| L'amara medicina |
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| Scritto da Otis | ||||
| sabato 16 dicembre 2006 | ||||
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Ma quante medicine hanno fatto prendere agli italiani i nostri politici capaci solo di scaricare sui governi precedenti le anomalie e i disastri del nostro parlamento? Prodi e i suoi ministri e tutta la maggioranza hanno accusato del disastro dei conti pubblici il precedente governo Berlusconi. Il precedente governo Berlusconi accusò a suo tempo i tre governi della XIII legislatura (Prodi, D’Alema e Amato). I governi della XIII legislatura fecero leva sulla necessità di entrare nell’euro per somministrarci l’ennesima medicina. E così continuando potremmo andare indietro per chissà quanti lustri. Ma, interroghiamoci, quante medicine amare sono disposti a prendere i nostri parlamentari, i nostri governanti, i nostri amministratori locali? A guardare gli stipendi di politici e amministratori direi che questa disponibilità a prendere i farmaci scarseggia parecchio nella categoria. A tal proposito ci deve far pensare l’emendamento alla finanziaria appena approvata dal senato in merito alla prescrizione per i reati contabili surrettiziamente inserito nel maxi-emendamento dall’On. Fuda (Margherita) e smascherato da stessi esponenti della maggioranza di governo (Salvi e Di Pietro). A che cosa si riferiva Cesare Salvi (Ds) durante il dibattito sulla Finanziaria in senato quando rispondeva al senatore Udc Amedeo Ciccanti che lo accusava di aver fatto riferimento ad un importante ministro dell'attuale governo come principale beneficiario dell'emendamento che modifica i tempi di prescrizione per la responsabilità contabile sui conti pubblici? Perché Cesare Salvi così ha voluto precisare nell’aula dopo il dibattito? "Smentisco in modo fermo e risoluto di aver mai operato, pensato o detto che vi sia alcun collegamento tra questa norma e l'onorevole Rutelli così come qualsivoglia altro onorevole politico o ministro" Proviamo a svelare l’arcano. In rete abbiamo trovato queste due ANSA: ROMA, 26 gen (2006 n.d.r) - L' ex sindaco di Roma Francesco Rutelli e molti assessori e funzionari della sua giunta comunale devono risarcire al Comune di Roma le spese sostenute per gli stipendi di consulenti ed esperti esterni all' Amministrazione capitolina, assunte con varie delibere a partire dal 1993. Lo ha deciso la Cassazione, confermando il giudizio di responsabilitàcontabile emesso dalla Corte dei conti di Roma il 22 aprile 2002. In particolare, la Suprema corte, a sezioni unite, ha convalidato - con due distinti verdetti nrr.1378 e 1379 – gli “addebiti risarcitori” quantificati da due distinte sentenze emesse dalla II Sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti. In particolare, la Suprema corte ha confermato - con la sentenza nr.1378 - che Rutelli dovrà risarcire 24.376 euro, Piero Sandulli 35.643, Renzo Lusetti 18.758, Giovanni Borgna 21.432, Esterino Montino 15.538, Sandro Del Fattore 3.305, Claudio Minelli 42.297, Francesco Carducci 9.052, Loredana De Petris 14.528, Amedeo Piva 23.976, Domenico Cecchini 31.006, Stefania Biolchi 3.305, Linda Lanzillotta 28.841 e Walter Tocci 48.629.Inoltre - con la sentenza nr.1379 - la Cassazione ha confermato ulteriori “addebiti risarcitori”, sempre in favore del Comune di Roma, a carico di Francesco Rutelli per 40.022, Walter Tocci per 16.333, Linda Lanzillotta per 12.555, Domenico Cecchini per 16.333, Amedeo Piva per 16.333, Giovanni Borgna per 16.333, Piero Sandulli per 16.333, Fiorella Farinelli per 20.451 e Claudio Minelli per 16.333. Tutte le somme dovranno essere rivalutate, con gli interessi legali, a partire dal 2000.Per quanto riguarda le consulenze esterne, delle quali, ad avviso della Corte dei conti, non c' era bisogno in quanto si poteva utilizzare il personale interno all' Amministrazione comunale, nell' occhio del ciclone sono finiti sei incarichi. Riguardano quello conferito a Michele Civita, incaricato del “coordinamento dello staff dei consiglieri e dei consulenti del sindaco e della cura delle relazioni esterne”; quello di aiutante del sindaco conferito a Maurizio Picca; quello di predisporre e sperimentare le “modalità organizzative della comunicazione diretta tra sindaco e cittadini, tra associazioni e cittadini in particolare nella conferenza sanitaria attribuito a Camilla Stola; quello di segretaria particolare del sindaco a Carla Trudu; quello di assistente del capo di gabinetto per la cura dei rapporti con le associazioni rappresentative degli enti locali conferito ad Alessandra D'Andrea; e quello di consulente del sindaco nel campo dell' immagine, della comunicazione e delle pubbliche relazioni attribuito a Silvana Novelli. La responsabilità contabile riguarda, inoltre, anche la nomina di altri esperti esterni, non specificata nelle sentenze. Ad avviso della Cassazione - che ha respinto tutti i motivi di ricorso presentati da Rutelli, dagli assessori e dai funzionari - “il giudice contabile non ha ecceduto dal suo potere giurisdizionale in quanto si è limitato a valutare se i mezzi, liberamente scelti dal sindaco e dagli assessori, fossero adeguati oppure esorbitanti ed estranei al fine pubblico da perseguire, quest' ultimo identificabile nel potere-dovere di conferire incarichi o consulenze nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge (ed anche da disposizioni regolamentari interne del Comune) e tenendo conto delle risorse di personale comunque a disposizione, nel senso che si sarebbe potuto ricorrere alla collaborazione di estranei all' Amministrazione solo nel caso di inadeguatezza del personale in servizio”.Senza successo, infine, Rutelli e la sua Giunta hanno invocato la legge 75/1999, che, a loro avviso, avrebbe “sanato” situazioni come quelle poste in essere dalle delibere per le consulenze esterne. In proposito, la Cassazione ha risposto che “la successione delle leggi dal 1993 al 1999 non ha modificato la regolamentazione giuridica contenuta nella legge 142/1990”, in quanto non ha consentito “la costituzione di uffici di supporto alla funzione di indirizzo e controllo in base al criterio della 'fiducia politica individuale, del tutto diversi da quelli originari, o sanando e rendendo leciti comportamenti tenuti in passato da amministratori, in contrasto con i criteri di cui alla normativa del 1990”.Per questi motivi, i giudici della Suprema Corte hanno rigettato tutti i ricorsi e hanno dichiarato la giurisdizione della Corte dei conti. Questa la risposta di Rutelli ROMA, 26 gen (2006 n.d.r) – “Francesco Rutelli (e gli altri amministratori del Comune di Roma) non deve risarcire un bel niente, per la semplice ragione che il giudizio dinanzi alla Corte dei Conti si è concluso nel 2002, e in quella data Rutelli e gli altri hanno versato alle casse del Campidoglio quanto richiesto dalla Corte, fino all’ultima lira”.E' quanto precisa, in una nota, l'Ufficio Stampa del Presidente della Margherita Francesco Rutelli. “Il giudizio dinanzi alla Cassazione - sottolinea la nota - riguardava solo il regolamento di giurisdizione, e cioè la valutazione della competenza della Corte dei Conti in quel caso e in quella materia: la Cassazione, come recita esplicitamente l’art. 111 della Costituzione, non poteva e non doveva pronunciarsi sul merito della vicenda. E infatti non l’ha fatto.Sul merito dovrà tornare a pronunciarsi la Corte dei Conti, in sede di domanda di revocazione”. (se nel frattempo non andrà in prescrizione – n.d.r) “Resta da ribadire, per scongiurare errate interpretazioni o malevole strumentalità - aggiunge la nota - che la vicenda riguardava la decisione degli amministratori capitolini di avvalersi di uffici di supporto con collaboratori di fiducia, pochi mesi prima che la legge ne regolasse la costituzione”.“Oggi questi uffici ci sono e funzionano in tutti i Ministeri, nei maggiori Comuni e in tutte le Province: l’errore rimproverato alla giunta capitolina di allora - sostiene la nota - è stato quello di aver anticipato i tempi. E tuttavia né il sindaco, né la giunta, né funzionari e dirigenti hanno mai cercato di sottrarsi al giudice contabile: si sono difesi e si difendono nelle sedi proprie, argomentando le proprie ragioni, e rispettando l’operato della Corte, senza invocare prescrizioni”. “Per questo - si conclude - è stata già promossa, dopo la decisione del 2002, che si considera immotivata, una formale istanza di revocazione che dovrà essere discussa presso la Corte dei Conti”. (ribadisco, se nel frattempo non andrà in prescrizione! n.d.r) Ma di fronte a certi movimenti quanto meno sospetti, peraltro inseriti in un maxi-emendamento di oltre 1000 articoli, come fa il cittadino a fidarsi ancora una volta e a prendere l’amara medicina? Se potessi essere volgare, in questo contesto, direi: che facce da xxxx Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (14) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 509
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