| La prof a luci rosse e la scuola d'oggi |
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| Scritto da Marat | ||||
| giovedì 16 novembre 2006 | ||||
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Tra precari ricattati a vita, titolari insoddisfatti e demotivati, programmi di studio a dir poco imbarazzanti, genitori invadenti che considerano la scuola un parcheggio gratis dove piazzare i figli mentre loro vanno al lavoro o magari in palestra, un ministero che fa e disfa riforme rendendo sempre più incerto e confuso il percorso formativo dei giovani, trasformando il diritto allo studio nel diritto a un pezzo di carta che non si sa a cosa serva ma intanto diamolo a tutti, svuotandolo così di ogni significato meritocratico, e costringendo tutti quindi a intraprendere successivamente per forza un corso universitario (breve o lungo fa lo stesso) o un master o una specializzazione di primo-secondo-terzo livello e chi più ne ha più ne metta per avere quello che vent’anni fa si otteneva col semplice diploma, ecco questo è in sintesi la Scuola oggigiorno.
Il che non significa che sia tutta da buttare, giacchè essendo fatta da persone, se queste persone sono valide allora il loro lavoro a qualcosa serve, e rappresenta un patrimonio di conoscenze cui possono attingere studenti ricettivi nella prospettiva di una futura utilità. Eppure è bastato un episodio boccaccesco nello stile di Pierino-Alvaro Vitali verificatosi in una scuola di Nova Milanese per scatenare moralisti della prima e seconda ora. Intendiamoci: la prof che adesca alcuni studenti minorenni per sperimentare su di loro pratiche sessuali più o meno complete, chiedendo loro anche soldi in cambio, è un fatto veramente squallido. Poco importa che si trattasse di ragazzi e non ragazze minorenni, anche se più o meno tutti (alzi la mano chi la pensa in modo contrario!) sarebbero stati molto più disgustati se questi atti li avesse praticati un prof uomo su bambine. Resta il disorientamento e l’incredulità per un fatto certamente grave, ma circoscritto: un’educatrice (tale è la prof, anche se spesso non ha gli strumenti legali e istituzionali per farsi rispettare ed ascoltare: non è una novità che non si boccia più e nemmeno si rimanda a settembre, che la sospensione è un’arma spuntata, che con i crediti e debiti si può raggiungere senza grossi problemi, studiando il minimo sindacale e pure male, l’obiettivo della maturità che è scontato – e poi che razza di esame di maturità si è venuto a delineare oggi?), dicevo, un’educatrice deve trasmettere conoscenza e valori ai giovani studenti. Per l’educazione sessuale pratica c’è tempo, non è ancora stata prevista la figura della porno-prof con due ore a settimana per classe, magari ci arriveremo anche: però, attualmente, ciò che ha fatto la donna rimane sconcertante perché fuori di ogni logica e decenza. Se si fosse, fuori orario e fuori scuola, portata a letto il ragazzo che lei dice “quasi maggiorenne ed anche piuttosto avvenente” non sarebbe stato comunque edificante, ma il discorso sarebbe rientrato in un contesto più ampio di privacy su cui magari obiettare: ma qui la donna ha fatto atti osceni con un minorenne di fronte ad altri minorenni dentro un’aula e durante l’orario di lezione, probabilmente incurante del fatto che quegli stessi studenti, un minuto dopo l’esperienza “formativa”, l’avrebbero raccontata a tutta la scuola anzi, a tutto il paese e dintorni. Non lo sospettava forse? Anche senza essere “beccata” dalla collega in una situazione di inequivocabile intimità con alcuni suoi studenti, credeva di farla franca? Tutto questo per arrivare al sugo della storia: una donna che si comporta così non è la maliziosa Michela Miti dei film di Pierino, ma una malata con forti disturbi di personalità che non è assolutamente adatta all’insegnamento. Detto questo, riconoscendole cioè la condizione di malata, non dovrebbe essere crocifissa pubblicamente e rovinata economicamente come invocherebbero alcuni santi inquisitori, ma curata in istituti idonei seguendo un percorso riabilitativo. Altro che preoccuparsi per i ragazzetti “violentati” circondandoli di medici, psicologi, sociologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, insegnanti di sostegno e quant’altro, per loro e per le loro famiglie! Loro stanno benissimo, si vantano pubblicamente di ciò che hanno fatto e di ciò cui hanno assistito, e giurerei che anche qualcuno di quei padri magari sotto sotto è pure contento che suo figlio è un tipo “sveglio”… Certo, queste sono opinioni personalissime, ma finiamola di essere falsamente moralisti e ipocriti: il problema della scuola non è quello di una prof porcona che ha qualche rotella fuori posto (e che comunque per questo va allontanata), questo è solo un fatto contingente che non va generalizzato. Sarebbe più opportuno invece preoccuparsi di selezionare adeguatamente i professori (già, ma chi selezionerebbe i selezionatori?), di motivarli adeguatamente, tra l’altro pagandoli meglio e incrementando ulteriormente i loro compensi in funzione del lavoro svolto (non le mere ore di lezione, o la percentuale di promossi, ovviamente); sarebbe necessario tornare a dare loro la necessaria autorità per consentir loro di svolgere le funzioni educative senza intoppi, consentendo loro di selezionare gli studenti secondo criteri veramente meritocratici, nel senso che i migliori proseguono, mentre gli asini vengono bocciati e dopo due-tre bocciature vanno a lavorare. Si dovrebbe da parte del ministero formulare programmi davvero adeguati (chi studia più storia o geografia? E le lingue sono insegnate solo per consentire allo studente distratto di balbettare “io no spik inglish”?), senza quella formuletta odiosa di “al passo coi tempi”, che significa programmi dai confini sempre più incerti e dai contenuti evanescenti… Insomma, per fare una Scuola veramente buona, utile alla società in quanto fabbrica di cittadini sapienti con adeguata formazione civica, servono tre cose: soldi, buoni insegnanti, adeguati strumenti operativi per gli insegnanti. Sui soldi non c’è da dire molto: un Paese che sperpera soldi in enormi scemenze o finti lavori di pubblica (in)utilità e non destina alla Scuola adeguate risorse è condannato all’estinzione, e le menti migliori – ma anche e soprattutto gli studenti provenienti da famiglie facoltose – andranno a studiare all’estero, in qualche ameno college d’Oltremanica o sulle Alpi bernesi, mentre chi rimarrà fregato sarà il ragazzo del ceto medio o basso, che si sorbirà una Scuola fallimentare e inutile. Sugli insegnanti s’è detto: stiamo ancora scontando l’infornata dei professori figli del Sessantotto, del 18 politico e dell’esame di gruppo, che facevano tante assemblee e collettivi ma sullo studio un po’ nicchiavano; sono poi venuti i professori delle generazioni successive, più preparati ma presto ingoiati nel buco nero dell’appiattimento del “mi basta arrivare a fine mese”; quelli che volevano lavorare seriamente diventavano impopolari presso gli studenti che, ovviamente, se non sono opportunamente stimolati preferiscono andare a bighellonare in giro piuttosto che a studiare, in questo condizionati anche dalla effettiva prospettiva dell’inutilità sostanziale di questo tipo di studio ai fini di ottenere successivamente un lavoro dignitoso e remunerativo. E l’impopolarità sarebbe stata il meno se non ci si fossero messe anche le famiglie, a dare addosso ai docenti perché davano un’insufficienza al pargolo ignorante (“ma lei come si è permesso di dare 4 a mio figlio?”), a sindacare sulla competenza o meno del tale insegnante rispetto al tal’altro, a minacciare azioni legali contro l’impudente. E poi i giudici a condannare questo o quell’insegnante per abuso di mezzi correttivi (e passi, anche se qualche scapaccione non ha mai ucciso nessuno), per lesa dignità nei confronti dello studente, per errore valutativo: ma se l’insegnante non è in grado di valutare il ragazzo chi lo dovrebbe fare? I giudici? Il TAR? Una commissione interministeriale? Suvvia, andiamo…. E poi i presidi, quelli che non vogliono che nelle loro scuole si bocci perché se no poi ci sono poche iscrizioni e loro non fanno bella figura, mentre invece il criterio dovrebbe essere proprio l’opposto: una scuola difficile, molto selettiva, che però proprio per questo “forma” i giovani che arrivano fino in fondo dando loro titoli “veri” da spendere sul mercato del lavoro. Infatti dare tutto a tutti senza fatica e senza merito svaluta il valore della merce, rendendola un inutile orpello, mentre conquistarla con fatica e sana competizione fornisce un plusvalore che ripaga gli sforzi sostenuti per essa. Pertanto, cari politici moralisti bigotti e falsi di destra e sinistra e di centro che esternate su quanto è caduta in basso la scuola in cui una porno-prof fa giochini spinti con gli alunni ma che non avete mai speso una parola in difesa degli insegnanti buoni e sani, usando tutto il vostro peso politico per sostenere un necessario adeguamento economico nei loro confronti, che non avete mai osato legiferare a sostegno degli insegnanti fornendoli di tutti gli strumenti necessari per fare cultura ed educazione, che applaudite alle sentenze dei magistrati fustigatori che bacchettano questo o quel docente perché si è permesso … di fare il docente, e voi cari genitori troppo presi a ritagliarvi il tempo per le vostre necessità utilizzando i professori-maestri come baby-sitter popolari a costo zero ma che non si devono permettere di alzare la voce e la mano e abbassare il voto, tutti voi cari fustigatori indignati fatela un po’ finita, occupatevi di più dei vostri figli, insegnate loro a rispettare gli insegnanti, contribuite a ridare dignità a un’Istituzione che è fondamentale nello sviluppo della società futura, e non rompeteci le balle con lo sconcerto a buon mercato che termina alla prossima pubblicità. 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