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E’ senz’altro destinato ad essere ricordato come il capolavoro dell’anno 2007 l’ultimo sforzo creativo di Richard Crowstone.
Icona assodata e riconosciuta del genere fantascientifico, il regista (e anche produttore) di Seattle supera nell’ultimo suo film ogni possibilità di immaginazione entrando nell’inconscio dell’uomo e proiettandolo in una finale, apocalittica e fatale decadenza dell’umanità intera sparsa sul globo terrestre.
Ci troviamo nell’anno 2073; le potenze democratico liberiste assorbono ormai il 90% della popolazione mondiale. In Africa, chi doveva morire di AIDS, fame e mattanze tribali, è ormai morto e sepolto da tempo; anche la popolazione araba, decimata e stremata dopo il colpo subito a causa delle scoperte scientifiche che hanno alla fine reso non più necessario l’uso del petrolio, viene assorbita volente o nolente nell’orbita di un mondo in cui il processo consumistico, ormai inarrestabile, sembra essere destinato a continuare fino ad una inevitabile generale autodistruzione dell’umanità.
Crowstone focalizza e descrive in sostanza il momento in cui in questo processo viene immolata definitivamente l’istituzione naturale della famiglia, portando al limite estremo la normalità, da parte dell’uomo del tempo, di non poter più fare a meno di ogni cosa che un individuo semplicemente pensi di desiderare.
Il divorzio, l’aborto, avevano già in precedenza ridotto le porzioni di un ego adulto destinate ai figli.
Ma ora non basta più; l’individuo non sopporta più, in breve, il fatto di non poter essere sempre, per tutta la vita, lui, figlio, almeno di sè stesso.
L’idea di Crowstone è a questo punto quella di proporre nella vicenda un consequenziale allargamento dell’esigenza omosessuale vista come chiave di volta del problema; ossia sublimando l’amicizia con lo stesso sesso, in una sfera quindi di rassicurante affinità, attraverso atti che portano ai necessari piaceri sessuali, e annullando in tal modo il problema della fino a quel punto ineluttabile forca caudina della condivisione e convivenza con le diversità; siano esse bambini bisognosi di cure o coniugi appartenenti ad un altro, asfissiante, sesso.
Questa l’apparenza, che pur manifestando le progressive istanze di cui sopra, va poi in effetti a coprire ben altre manovre che mirano a strumentalizzare e incanalare quanto va accadendo nel mondo.
Crowstone dipana infatti magistralmente via via la parte iniziale del film in un gioco a doppio binario dove da una parte scorre la paradossale storia delle donne, che più riescono ad affermare i propri diritti e più allo stesso tempo si ritrovano non si sa come a essere anche più di prima sfruttate ed evidenziate come mera ghiottoneria sessuale. Sull’altro lato del binario Crowstone invece pone l’ultima massonica geniale idea di un mai sopito machiavellismo maschilista, che proprio attraverso l’omosessualità intravede una “soluzione finale” dove l’uomo infine va a depositare il suo seme in banca (ben pagato), e le donne, ahimè, le donne mantengono invece per loro natura una esigenza di maternità che possono soddisfare andandosi a prendere l’apposito sperma per procreare come e dove gli pare e piace… affari loro, insomma.
Ad un certo punto la storia comincia man mano a prendere un ritmo sempre più serrato e deciso, con lo stacco sorprendente dell’ormai destinata ad essere, ultima, ma astuta reazione dei governi sulla faccenda. Questi, memori e consci di echi masaniellatici, prendono il protagonista, di origine italiana, Cecco, e fingendo di rispettarlo pubblicamente, riescono invece ad usarlo in modo da screditarlo assecondandone una patetica ignoranza da checca impazzita, e quindi ridicolizzando con lui di conseguenza l’intero movimento gay, di cui Cecco è l'esponente globale riconosciuto. Lo stesso escamotage viene architettato dando risalto e promuovendo i sempre più frequenti cortei omosessuali dove le televisioni di stato, fingendo di simpatizzare, riescono piuttosto in modo a subdolo a far notare a tutti gli spettatori gli aspetti più lerci e triviali del fenomeno dal continuo e pedante aspetto carnascialesco, soffermandosi puntualmente sulle frequenti lingue sfoderate fra schizzi di saliva e ragazzini portabandiera.
Ma Zeffiro, omosessuale colto e raffinato di fama e ascendenza mondiale, capisce tutto (ma non di essere comunque strumentalizzato dietro le quinte dai furbi massoni maschilisti che lo stanno aiutando), e prende lui in mano le redini del movimento gay facendo al contempo cacciare Cecco Pavone, ormai completamente impazzito e ubriaco del proprio presenzialismo nelle televisioni, e lo fa rinchiudere in un centro per diversamente abili di mente.
Pausa. L’opera di Crowstone, giunta al punto fin qui illustrato, ci porta con un caleidoscopio scenografico sempre più vorticoso e suggestivo di immagini silenziose in un tempo ancora più surreale e futuro dove l’incontro fra il movimento gay globalizzato e l’iperbole consumistica hanno infine reso fenomeni da baraccone le rare coppie eterosessuali ormai in scontata via di estinzione; queste non possono fra l’altro neanche baciarsi in pubblico, per via del retaggio di oramai vecchie leggi governative mai tolte, che vietano atteggiamenti come il bacio eterosessuale da praticare esclusivamente fra le mura domestiche, altrimenti lesivo per evidente ostentata discriminazione verso la popolazione omosex. Anche la pedofilia ha fatto passi avanti, trainata da leggi che non permettono la sua pratica, ma al contempo sono però compiacenti verso il fatto che i ragazzi possano esprimere e vivere liberamente la propria sessualità; e se questo riguarda un gradimento “loro”, dei ragazzi, verso persone adulte, anche dello stesso sesso, amen.
Ma ancora non è finita. Il finale a sorpresa, dalle scene crudamente apocalittiche, non è decenza svelarlo qui, per rispetto ai futuri spettatori che pagheranno il biglietto… ma posso terminare facendo notare in proposito come Crowstone durante il film in fondo suggerisca e faccia percepire la sostanza dell’epilogo: la massoneria maschilista, sempre ben nascosta dietro la lobby gay, prevedeva nella vicenda che alla fine gli uomini potessero diventare per convenienza tutti omosex con uno stile di vita risultante sicuramente assai più godereccio rispetto al mondo gay femminile.
La donna avrebbe infatti per sua natura seguitato a desiderare la maternità, e quindi ad assicurare la continuità della specie, ancora una volta bene o male sul suo groppone, ma in modo finalmente esclusivo riguardo possibili responsabilità maschili. Ma, sembra chiedersi Crowstone, e se le donne alla fine non fossero d’accordo?
Degna di nota, al contempo esilarante e significativa, la scena nel film dove in un talk show Cecco Pavone esce letteralmente fuori dai gangheri, insofferente all’ennesimo cattolico che dal pubblico gli si para davanti opinando come l’etica del consumismo secondo lui abbia indebolito inesorabilmente la volontà dell’uomo, rendendolo ormai generalmente insofferente a qualsiasi rinuncia. Alla fine, via il coniuge e via anche i figli. Ora (per ora), accetterà il coniuge dallo stesso sesso che gli assicurerà tanti problemi e rinunce in meno, e in cui potrà rimirare quasi sé stesso, come in uno specchio; in breve, gay si nasceva, ora ci si diventa; e sempre più ci si potrà diventare, in quanto faccia parallela di un consumismo sempre più totalitario, con il quale va a formare la stessa mortale medaglia.
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