| Il narco-ministro |
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| Scritto da Marat | ||||
| martedì 13 marzo 2007 | ||||
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Non si può altrimenti comprendere l’uscita che ha fatto ieri riguardo la necessità di intensificare a tappeto il controllo “antidoping” sul territorio. Non parlava dei calciatori, dei ciclisti, delle modelle, dei cantanti, dei top-manager, dei Lapielkann e soci. Nonnò, lui parlava di tutti gli italiani.
“In Italia serve una campagna enorme contro la droga e non contro i trafficanti (?) ma contro noi stessi (??), integerrimi consumatori di cocaina e quei genitori, e non solo i figli, che prendono cocaina nel week-end per passare un fine settimana più elettrizzante (???)”. E poi, ancora, “si potrebbe fare l’antidoping a scuola dopo le interrogazioni…. Se lo studente risulta positivo può perdere punti e l’interrogazione non vale”. La prima cosa che verrebbe da rispondere al signor ministro è di parlare per sé, visto che per fortuna la maggior parte degli italiani, quelli che si alzano tutte le mattine alle sei per andare a lavorare e non passano la notte a sballarsi poiché sono stanchi, dopo una giornata di lavoro spesa per portare soldi a casa e aumentare di un tantino il PIL del paese, non si drogano. Perché non ne hanno tempo e nemmeno la voglia. Cosa che non si può dire dei parlamentari cui il signor ministro appartiene, quegli stessi che sono stati sputtanati da un servizio giornalistico delle Iene che dimostrava che su un campione bipartisan di onorevoli, esaminati a tradimento in maniera peraltro anonima, circa un terzo era positivo a droghe, soprattutto cocaina. Gli stessi poi che sono stati in gran parte concordi, in maniera trasversale, a difendere con le unghie e coi denti il loro diritto alla “privacy” sulla loro simpatica usanza di spinellarsi e sniffare coca. Quindi che senso ha questa affermazione sballata (nel senso di “assurda” ma anche di “affermazione fatta sotto l’effetto di sostanze psicotrope”)? Non sarà il solito sistema con cui il ministro mette le mani avanti di fronte a un problema che non riesce (o non vuole) affrontare? Come quando disse che non avrebbe più mandato poliziotti allo stadio per non far correre loro dei rischi, che è un po’ come dire di non mandare i vigili a domare un incendio per non farli ustionare? O come quando ha alzato le mani di fronte al fiume di droga che invade le città, ormai “incontrollabile”? O come quando ha ammesso che Napoli è fuori da ogni possibilità di legalità, con interi quartieri in mano alla camorra? Cosa che è vera, se lo dicesse un giornalista o uno scrittore sarebbe una denuncia sociale, ma se la dice il Ministro dell’Interno fa un po’ pena e un po’ incazzare, visto che il suo precipuo compito (del ministro) è quello di assicurare la legge su tutto il territorio nazionale, con opere di prevenzione e repressione. E se emerge un problema di ordine e sicurezza, è suo dovere intervenire, magari anche promuovendo leggi di iniziativa del governo o emanando appositi decreti per ovviare alla crisi. Invece il ministro celia con le parole, per provocare e far riflettere, lui, lo stesso che qualche anno fa, per l’esattezza nel 1992, ci fece lo scherzetto di una leggina che sanciva il furto di Stato in base al quale il fisco toglieva dall’oggi al domani dai conti correnti degli italiani una certa quota con la scusa di ripianare una parte del debito pubblico. Non so come sia la famiglia di Amato, se i suoi pargoli si spinellano in salotto o sniffano nella sala hobby, e spero proprio che lui quando si fa il suo onesto week-end in campagna non lo trasformi in un festino a base di sesso e droga, con l’ausilio dei simpatici pusher del Ministero del Tesoro, magari in compagnia di Lele Mora e Fabrizio Corona e qualche ninfetta rampante. Se egli ha fatto questa esternazione, evidentemente ha esperienza diretta o indiretta di amici e conoscenti che hanno queste abitudini poco edificanti. Una famiglia sana invece esclude la droga dalle sue opzioni. Già la dipendenza dal tabacco è un problema, ma il concetto di frequentare il sottobosco degli spacciatori per rifornirsi di neve o brown sugar è un concetto inaccettabile, che non ammette compromessi. Invece mi pare che sulla tematica della droga proprio la parte politica cui appartiene il ministro depresso ha fatto e continua a fare una battaglia antiproibizionistica, secondo il principio che l’abolizione del divieto farebbe crollare il mercato del narcotraffico ed eviterebbe numerosi reati commessi per procurarsi la droga. Cosa in parte vera, ma che di per sé non giustifica la rinuncia da parte dello Stato a farsi una sua linea etica imponendone il rispetto, sennò si potrebbe arrivare per assurdo a legalizzare tutto solo per poterlo depenalizzare e nascondere la testa sotto la sabbia (libera vendita delle armi così non esiste più il reato di traffico e si azzera il volume di affari dei mercanti d’armi; legalizzazione della Mafia, così non esiste più il reato di associazione mafiosa; depenalizzazione dell’omicidio e via discorrendo…). E’ chiaro che è la famiglia che dà l’educazione principale ai figli, e se c’è un genitore tossicodipendente questo non depone bene per la riuscita finale del carattere e della morale del figlio. E anche il genitore cocainomane occasionale, pure se occulto, ha in genere un approccio permissivo al problema e quindi non dà ai figli quella formazione continua che li ponga su un piano critico di autodeterminazione positiva di fronte alle scelte della vita, compresa quella del consumo di droga. Però è anche opportuno non generalizzare. Ci sono famiglie normali, con genitori onesti e lavoratori, che hanno figli drogati; ci sono genitori ipercinetici e iperdinamici che sniffano ma in casa sono irreprensibili, e i figli crescono normalmente, secondo principi “sani”. Tuttavia queste sono eccezioni, mentre si può dire che in una famiglia dalle dinamiche interne positive e “normali” il problema droga viene affrontato con successo, anche se il rischio di uno scivolone è sempre dietro l’angolo, anche grazie alla confusione mentale che alligna tra gli antiproibizionisti che disquisiscono sofisticamente di “dosi personali”, “libertà individuali”, “distinzione tra consumatore e spacciatore”, “droghe leggere e droghe pesanti”, “equiparazione di un buon bicchiere di Barolo con una buona dose di marijuana” eccetera.
Il ministro quindi, anziché lanciare allarmi sinistri, si occupi piuttosto di combattere lo spaccio alla fonte con tutti i mezzi a disposizione, compreso un approccio meno ideologico condizionato dalle posizioni politiche del suo schieramento di riferimento. Abbia il coraggio di invocare pene più severe contro il traffico. Denunci l’inconsistenza della tesi fasulla della distinzione tra chi consuma e chi spaccia (altro che dose personale), e dica qualche parolina alla ministra turca che raddoppia le dosi per dimezzare le condanne per spaccio. Si sottoponga ai tests per oppiacei, cocaina e anfetamine assieme ai suoi colleghi, di destra e di sinistra, proponendo per esempio che chi viene beccato positivo decade per indegnità e non è più eleggibile, visto che non è proprio uno spettacolo edificante quello di un Parlamento di “onorevoli” che legifera sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, mentre a me, se mi beccano a guidare dopo una birretta, mi tolgono la patente per sei mesi! Ma forse pretendo troppo. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (34) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 952
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