| James Bond all'italiana |
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| Scritto da Marat | ||||
| mercoledì 06 dicembre 2006 | ||||
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L’azione è compiuta al di fuori dei canali e delle regole ordinarie, che prevederebbero un arresto in flagranza di reato o un’autorizzazione preventiva dal magistrato con successiva convalida dell’arresto stesso, un avvocato di fiducia e magari un’apparizione dei familiari dell’interessato al Maurizio Costanzo Show o a Porta a Porta. Invece no, il terrorista (che di terrorista si tratti nessuno ha dubbi, del resto il tizio sta ancora in carcere al Cairo) viene preso senza tanti complimenti e consegnato ai suoi nemici americani in quattro e quattr’otto. Che l’operazione sia riuscita senza nessuno spargimento di sangue non conta, conta invece che “non si siano rispettate le regole”. E qui mi sorge impellente una domanda: ma cosa servono i servizi segreti se non operano segretamente? Possono agire con preventiva richiesta al magistrato di turno, tenendo conto delle gole profonde e delle inevitabili fughe di notizie che precedono e seguono quasi ogni azione dei giudici? E se devono agire come la Polizia o i Carabinieri, allora perché queste operazioni non le fanno Polizia e Carabinieri? Si dirà che il compito dei servizi segreti è quello di “intelligence”, cioè raccogliere informazioni per la sicurezza civile e militare del Paese, scremando le notizie fondate e quelle verosimili dalle scemenze e dalle bufale. E poi? Devono poi passare la mano alle nostre forze di polizia, che spesso agiscono con mezzi insufficienti e che comunque sono pesantemente vincolate dal “rispetto delle regole”? Certo, a me non piacerebbe che un agente segreto mi rapisca, magari mi torturi un po’ facendomi sentire a tutto volume le canzoni di Nino D’Angelo e mi trasporti in un doppio fondo di un baule in Nordafrica, ma io non sono un terrorista, io non rappresento un pericolo per la società e per il Paese in cui vivo. Al limite faccio qualche eccesso di velocità e parcheggio in doppia fila, ma non progetto di sterminare il mio prossimo sulla metropolitana o in un fast-food. E allora veniamo al nocciolo del problema, che problema non dovrebbe essere: vogliamo libertà assoluta con totale e pignolo rispetto di ogni diritto ipergarantista per tutti o vogliamo, prioritariamente, che sia garantita la nostra sicurezza? Secondo me, di fronte a certi pericoli (il terrorismo), si può pure rinunciare a qualche garanzia giuridica e far agire gli specialisti (gli agenti segreti) in maniera libera, sganciati da regole troppo costrittive che di fatto ne impedirebbero l’azione efficace. Basterebbe, come mi sembra che di fatto avvenga, che gli agenti segreti, cioè i loro vertici, riferissero poi al Primo Ministro sulle operazioni effettuate per metterlo al corrente degli avvenimenti e delle loro implicazioni politiche. Tutto qui. Altro che indignarsi perché il SISMI ha fatto… il suo lavoro! Altro che sostituire i vertici e silurare Pollari mettendo sotto inchiesta (per cosa, per avere bloccato un personaggio estremamente pericoloso in procinto di compiere attentati nel Paese?) una trentina di agenti e collaboratori. No ragazzi, così non si va avanti. Ad essere ipergarantisti e fanatici difensori del diritto contro un presunto stato di polizia controllato da servizi segreti deviati, si finisce come l’animalista a mollo in mezzo agli squali che chiede ai soccorsi di non sparare sulle bestie! Ognuno faccia il suo lavoro: Polizia e Carabinieri si occupino dell’ordine pubblico e della lotta alla criminalità, i magistrati facciano le loro indagini e diano le loro autorizzazioni, i politici si facciano le loro canne e le loro dosi di coca in Parlamento e gli agenti segreti facciano i James Bond. Con o senza licenza di uccidere. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (10) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 351
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