| Pass per disabili? Uno status symbol |
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| Scritto da Marat | ||||
| lunedì 26 novembre 2007 | ||||
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E il corollario a tutto ciò è l’amara constatazione che la differenza tra le buone intenzioni e la realtà dei fatti è assai ampia. Parlo del pass per i disabili, quel talloncino arancione plastificato con l’immagine stilizzata del “portatore di handicap” sulla sedia a rotelle che consente la sosta negli spazi riservati, nelle zone di rimozione forzata e l’ingresso nelle zone a traffico limitato.
Queste magiche proprietà del suddetto talloncino nascono come pratica applicazione dei principi di tutela dei disabili sanciti dalla legge 194, che mirano a offrire loro dei “vantaggi” sociali atti a coprire la differenza rispetto ai “normali” nello svolgimento della vita quotidiana. Quindi, per aiutare un disabile, nel quotidiano gli si concedeono alcuni vantaggi: il posto di parcheggio garantito, l’accesso a zone limitate, le pedane di scivolo, le discese facilitate, le scale attrezzate e tante altre misure indici di maturità civile. Se non accadesse poi che gli scivoli sono ostruiti da macchine parcheggiate abusivamente, che le scale mobili non funzionano, che il posto attrezzato in metro c’è ma non si capisce come il disabile ci possa arrivare (senza le scale attrezzate o l’ascensore funzionante) e così via. Sembra cioè che i diritti sono riconosciuti e indiscutibili ma le misure effettive siano solo una presa per i fondelli. E il pass? E’ l’unica cosa che può veramente essere utile al disabile, in una città come Roma che è assai poco sensibile (nella pratica) ai problemi del disabile stesso. Se non fosse che questo benedetto pass è usato da tutti……….. tranne che dal disabile. Intendiamoci: il contrassegno va esposto nella macchina che trasporta o deve trasportare il titolare del permesso, ma deve essere sempre associato alla funzione d’uso (trasportare il disabile). Non i suoi familiari. Non i suoi amici. Non gli amici dei suoi familiari, né gli eredi se il disabile muore. Invece a Roma questo sistema del contrassegno è usato come astuto e viscido grimaldello per aggirare regolamenti e divieti, per trovare parcheggio ovunque alla faccia del cittadino normale che gira un’ora e mezza per parcheggiare con l’angoscia della multa e della rimozione, per penetrare peggio di Rocco Siffredi i varchi elettronici della ZTL, per fare infine i propri porci comodi senza timore di sanzioni. Una volta vidi un Fiat Coupè parcheggiato a via del Corso, con il contrassegno da medico esposto sul parabrezza… in compagnia del suddetto pass per disabili: singolare, un medico sportivo rampante stile yuppie che fa le visite al centro nonostante il suo penoso handicap! O il signore che occupava abusivamente il posto riservato all’auto di un’invalida paraplegica con tanto di sedia a rotelle, che lo attendeva in doppia fila assai incazzata, il quale si scusava maldestramente dicendo… “comunque tengo il pass!”. Come se questo fosse la bacchetta magica per fare gli affaracci propri, indipendentemente dal proprio stato clinico, e non un titolo personale che dia diritto di ausilio per gli annosi problemi della vita in città! E che succede a Roma, città dove la Polizia Municipale latita assai paurosamente nei controlli e nella repressione di questi ignobili abusi? Succede che il comandante dei Vigili, tale Giovanni Catanzaro (già in passato inquisito per amenità come false licenze agli ambulanti e abuso d’ufficio) si fa beccare da un giornalista del Messaggero a cena in un ristorante della centralissima via della Croce mentre la sua Alfa Romeo rimane piazzata orgogliosamente e in maniera strafottente in zona di divieto con rimozione, protetta dal luminoso usbergo di un miracoloso pass per disabili. Questo è troppo, anche per il cittadino bue: ma come, voi ci rompete con multe di tutti i tipi, ci impedite non dico di parcheggiare ma financo di transitare, nonostante le tasse automobilistiche dirette e indirette, e poi fate i mafiosi approfittatori, infischiandovene alla grande della legge, mostrando mancanza di senso civico, insensibilità verso i disabili (veri), arroganza, strafottenza, ignoranza, stupidità? E cosa ha detto lo squallido individuo? Mi sarei aspettato una frase come: “Scusate, ci ho provato, sapete che è impossibile parcheggiare al centro, mi serviva di andarci, non volevo la seccatura di dovermi auto-togliere la multa o peggio recuperare l’auto dal centro rimozioni, sono una merdaccia ma capitemi…”. Non l’avrei capito, perché se lo fa lui non vedo perché non lo dovrebbero fare anche gli altri 3 milioni di romani. Non l’avrei capito, perché se lo fa lui che è il capo e dovrebbe dare l’esempio, non vedo con quale coraggio poi fa comminare multe agli altri cittadini, magari per sosta vietata, magari elevata da quelle figure non meglio precisate degli ausiliari al traffico. Non l’avrei capito, perché il pass è del disabile e di lui solo, e basta. E siccome lui non è disabile non lo deve utilizzare abusivamente. Invece il Capo (ex, visto che il sindaco giustamente l’ha deposto) dice più o meno: si, l’ho usato e non l’avrei dovuto fare ma, sapete, come si fa in una città come Roma… Risposta imbarazzante. E noi come facciamo? Poi corregge il tiro: si, l’ho usato ma per sbaglio. Il pass è della madre della mia compagna ed era scaduto (domanda: se è della madre della tua “compagna” perché non lo usa lei?), mi sono sbagliato a esporlo, dovevo mettere quello della Polizia Municipale. O magari della Presidenza del Consiglio. O della Digos. O del KGB. Ma siamo scemi? Chi se ne frega degli altri titoli di permesso! E’ un’indecenza che in una città come Roma, sommersa dal traffico e dalla cronica carenza di parcheggi, violentata da migliaia di strisce blu il cui unico scopo è fare cassa, ci sia un cretino con compiti di responsabilità elevata che fa il porco comodo suo, dimostrando che i famosi privilegi di casta esistono eccome. E non solo in politica. A meno che non si voglia andare alla radice del problema: fare una sistematica e drastica revisione di questi permessi, limitandone l’uso al solo disabile al volante o trasportato (ma documentandone la presenza sull’auto) e massacrando con pesantissime multe chi ne fa uso scorretto o abuso, fino al falso ideologico o materiale. E rispondere al signor Catanzaro, che ritiene che non ci siano “le condizioni per il licenziamento”, che queste condizioni ci sono eccome, ci sono reati di vario genere, e c’è soprattutto l’indegnità morale. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (34) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 627
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