| Scudo fiscale per i poveri evasori |
|
|
|
| Scritto da Marat | ||||
| domenica 04 ottobre 2009 | ||||
|
Sono perplesso e incazzato. Sono perplesso, incazzato e anche sconcertato, e adesso spiego il perché. Il 2 ottobre il governo del priapista Berlusconi ha posto il voto di fiducia per l’emendamento sul decreto anticrisi meglio noto come “scudo fiscale”, quello per intenderci che consente di far rientrare in Italia i capitali sottratti al fisco attraverso tutti i magheggi, i trucchetti, le operazioni di evasione ed elusione e tutte le formule con cui l’italica furbizia da sempre si è confrontata per ottenere il fine ultimo di non pagare le tasse, in parte o in toto. Il rientro di tali capitali si realizza con il pagamento di un’aliquota fiscale pari al 5% della somma da far rientrare, e non si applica per quelle persone fisiche o giuridiche nei confronti delle quali sono in atto procedimenti penali a partire da una certa data (5 agosto). Questo in sintesi il fatto. Ma su questo fatto ci sono da fare tantissime considerazioni. Limitiamoci a quelle più importanti. Il ministro Tremonti gongola perché ci dice che questa misura consentirà il rientro di 200-300 miliardi di euro, se non ricordo male, e si oppone alle critiche citando esempi illuminanti che vengono dall’estero. Ma questo rientro non funziona come in USA, tanto per dirne una. Lì puoi fare rientrare i capitali sottratti al fisco, ma paghi un’aliquota dal 20 al 40% o più. E in un’unica soluzione (= un anno), non in 5 anni come da noi, cioè con un importo in definitiva dell’1% annuo! Quindi che paragone con i paesi stranieri? Lì si tratta di una multa-tassa che non fa sconti e consente al fisco di rientrare delle somme senza tanti raggiri, e l’evasore non si azzarda a protestare perché l’alternativa è la galera. Qua da noi è una piccola formalità che consente all’evasore di mettersi in regola dietro il pagamento di una cifra irrisoria: il gioco vale la candela perché tanto e comunque l’evasore ha evaso alla grande e il guadagno netto che gli deriva è altissimo e chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato (scurdàmmece ‘o passate, simm’e Nàpule paisà). Questo sistema assomiglia a un ennesimo condono: ci sono stati e ci saranno condoni edilizi, ci sono stati e ci saranno condoni penali (l’indulto di mastelliana memoria), ora ci sono stati e ci saranno condoni fiscali.
Io sono profondamente contrario a ogni condono per una questione di principio, morale e pratica. Morale perché le leggi vengono promulgate per essere rispettate, e chi non lo fa deve subire sanzioni, senza sconti o indulti o condoni. In caso contrario si genera nel cittadino la convinzione che esse siano non un obbligo il cui mancato rispetto produce conseguenze serie estremamente spiacevoli, bensì una opzione, per questo ricusabile senza troppi problemi. Con effetti dirompenti sul rispetto dello Stato da parte del cittadino e sul senso civico, ossia su quell’insieme di atteggiamenti e comportamenti che il buon cittadino pone in essere per affermare la sua appartenenza a buon diritto al consesso sociale cui appartiene nel rispetto delle regole, che assicurano (teoricamente) una piena e reciproca interazione di tutti i suoi componenti su un piano di parità, con vantaggi per tutti. Il fatto di giustificare il metodo del condono con supposte necessità contingenti (le carceri che scoppiano per l’indulto o la depenalizzazione di alcuni reati, il deficit dello Stato per la necessità di far rientrare con lo scudo fiscale un po’ di denaro ecc) significa semplicemente stravolgere un principio – il valore della Legge per la tutela della collettività – per un vantaggio pratico e immediato, un po’ come dire che siccome mi devo comprare una TV al plasma e non ho i soldi, me lo frego lo stesso pagando una multa simbolica perché la necessità contingente mi consente di eludere un principio di fondo – l’onestà.
Le conseguenze di questa mentalità “condonista” sono sotto gli occhi di tutti: dalla legge sulla paletta e il sacchetto per le cacche dei cani (guardate le nostre strade sudicie che fanno schifo) agli orrori di abusivismo sulla costiera amalfitana, dai reati compiuti dai minorenni (quasi mai sanzionati), in costante aumento come quantità e intensità, ai danni immensi compiuti dai piromani contro il patrimonio boschivo di tutto il paese, dalle violenze compiute dai teppisti allo stadio o dai black-block e dagli autonomi alle manifestazioni, ai reati connessi al mancato rispetto del codice della strada con pirati assassini ubriachi e drogati che falciano pedoni o schiacciano altri automobilisti e poi vengono condannati a pochi anni per omicidio colposo, in parte condonati con l’indulto.
Infatti è ovvio che ogni condono premia i furbi e indirettamente punisce gli onesti: quelli che non fanno abusi edilizi, quelli che pagano le tasse, quelli che rispettano le regole, per capirci. I furbi invece fanno quello che vogliono, se ne sbattono delle regole tanto poi ci sarà un condono che li rimetterà in gioco sanando tutte le loro porcate rendendole “legali”. Con buona pace degli onesti.
Un altro aspetto che ha dell’incredibile è che la copertura, che prima delle modifiche riguardava solo l’omessa o infedele dichiarazione fiscale, si estenderà a una serie di reati tributari, come la dichiarazione fraudolenta, ad esempio con l’uso di fatture inesistenti, e l’occultamento o la distruzione di documenti contabili. La stessa norma prevede la non punibilità di altri reati commessi per eseguire oppure nascondere i reati precedenti. Tra questi i reati di falsità materiale, falsità ideologica in atto pubblico, falsità nelle scritture private, soppressione e occultamento di atti, fino alle false comunicazioni sociali. Poi che si estende ai procedimenti amministrativi o tributari (non penali) in essere anche dopo la fatidica data, come chiesto dal senatore Fleres la cui proposta sembra essere mirata unicamente a proteggere la famiglia Agnelli che pare abbia occultato all’estero un tesoro incalcolabile (ma và!).
Hanno rotto i coglioni su Berlusconi con argomenti accettabili e con cretinate tipo la storia delle escort ma al primo dibattito serio, dopo aver tuonato contro il decreto definito di volta in volta “vergognoso”, “salva-riciclaggio”, “favore ai mafiosi”, “amnistia”, “anticostituzionale”, “una vera porcata”, “colossale ripulitura di denaro organizzata dallo Stato a poco prezzo” ecc ecc, ne hanno permesso l’approvazione con una maggioranza di soli 20 voti, grazie alla “misteriosa” assenza di una larga quota di membri dell’opposizione, PD e UdC, e anche IdV. Ma come, protestano, si indignano, si sbracciano in piazza come dei guitti stile Guzzanti e poi rinunciano per qualche insondabile motivo a esercitare il loro diritto democratico di affondare una legge che osteggiano con l’unico vero mezzo utilizzabile, cioè il voto parlamentare? Allora sono loro i veri coglioni, i veri responsabili di questo schifo, e non hanno nessun diritto di stracciarsi le vesti, dopo. E per finire Di Pietro. Nel suo italiano approssimativo, nemico della consecutio, ostile al condizionale, ingrippato sui sinonimi e contrari, patetico nel cercare di riprodurre citazioni e modi di dire, così sentenzia: "Il Capo dello Stato non avrebbe dovuto firmare l'amnistia fiscale, né tanto meno negarne la gravità prima di farlo. Questa porcata non andava promulgata, e se fosse stata ripresentata invariata, il Presidente della Repubblica, firmando, avrebbe dovuto spiegare alla nazione che l'arroganza del governo, e di una certa opposizione, privava delle sue prerogative anche la Presidenza della Repubblica" Le farneticazioni di Di Pietro, che evidentemente ignora le nozioni di Diritto Costituzionale, cosa di per sé agghiacciante per un ex-magistrato, hanno prodotto un coro di solidarietà bipartisan verso Napoletano e la sua correttezza istituzionale, cioè la piena rispondenza del suo agire al dettato costituzionale. (la Costituzione non dà al capo dello Stato "alcun potere di veto, come invece si vuol far credere"; "non firmare non significa nulla" visto che la Costituzione prevede che a fronte di un nuovo sì delle Camere il Presidente della Repubblica sia obbligato alla firma.). E nonostante questo, il magistrato-zampognaro ha insistito: "Napolitano ha compiuto un atto di viltà ed abdicazione". Dice che il potere assegnato al Quirinale di rispedire alle Camere un provvedimento "controllando in prima istanza la loro costituzionalità" è fondamentale. E poi, il capo dello Stato "si assume la responsabilità di questa legge", e "si tratta di un gesto oggettivamente vile perché (il capo dello Stato) viene meno alle sue prerogative costituzionali. E' un gesto pilatesco che non possiamo accettare". L’individuo in preda al delirium tremens è stato attaccato da tutti, governo, opposizione, presidenti di Senato e Camera, Quirinale, ma l'interessato, incurante del putiferio suscitato, è andato dritto per la sua strada."Il rispetto è una cosa, la denuncia di omissioni è un'altra e oggi se il Capo dello Stato si è dovuto ridurre a dire che non ha rinviato la legge perché tanto il Parlamento l'avrebbe riapprovata, è anche perché ieri le forze di opposizione non gli hanno fatto sentire la loro presenza, lo hanno abbandonato". Fatto sta che l’italiano medio, che i soldi all’estero non li porta perché non ce li ha, che paga le tasse perché gliele tolgono dalla busta paga, che si è rotto le palle di andare a votare perché tanto non cambia nulla, si deve pure sorbire questo teatrino orrido e squallido dei nostri cosiddetti “rappresentanti” che non ci rappresentano per niente, e che continuano il loro nauseante gioco delle parti forti dei loro ventimila euro al mese più spiccioli (senza contare benefit e fuori busta). Mentre gli evasori veri, dai sei zeri in su, ringraziano. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (35) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 274
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( domenica 04 ottobre 2009 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie.
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.