| Tanti garanti e poche garanzie |
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| Scritto da Marat | ||||
| martedì 11 dicembre 2007 | ||||
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Che l’Italia sia il paese dell’anarchia elevata a legge, anzi, a stile di vita, è ormai assodato.
Nonostante ciò, al cittadino medio che è stato educato a rispettare le regole, l’ordine, a non protestare, a obbedire senza eccezioni, che poi non è raro ma anzi rappresenta la maggioranza nella società, non può certo andare giù lo sbando sempre più osceno in cui sprofonda il paese reale. L’ultimo colpo al regolare svolgimento della vita lo stanno dando in questi giorni i camionisti, che dimostrano la loro forza contrattuale paralizzando l’Italia con uno sciopero ad oltranza della durata prevista di cinque giorni.
Blocchi stradali, camion a passo di lumaca, presidi, picchettaggi, esaurimento delle scorte di carburante, insomma tutto l’armamentario della protesta (in)civile esibito a tutela degli interessi di categoria. Che poi i camionisti abbiano ragioni da vendere mi sembra onesto riconoscerglielo. Si lamentano tra l’altro delle imposte aggiunte sul carburante e sulle tasse dirette e indirette (ma và, Prodi aveva promesso di non aumentarle, vi ricordate?), che ovviamente penalizzano i trasporti con un aumento dei costi che alla fine della catena dei servizi viene comunque scaricato sui consumatori. Niente di nuovo, quindi, ragioni valide e sacrosante ma che vengono difese e anzi imposte con la violenza e l’illegalità. Perché se tu protesti per un tuo diritto ma ledi un mio diritto (quello di circolare per lavoro o per diporto) allora fai un atto illegale, oltre che immorale. Come se il vecchietto con la pensione sociale, siccome non arriva a fine mese, allora si reca al supermercato con la pistola, spara alla cassiera e si frega l’incasso della giornata. Cosa c’è infatti di diverso tra le due azioni? Se bloccando la strada mi impedisci per esempio di correre in ospedale a portarvi mio nonno infartuato non è la stessa cosa? Ma la cosa più irritante è che queste proteste selvagge sono ormai continue e refrattarie ad ogni forma di regolamentazione. C’è stato uno sciopero dei trasporti locali e nazionali per le solite richieste di aumenti e riduzione delle ore di lavoro con una paralisi quasi totale del paese; dopo DIECI giorni c’è stato il bis, e pochi sono riusciti a capirne i motivi. C’è stato a Roma lo sciopero dei tassisti contro le liberalizzazioni e l’immissione di nuove licenze, con un’altra paralisi della circolazione nella città: disagi, inconvenienti, rotture di coglioni massicce per i cittadini lavoratori e che fa il Comune? Piega la testa al ricatto rinviando e limitando il rilascio di nuove licenze e consentendo un aumento delle tariffe del 18% (ma come, non ci aveva detto Bersani che la liberalizzazione avrebbe fatto diminuire i costi per i consumatori?). E lo stesso dicasi, a livello nazionale, per tutte le varie categorie lavorative che hanno protestato e protestano: farmacisti contro la vendita di medicinali nei supermercati, controllori di volo per l’aumento, agricoltori per le quote latte e così via. Praticamente tranne i medici (precettati per i servizi di urgenza), i tutori dell’ordine (precettati sempre) e i vigili del fuoco, tutti possono fare quel che cavolo vogliono infischiandosene allegramente dei tempi e dei modi della loro protesta, peraltro legittima. E qui al danno si aggiunge la beffa: il Garante dell’Autority (che vorrà dire non lo so) se ne esce con una dichiarazione melodrammatica core ‘n mano, dicendo “Ora basta, si è superato il limite, bisogna evitare che queste forme illegali di protesta si ripetano”. Formuletta imbecille che ripete ossessivamente da sempre, quasi per esorcizzare la paura che gli tolgano l’incarico. Che significa “bisogna evitare”? Lui che ci sta a fare? Ha una funzione utile per la società (oltre che per il proprio portafoglio) a stare seduto in tale ampolloso consesso a sparare questi solenni anatemi privi di efficacia senza prendere provvedimenti? Perché i casi sono due, se il Garante ritiene che siano lesi alcuni diritti dei cittadini: o ha poteri coercitivi e repressivi, e allora li deve usare, o non li ha e allora si dimetta denunciando l’inutilità della sua funzione (e della spesa che la sua funzione costa sulle tasche dei contribuenti). Non è possibile che in Italia uno si alzi la mattina e decida – e riesca a farlo– di paralizzare il Paese senza che si possa impedirlo. Perché se è vero che la protesta e il dissenso sono legittimi e previsti dal nostro ordinamento democratico, non si può consentire che sfocino nell’anarchia totale danneggiando altre categorie che quelle proteste e quel dissenso non condividono. E se poi tali proteste espresse in maniera illegale vengono addirittura “premiate” dalle istituzioni che cedono ai ricatti imposti con la violenza, allora questo è anche più grave. Primo perché così si incentivano altre categorie a fare anche peggio, emulando le proteste più selvagge con formule ancora più selvagge e illegali. Secondo perché si discriminano e penalizzano quelle sparute categorie (medici, poliziotti e vigili del fuoco) che per legge non possono scioperare. E che quindi non hanno potere contrattuale. E che di conseguenza se la pigliano in quel posto. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (20) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 403
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