profilo, defilarsi di fronte a ogni scelta morale se la gerarchia ecclesiastica prende posizione, accettare sostanziali variazioni del loro patrimonio di valori nel nome della tutela degli “altri”, o al limite custodirli nel profondo dell’animo senza esternarli per non “offendere” le coscienze altrui, islamici, laici, atei, agnostici, buddisti, avventisti, animisti e compagnia bella, rifiutare di essere quello che sono per non subire l’accusa di essere manipolati dalla Chiesa. La quale ovviamente deve essere intesa come Chiesa del silenzio: non deve rompere, deve solo avvallare con tutta la sua influenza solo quelle scelte politiche altrui che per caso condivide come la battaglia contro le guerre o contro la pena di morte, ma se appena cerca di scavalcare il confine insidioso e sottile che i censori scalfaristi le impongono, tipo l’aborto o l’eutanasia, allora deve essere imbavagliata e bacchettata in quanto oscurantista e medievale. Ma lo Scalfari già entusiasta sostenitore del Duce (vabbè, è stato un errore di gioventù, dice, però io a vent’anni non scrivevo deliranti articoli sulla superiorità della razza e sulla storica missione dell’Italia fascista), lo Scalfari littorio ha numerosi figli e nipotini e anche nipotastri che fanno a gara nel presentarsi come truci sacerdoti del laicismo di Stato contro lo “strapotere cattolico”. Se qualcuno in giro vede strapoteri cattolici me lo dica, forse devo andare dall’oculista. C’è Michele Serra che ritiene “del tutto fuori misura le grida levatesi… anche a sinistra contro le poche e lecite frasi di critica pronunciate al concerto del primo maggio”. Cioè un guitto avvinazzato spara a zero sulla Chiesa trattandola come una cupola mafiosa ma questa è critica lecita; la replica dell’Osservatore romano invece è “fuori misura”. Neanche a un reo confesso condannato in tribunale si nega il diritto di parola, alla Chiesa e chi la difende invece sì. C’è Corrado Augias che scimmiotta il totem Scalfari nella demonizzazione della Chiesa uscendosene con concetti a dir poco aberranti: accusa con astio “il Papa regnante e alcune personalità a lui vicine” per una “martellante” serie di dichiarazioni “di contenuto a volte eversivo”. Che tradotto dal linguaggio involuto trasudante disprezzo e malanimo del saccente giornalista, tra l’altro autore di testi imperdibili nel panorama culturale mondiale come “Inchiesta su Gesù”, vuol dire di contenuto terroristico. La Chiesa cattolica come Al Qaeda, ci mancava anche questa! C’è un vignettista ormai alla frutta come Vauro che se n’esce con disegnini patetici sul Family Day dove due mamme si chiedono angosciate se portare alla manifestazione i loro bambini visto che ci sono… tanti preti. Cioè tutti i preti sono pedofili, ovvio. Già sono fascisti perché portano l’abito nero, in più allevano catechiste sataniste che fanno giochino erotici con i bambini nelle scuole quindi il dilemma delle mamme è più che valido. E’ questa satira? Sarà, a me non fa ridere, per molto meno nei paesi islamici si è scatenata la rabbia contro timide vignette sul profeta, che Dio lo abbia in gloria: ma se i musulmani si incazzano e mettono a ferro e fuoco i loro paesi contro la satira altrui i laicisti a senso unico di casa nostra tacciono, anzi stigmatizzano “l’insensibilità di alcuni nei confronti dei valori e delle posizioni religiose altrui”, però la satira volgare e feroce contro il mondo cattolico va bene e se la Chiesa si offende allora lede il diritto di parola, di satira, di espressione e quant’altro (notare: questa gentaglia ha solo diritti, gli “altri” hanno solo doveri e guai se fiatano). Ci sono i post-comunisti, vetero-comunisti o neo-comunisti tipo Caruso, Mussi, Grillini e soci che sottoscrivono un documento contro “l’attacco spropositato” effettuato dall’Osservatore Romano contro la vergogna del primo maggio, C’è gente come Fusco che scrive su Metro un editoriale fastidioso e indisponente dal titolo eloquente: “Fossi Bagnasco rinuncerei alla scorta”, in cui da saccente moralista spiega che “la Chiesa ha smarrito il senso della propria storia”, che lui prova a spiegare con paziente paternalismo ai cattolici sempre più ottusi, dicendo che i poliziotti intorno al prelato lo allontanano dalle pecorelle smarrite autrici delle minacce di morte che, in quanto disperati, il Signore vuole a sé. La situazione del vescovo nel mirino degli integralisti anti-cattolici protetto dalla scorta lo “impressiona”, anzi lo “indigna”. Che diamine, un prete circondato da sbirri! Dovrebbe andare in giro da solo a fare da bersaglio perché è nel genoma dei cristiani la predisposizione al martirio, se poi lo Stato ne tutela l’incolumità fisica con un servizio di protezione lui vi dovrebbe dignitosamente rinunciare. E chi è questo Fusco che dà lezioni di stile e di morale? Quale primato etico può autorizzarlo a sgridare il vescovo dicendogli quello che deve e non deve fare? In un paese poi che la scorta la concede veramente a cani e porci come i politicanti da due lire e certi magistrati su cui non mi soffermo e perfino Costanzo, si lui, il panzone baffuto che per l’attentato a via Fauro tutto da spiegare ancora usufruisce da tempo immemore della protezione che oggi funge più che altro da status symbol! Invece il monsignore dovrebbe dire “no grazie” perché è un prete, quindi sacrificabile. Come i vari don Puglisi e altri martiri, che diventano buoni per i laicisti da strapazzo solo da morti, perché non danno più fastidio e anzi possono essere anche strumentalizzati al bisogno. E che dire di Flores D’Arcais, che equipara la dura presa di posizione dell’Osservatore Romano contro certa satira becera e indecente a una… fatwa musulmana? Confondendo un’opinione dissenziente legittima con una condanna religiosa foriera di immediate conseguenze pratiche (tipo Salman Rushdie)? E che sostiene che il vero terrorista è il Vaticano oltranzista e intransigente che mette bocca in ogni questione morale, auspicando il ritiro dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede? Non è una boutade, è tutto vero!!! E se la Chiesa non parla di morale, di teologia, di scelte etiche, di che dovrebbe parlare? Del sesso degli angeli? Questo si chiama integralismo laicista. Questa è dittatura culturale. Questo atteggiamento è vera “cattofobia”, altro che l’omofobia dei cattolici verso i gay! E a questa continua aggressione culturale, a questo linciaggio morale il mondo cattolico dovrebbe porgere l’altra guancia? Per mostrarsi buono e politicamente corretto dovrebbe incassare in silenzio e magari ringraziare questa masnada di moralisti da due soldi infarciti di idee confuse il cui collante è solo l’astio, l’ossessione anticattolica? Apprezzare i loro consigli, accettare le loro esegesi bibliche e neotestamentarie? Chiedere continuamente scusa, per oggi e per ieri, dalle crociate alle guerre di religione, dall’Inquisizione a Franco? No, basta. Noi cattolici ci siamo rotti di sentire da ogni parte lezioni di morale, catechismo da due soldi elargito con saccente pedanteria da laici atei e agnostici, che mostrano più rispetto per Scientology che non per la comunità cristiana. Ci siamo stufati di attacchi astiosi e gratuiti scatenati da sedicenti intellettuali autoreferenziati che della dottrina cristiana prendono solo quello che fa loro comodo, interpretandolo male e riciclandolo peggio, piegando determinati contenuti alle loro esigenze, estrapolando dal contesto singole frasi e singoli concetti del Vangelo per inventarsi un loro “cristianesimo vero, evangelico, del vero Gesù di Nazareth”, come se ci fosse bisogno di precisarlo manco esistessero che so io Gesù di Frattocchie o di Pistoia. Noi non possiamo impedire gli attacchi velenosi dei nemici del Cristianesimo, aperti o subdoli fa lo stesso, però possiamo loro rispondere con gli argomenti che abbiamo a disposizione. E sono tanti, di forma e di sostanza. Sta a noi avere il coraggio di scendere in campo contro questi anticattolici da circolo radical chic o da osteria per rintuzzare tutte le loro menzogne, e per dimostrare che la spiritualità cattolica non è una condizione di cui vergognarsi, ma un modo di essere di cui andare fieri. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (19) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 628
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