| Vallettopoli e dintorni |
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| Scritto da Marat | ||||
| venerdì 08 dicembre 2006 | ||||
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La maxi-inchiesta scandalo degli anni novanta, oltre a produrre un terremoto politico che ha segnato uno spartiacque nella storia della Repubblica (dalla Prima alla Seconda), a distruggere la carriera e l’”onorabilità” di tanti politici di professione e non, e a lanciarne di nuovi con l’aureola dei salvatori della baracca che tutto avrebbero sistemato, imponendoci l’ipocrisia della “superiorità morale” di una parte rispetto agli altri, ha inaugurato il filone linguistico pseudogrecizzante dell’uso ardito del suffisso “poli”.
I giornalisti, poveri di fantasia e avidi di parole e immagini evocative, si buttarono a capofitto sul neologismo con imbarazzante ingordigia per riciclarlo e riadattarlo di volta in volta per gli usi del caso. Così lo scandalo del ministro De Lorenzo e dei coniugi Poggiolini divenne “Sanitòpoli”. Poi saltò fuori la storia (saputa e risaputa) del mercato nero degli affitti per gli studenti fuori sede, e lo scandalo finito a tarallucci e vino degli appartamenti del Comune nel centro storico di Roma dati in affitto a prezzi ridicoli a esponenti del mondo politico (vero D’Alema?) e fu la volta di “Affittòpoli”. A seguire ci furono gli scandali della cooperazione con l’Albania e dei container accatastati e saccheggiati o venduti al mercato nero (“Esercitòpoli”), poi il “Vallettòpoli” numero 1 (quello del “merolone” e di Raffaella Zardo, neo sedicente giornalista arruolata nelle scuderie di Emilio Fede che all’epoca “indirizzava” nei letti giusti le ninfette aspiranti star), e poi la Chernobyl del calcio, cioè “Calciòpoli” (ma una scuola di pensiero radicale opta per “Moggiòpoli”), fino all’attuale “Vallettòpoli 2 la vendetta” con la porcelletta di turno appartenente a un giro di gnocche che dedica le sue attenzioni particolari a politici e politicanti onde avere l’investitura catodica. Anzi, oramai si parla senza più riserbo di “Velinòpoli”, attribuendo alle recenti vicende boccaccesche di letterine, letteronze, patonze e affini un significato sicuramente più pregnante, scaturito oserei dire dalla necessità di una palingenesi morale che cerchi di esorcizzare il disonore gettato protervamente sulla nobile arte della velina. Allora, a quando i nostri giornalisti si lanceranno nelle supreme sfide linguistiche tipo “Cannòpoli”, dedicata agli onorevoli cocainomani e drogati, o “Puttanòpoli” per indicare lo star system televisivo che impone il pedaggio dei letti a donne e uomini? E che ve ne pare di “Cazzatòpoli” per definire buona parte delle leggi prodotte da questa congrega di deputati che pensa alla propria visibilità politica (e al proprio portafoglio) ma non si preoccupa minimamente delle reali esigenze della gente onesta pagatrice di tasse asfissianti, dirette e indirette, e stufa di servizi insoddisfacenti, di giustizia inefficiente, di sanità al collasso e di mancanza di sicurezza? Gente, poveraccia, che vive nell’inquietante mondo di “Fessòpoli”. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (9) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 402
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 09 dicembre 2006 ) | ||||
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