| Ricordi d'estate |
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| Scritto da Marat | ||||
| venerdì 05 settembre 2008 | ||||
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Cosa ci ha portato l’estate quest’anno?
C’è stato l’esodo e il contro-esodo, con la serie di incidenti mortali che ormai si possono guardare in differita TV dalla poltrona del salotto mentre si sgranocchiano i pop corn. Nonostante i proclami di linea dura contro i delinquenti della strada (ubriachi, cocainomani, camionisti stanchi per i 3000 km affrontati nel loro viaggio nonostante gli specifici divieti, giovanotti brufolosi emuli di Alonso e Massa…), nonostante il deterrente della patente a punti e nonostante l’intensificazione dei controlli della Stradale, non è cambiato niente rispetto al passato. Si corre troppo, si guida male, spesso sotto l’effetto di alcol e droghe, non si rispettano obblighi e divieti. Probabilmente bisognerebbe fare una riforma strutturale nel settore della motorizzazione, limitando o cassando a priori i ricorsi degli automobilisti che non siano più che validi, e impedendo il pronto e facilissimo recupero dei punti di patente persi (paga che ti ridò la patente). E mandare in carcere per lungo tempo chi guida con la patente ritirata o sotto effetto di sostanze stupefacenti, compresi gli stranieri irregolari che magari ubriachi persi uccidono 4 persone con la macchina ma anziché farsi 15 anni di carcere vengono riaccompagnati alla frontiera, pronti a ritornare dopo un mese per fare altre 4 vittime. C’è l’emergenza clandestini negli ex CPT, Lampedusa in primis. Emergenza de chè, visto che sono anni che la storia si ripete? Questi arrivano, noi diciamo che la situazione è insostenibile, mandiamo la Marina Militare a presidiare le coste meridionali e poi diamo loro assistenza e li rimorchiamo nei nostri porti. Si dirà che è una questione di umanità, d’accordo, però che senso ha mandare la nostra flotta a pattugliare le acque territoriali se poi questi sbarcano violando le leggi in materia di immigrazione? Almeno lasciamo le nostre navi a casa così risparmiamo sul carburante, sugli straordinari e sull’indennità di missione e di imbarco del personale, così almeno aiutiamo il bilancio. Anzi, già che ci siamo, creiamo viaggi organizzati dal Nordafrica per convogliare più razionalmente a casa nostra e con minor spesa il flusso di immigrati irregolari. Che poi non si chiamano più immigrati ma “migranti”, con quella fastidiosa abitudine tutta nostrana di cambiare periodicamente termini ed espressioni per non offendere nessuno e mostrarci politicamente corretti ed alieni da pregiudizi e razzismi, per cui il cieco è non-vedente, il sordo è non-udente, l’impotente è non-chiavante, il bidello è non-docente, l’handicappato, già minorato, ex disabile, è divenuto diversamente abile, e l’immigrato è per l’appunto migrante, come un uccello transumante tipo cicogna o fregata. Capito? Per non offenderli li appelliamo come degli animali… Il Berlusca si è mostrato sorridente ed eccitatissmo mentre stringe la mano gioioso al colonnello Gheddafi, fiducioso della grande impresa di aver, dice lui, chiuso 40 anni di contenzioso con la Libia per le nostre pendenze coloniali. A parte il fatto che siamo l’unico paese ex coloniale al mondo che ammette di avere pendenze, dopo che abbiamo creato in quell’enorme scatolone di sabbia strade (la via Balbia in primis, l’unica autostrada che la Libia possa vantare), ponti, ospedali, pozzi, case moderne, un sistema di coltivazioni razionali e intensive lungo la costa e quant’altro. In cambio non abbiamo visto una goccia di petrolio gratis, ma lo importiamo a caro prezzo, e se al colonnello gli girano le palle ce lo toglie quando vuole. In cambio hanno cacciato i nostri coloni a calci nel sedere, sia i vivi che i morti sepolti, e non si è visto un soldo dico uno di indennizzo. Invece noi con sti cialtroni ci impegnamo a dar loro 5 miliardi di euro nel lungo periodo (un quarto circa di una manovra finanziaria) per costruirgli infrastrutture tra cui strade e porti. E loro, forse, ci danno una mano a frenare, non certo a impedire totalmente, la marea di clandestini che usa la Libia, con la cooperazione dei libici, come trampolino di lancio per invaderci. Come dire che noi paghiamo a Totò Riina un pizzo per non essere aggrediti a bastonate, lo ringraziamo pubblicamente di ciò e sbandieriamo in giro i nostri eccellenti rapporti con il boss. Sarà, ma io non ci vedo niente di euforizzante, e ci dobbiamo sorbire la sceneggiata di quella befana in caffetano che alza il braccio benedicente sul micro-premier nostrano. Che c’è stato di altro? Gli Europei di calcio, in cui la Nazionale carica di recenti allori tedeschi e quotata come probabile finalista (ma chi è il coglione che fa queste previsioni, vorrei sapere?) ha fatto una semifigura di merda, prima tritata dall’Olanda, poi imbrigliata da una modesta Romania, poi un po’ grintosa (ma quanti palpiti!) e risoluta con la Francia. Poi, alla prima partita seria dentro-fuori con la Spagna, siamo stati eliminati. Niente male, visto che abbiamo perso solo ai rigori dopo aver tenuto testa e insidiato il passaggio in semifinale agli spagnoli poi risultati meritatamente campioni, parecchio male se teniamo conto del gioco (nullo) e dell’agonismo (latitante). Se fossimo il Galles o la Slovacchia sarebbe accettabile, ma per una nazione che si vanta di giocare il miglior calcio del mondo non ci siamo. E adesso ci ritocca Lippi, l’uomo-culo che crede di essere un mago del pallone…. Ci sono state le Olimpiadi, ben altra cosa rispetto agli Europei pallonari, ma caricate di significati politici-ideologici complessi che hanno un po’ oscurato il quadro di una kermesse sportiva sana e gioiosa che affratella i popoli ogni 4 anni. Perché i Giochi Olimpici si tenevano a Pechino anzi a Bei-Jing come diceva qualche purista coglione credendosi chic (allora perché non dire in un normale colloquio “sono stato a London” o “sono stato a Paris”, “ho visitato Lisboa”, “sono passato per Muenchen” e via discorrendo?). E quindi, trattandosi di Pechino – Bei-jing, si trattava di Cina, colosso demografico-industriale, regime totalitario tra gli epigoni del comunismo reale, paese retto da una dittatura di partito con tanto di censura, di repressione antireligiosa e anticristiana, di campi di concentramento rieducazionali (i lao-gai stranamente poco conosciuti rispetto ai gulag), di tortura e di pena di morte. Pena di morte a livello industriale, calcolando il peso demografico del paese in questione, si dice 10.000 esecuzioni l’anno, forse 20.000 chissà, nessuno può dirlo. Perché i comunisti cinesi non lo dicono, e a nessuno frega niente, poiché attaccare gli USA perché mandano sulla sedia elettrica un serial killer dopo avergli dato tutte le garanzie di giustizia e di equo processo fa tendenza, mentre parlare degli oscuri cinesi uccisi come delinquenti comuni o come oppositori politici diventerebbe troppo noioso. E pericoloso, visto che con la Cina metà Europa ci fa affari commerciali pesanti, e di fronte al denaro anche Hitler è buono e bello. Però la Cina (sempre lei) ha invaso il Tibet 50 anni fa, costringendo all’esilio il Dalai-Lama e attuando una brutale politica di sinizzazione della regione, sterminando e scacciando i tibetani e immettendo cinesi da tutti gli angoli del Celeste Impero, realizzando un genocidio culturale se non etnico. E il mondo zitto, per paura e per interesse economico. Così quando si avvicinano le Olimpiadi qualcuno si inventa l’idea del boicottaggio, qualcun altro decide di protestare pubblicamente con discorsi, marce, sit-in, magliette con scritto “Tibet libero”. Qualcun altro va oltre, e organizza l’aggressione ai tedofori lungo il percorso verso Pechino – Bei-jing, riscutotendo applausi e qualche manganellata in Europa, ma non riuscendo a continuare l’opera in territorio cinese (si sa, lì fanno sul serio, ti sparano e poi mandano il conto ai tuoi familiari con una società di recupero crediti). Sarkozy tuona pieno di indignazione, Bush fa il pesce in barile , Frattini dice qualche cazzata di circostanza, poi tutti quanti si danno l’appuntamento per Pechino – Bei-jing e tutto procede come ogni 4 anni, con l’enorme troupe della Rai (400 persone o giù di lì) a cogliere e riproporre con commenti inutili e spesso irritanti ogni aspetto, ogni secondo, ogni sfumatura, ogni dettaglio della kermesse planetaria, dal colore dei capelli della Vezzali al trucco della Piccinini. Ci sono stati record, ci sono stati personaggi eccezionali – Bolt sulla pista e Phelps in vasca su di tutti – ci sono state ingiustizie evidenti ed errori più plausibili nell’operato dei giudici. C’è stata l’incetta di medaglie della Cina che così ha potuto archiviare il successo complessivo del suo spot pubblicitario, c’è stato il sostanziale insuccesso dei colori azzurri, poiché tranne qualche conferma individuale c’è stato il naufragio nei campi in cui eccellevamo (ginnastica, pallavolo femminile, pallanuoto, scherma maschile e femminile a squadre….). Pazienza, ci rifaremo fra 4 anni quando del Tibet ci saremo dimenticati anche dell’esistenza. C’è stata la piccola guerra tra la Georgia e le regioni separatiste dell’Ossezia e dell’Abkazia, sostenute dalla Russia neo-zarista, e la Georgia aggredita dal potente vicino è stata abbandonata ai bombardamenti e alla distruzione senza che il consesso internazionale, l’ONU in primis, facesse niente. Qualcuno dirà: vabbè, quelle regioni vogliono l’indipendenza per cui è giusto che si separino, se necessario con la guerra. E se un domani questo lo volessero fare che so, la Catalogna, i Paesi Baschi, la Sardegna o la Padania? Non mi sembra tanto fantascientifico. Se la cosa fosse rimasta a livello locale magari qualche casco blu sarebbe stato inviato a girovagare sulle montagne del Caucaso, ma siccome è intervenuta la Russia, che ha rievocato i fantasmi della guerra fredda, tutti sono stati fermi. Bush ha esternato, era ovvio, ma l’Europa nel suo complesso è stata squallida. Singolare la posizione del governo italiano, condizionato (anzi ricattato) dal gas siberiano, che tramite Frattini ha lanciato un solenne monito a Putin ricordandogli il rispetto dell’equilibrio internazionale e gli impegni presi (quali?). Putin se ne è strasbattuto le balle ma noi abbiamo fatto la nostra parte (“ne ho prese tante, ma gliele ho dette!”). E per finire ecco l’Alitalia. Grandi promesse, lunghe trattative, delicate mediazioni, solenni impegni, nobili slanci, e poi alla fine tutto si è risolto (?) come si temeva: creazione di una bad-company cui accollare tutti i debiti, che verranno scaricati sui contribuenti e la cui gestione è affidata a un commissario straordinario dal nome profetico e inquietante di Fantozzi, e una new-company sana, florida, la cui gestione (e i cui utili) andranno a un gruppo di privati tra cui banche e altri soggetti tra i quali spicca il solito immarcescibile Colaninno, già saccheggiatiore della Telecom e di altre aziende a partecipazione statale. Della serie svendo il patrimonio sulle spalle dei contribuenti e mi ciuccio i guadagni, tra cui stock option e liquidazioni faraoniche, dalla nuova società all’uopo creata. Meglio: socializzo le perdite e capitalizzo gli utili. E la chiamano estate….. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. 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1. 09-09-2008 12:16 a pensar male.... Per cosa verranno utilizzati i nostri 5 miliardi di euro in un paese straniero come la Libia? Il patto prevede l’impiego dei fondi per la costruzione di opere pubbliche sul territorio libico, opere che verranno costruite da aziende italiane. Quali aziende italiane? Sono per caso le stesse società di costruzione che possiede il presidente del consiglio, attraverso le sue numerose holding, o società dei sui amici/colleghi come Caltagiore e Lunardi? Non vorrei che con i miei soldi vengano costruite delle strade in un altro paese, arricchendo le tasche dei soliti noti. Qualcuno dovrebbe ricordare al nostro presidente che in Italia abbiamo numerose opere incompiute, come la Salerno Reggio Calabria, il Passante di Mestre, l’autostrada Sassari Cagliari in Sardegna, unica regione in Italia senza una rete autostradale. Queste sono magari le opere incompiute che hanno fatto più rumore, ma ve ne sono tantissime da ultimare, e la gran parte da manutenzionare. Le buche abbondano nel nostro paese. Da cittadino italiano che paga le tasse preferirei che gli investimenti venissero fatti prima all’interno del mio paese, e quando questi risultano essere efficienti e dimensionati a dovere possiamo investire all’estero e chiedere scusa alle nostre ex colonie per il nostro passato belligerante ed agressivo. Non è la prima volta che il nostro carissimo presidente del consiglio fa “affari” con l’amico Gheddafi, anche nella precedente legislatura Berlusconi creò un asse Roma Tripoli. Uno strano interessamento che mi porta a pensare a scopi differenti. Gli investimenti italiani e la restituzione della Venere di Cirene sono per caso delle argomentazioni da dare in pasto ai media per coprire i veri motivi del patto con la Libia? Ultimamente sono un po critico e vedo dello sporco in tutto, ma come disse Giiulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende!” Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 06 settembre 2008 ) | ||||
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