| Fàcite ammuìna 3 - Il giorno del giudizio |
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| Scritto da Marat | ||||
| giovedì 29 novembre 2007 | ||||
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Mi dovete spiegare qual è la funzione sociale dei comunisti e loro varie denominazioni d’origine, più o meno controllate fa lo stesso, all’interno dello schieramento di maggioranza.
Perché è ciò che hanno fatto Diliberto e Giordano nel corso della votazione per la fiducia sul pacchetto del welfare. Il buon Prodi Romano da Bologna, dopo lunghe estenuanti trattative con i sindacati, la Confindustria, gli alleati di governo, ha tirato finalmente fuori dal suo cilindro il famoso pacchetto frutto di un accordo politico con le parti sociali datato luglio scorso, approvato dai lavoratori con un referendum che ha lasciato parecchie perplessità e dubbi sulla sua serietà e validità, limato da emendamenti “correttivi” di varia genesi, bocciato da Confindustria che ha attivato i suoi adepti tipo Dini (ma costui che ci sta a fare a sinistra? Anzi, che ci sta a fare in Parlamento? Non starebbe meglio ad amministrare i beni della moglie in Costa Rica, paese di cui è gran feudataria?) e ripresentato senza gli emendamenti incriminati. Alla faccia delle richieste sulla tutela del lavoro precario sbandierata dai comunisti come una linea del Piave: linea superata agevolmente sulla passerella del voto di fiducia, che per il governo è divenuto un vero ponte di Brooklyn. Le missioni di pace all’estero? Ma quale missioni, sono solo frutto di politica guerrafondaia tardo-fascista. Mai sostegno al “cazzone” Parisi, senza “se” e senza “ma”. Ma di fronte al voto di fiducia tutti hanno fatto marcia indietro, compresa la “pacifista” Franca Rame. Lo “scalone” Maroni,” iniquo” perché costringe ad andare in pensione tre anni dopo? Che schifo, è un’offesa ai lavoratori! Però poi la fiducia al governo non la si nega, che diamine, se no scatta la crisi e si va tutti a casa, altro che la pensione da parlamentare (pardòn, si chiama vitalizio, così è al riparo da critiche sulla disparità con le pensioni dei veri lavoratori: non vi sta bene che questi percepiscano la pensione dopo due anni-sei mesi-un giorno di “lavoro” al raggiungimento dell’età prevista? Non prendetevela con loro, perché per l’appunto non di pensione si tratta ma di vitalizio, quindi con altra disciplina normativa). Ieri è andato in scena per l’ennesima volta il teatrino della politica, protagonisti i signori Diliberto e Giordano. Nel loro intervento hanno aspramente criticato il governo di cui fanno parte, che ha “tradito” le aspettative dei lavoratori, che ha mostrato insensibilità per il precariato, che ha ceduto al ricatto di Confindustria e di due senatori montezzemolizzati, che ha distrutto il “programma dell’Unione che ora non esiste più”. Hanno detto che non ci stanno a questo gioco al massacro, che sono indignati, offesi, avviliti, incazzati. Poi hanno votato normalmente la fiducia a questo governo che ha fatto il contrario di ciò che volevano. Giordano ha detto che intanto dava la fiducia, ma rimandava i regolamenti di conti a gennaio (chissà perché, forse perché dopo Natale, a pancia piena, si ragiona meglio). Diliberto ha ripetuto che d’ora in poi valuterà di volta in volta cosa votare, darà battaglia su ogni provvedimento e – dico io – darà la fiducia ogni volta che Prodi la chiederà. Tanto l’ammuìna è fatta, la sceneggiata napoletana tipo “i’ stong’ carcerate e mamma mòre” va avanti per l’ennesima volta. Sceneggiata beninteso che non risparmia altri individui, tipo Dini che ha tuonato contro l’emendamento proposto dall’ex-comunista Rossi (quello che votò contro la missione in Afghanistan) che proponeva di raddoppiare il bonus di fine anno per gli incapienti (circa 12 milioni) da 150 a 300 euro, con un costo sul bilancio dello Stato di quasi duemila miliardi di euro, mica noccioline, ma poi ha dovuto ingoiare l’ordine del giorno del governo riproposto a Prodi dallo stesso Rossi per il 2008. Perché si sa, tutti tengono ai principi e alla loro scala di valori, ma sopra tutto tengono alla loro pancia. E tengono alla durata dell’esecutivo, ricordiamolo, almeno due anni sei mesi un giorno per avere diritto alla pensione pardòn vitalizio. Coraggio, manca ancora poco più di un anno e poi ce l’hanno fatta e si possono scannare allegramente in Transatlantico.
Però, chi glielo spiega agli elettori comunisti duri e puri che il programma elettorale è una cosa, le chiacchiere in TV un’altra, e l’ammuìna in Parlamento un’altra cosa ancora? Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (78) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1523
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