| La violenza negli stadi e l'onanismo politico |
|
|
|
| Scritto da Marat | ||||
| lunedì 05 febbraio 2007 | ||||
|
Una città in preda alla violenza urbana. Bruti criminali che scorrazzano impuniti con l’obbiettivo di danneggiare e fare del male al prossimo. Le forze di polizia impegnate a limitare i danni, senza esercitare la forza repressiva di cui sarebbero capaci, per non innescare altra violenza. Un poliziotto assassinato. Una donna che rimane vedova. Due figli trasformati in orfani. E tutto questo…per una partita di calcio! In realtà sarebbe ora di chiamare le cose col loro nome, e dire i fatti come stanno. Il calcio (giocato) c’entra poco o niente, è solo il pretesto per scatenare la follia collettiva degli ultras-assassini bastardi. Se per ipotesi si abolissero con un decreto tutti i campionati, i criminali si trasferirebbero nei palasport del basket e della pallavolo a continuare la loro opera ignobile. Si è cercato di spiegare questi comportamenti violenti e aggressivi dei cosiddetti “tifosi” con un presunto disagio sociale, con l’ignoranza, con l’assenza di una cultura dello Stato e delle istituzioni, con l’assenza di senso civico, con la disoccupazione, con l’inflazione, con la droga e con quello che vi pare: i sociologi ci campano spiegando gli avvenimenti da una prospettiva collettiva. Ma a me non me ne frega più niente: tutti i motivi chiamati in causa non possono servire a comprendere, figuriamoci a giustificare, la violenza urbana, la guerriglia dei proletari delle periferie malate e dei figli di papà annoiati. Se è compito prioritario dello Stato educare le nuove generazioni al senso civico, che comprende il rispetto delle leggi, dell’autorità, dei tutori dell’ordine, della proprietà privata e dei beni pubblici, e se questa educazione deve iniziare a scuola in tenera età, quando ci si trova di fronte ad adulti criminali o minorenni che scimmiottano gli adulti nel delinquere, la risposta dello Stato deve essere la repressione. E repressione significa questo: reprimere duramente ogni turbativa dell’ordine pubblico che metta in pericolo la vita dei cittadini onesti e le proprietà. Tutto il resto sono chiacchiere da salotto, che durano lo spazio di una pubblicità, e che offendono i parenti delle vittime cadute per questi atti di pazzia collettiva. Quando hanno registrato la morte del poliziotto, tutti i politicanti e i giornalisti e i sociologi e i criminologi e i lavoratori del settore sportivo sono stati concordi nel ritenere che si fosse superato il limite: mai più si sarebbe dovuto assistere a queste infamie, il campionato si sarebbe dovuto fermare a tempo indeterminato fino a che non fossero stati messi in atto quei provvedimenti necessari a impedire il ripetersi di tali fenomeni criminosi, il presidente del Catania ha dichiarato che era pronto alle dimissioni perché non se la sentiva di andare avanti a queste condizioni…. Poi è bastato un giorno, e il presidente del Catania ci ha ripensato, e ha detto che rimane al suo posto. Il presidente della Lega, quell’imbarazzante rudere in odore di mafia di Matarrese ha avuto la faccia come il culo di dire che “i morti fanno parte del sistema (quale sistema, signor Matarrese?)” e che “…il calcio deve continuare perché è un’industria” che muove un fatturato spaventoso e che fa mangiare un sacco di gente, compreso l’immondo Matarrese. Quell’altro essere immondo che mi rifiuto di chiamare “onorevole”, il signor Caruso, ha avuto la faccia come il culo al quadrato di dire che “i poliziotti non sono addestrati a dovere e sanno solo manganellare”: signor Caruso, la proporrei come istruttore di tecniche operative delle forze di polizia visto che lei è esperto di cariche, sfondamenti di linee rosse, di guerriglia urbana e di azioni da black block; e dopo che ha rincarato la dose dicendo che “la morte di un poliziotto vale quella di un ultrà”, la farei decadere per decreto del Presidente della Repubblica dalla sua carica che indegnamente detiene, magari gratificato da una scorta di poliziotti che le protegge il culo da quei facinorosi che le vorrebbero cambiare i connotati. E il suo referente politico, il signor Bertinotti che si trastulla in Argentina a ballare il tango e a mangiare a sbafo le parrillas e il cochino, che ha ammesso nemmeno poi tanto imbarazzato che lui non risponde di quello che dice Caruso, che ognuno la pensa come vuole eccetera? Sbaglio o Bertinotti è la seconda carica istituzionale dello Stato? Ma io, i poliziotti e i loro familiari compresi quelli che sono ora chiusi in un in lutto atroce, da chi siamo rappresentati? E cosa hanno saputo fare questi onanisti di politicanti e loro affini? Hanno detto che il campionato comunque riparte da domenica prossima. Che si limiteranno le trasferte dei tifosi. Che si chiuderanno gli stadi non idonei, salvo deroghe (ma và!). Che si metterà la Polizia fuori dagli stadi mentre l’ordine e la vigilanza all’interno saranno affidati…agli steward! Capite cosa dicono questi coglioni? Quello che le forze di polizia non sanno o non possono fare dovrebbero farlo quattro giovanotti in giacca e cravatta! E poi ovviamente si dovranno eliminare le collusioni tra società e tifosi violenti. Quello che praticamente sta facendo da anni Lotito che per questo si è attirato l’odio della tifoseria organizzata che era abituata ai finanziamenti di quel cialtrone bancarottiere di Cragnotti, e che continua a farlo senza nessun appoggio concreto da parte del “sistema”. Nessuno che ha avuto il coraggio di dire l’unica cosa possibile: alla violenza brutale, cieca e immotivata di questi delinquenti, lo Stato risponda con un’azione durissima, articolata in pochi punti. Primo, i parlamentari si meritino le laute prebende che rubano quotidianamente approvando leggi ad hoc che prevedano una apposita fattispecie di reato, per esempio di grave turbamento dell’ordine pubblico, con pene che prevedano la reclusione anche fino a 10-20 anni, e aggravanti specifiche se i colpevoli aggrediscono o procurano lesioni ai tutori dell’ordine. Secondo, che i magistrati siano messi in condizione di emettere rapide sentenze nei confronti dei responsabili di questi reati senza ammettere nessun’attenuante generica, che in quanto tale è concessa a tutti. Terzo, che chi va in carcere ci rimanga, e non sfrutti indulti o amnistie o decorrenze dei termini per tornare a rompere i coglioni in giro. Quarto, che le forze di polizia possano agire liberamente, anche con forza estrema, e se necessario anche facendo uso legittimo degli armamenti individuali: il discorso degli stadi è applicabile ad ogni manifestazione, comprese quelle politiche tipo il G8 di Genova: non è possibile mandare i poliziotti in giro a fare da bersaglio dei criminali senza che si possano difendere, e se per effetto di ciò qualche delinquente ci resta secco peggio per lui. Un ultrà non vale un poliziotto, signor Caruso, e lei vale anche molto meno di un ultrà.Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (43) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1399
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 21 marzo 2007 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie.
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.