| E' ancora di moda vestire italiano? |
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| Scritto da Otis | ||||
| giovedì 16 novembre 2006 | ||||
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Trovo però reazioni di tipo diverso tra quelle di alcuni dei “sopravvissuti” e le famiglie che danno voce a chi non c’è più. Torsello ritorna vestito alla maniera (forse) di chi lo ha rapito, di chi lo ha violato nella sua intimità, mutilato della sua libertà e privato di ogni dignità, incatenato come un pitbull in un canile municipale e, genericamente, ringrazia l’Italia tutta. Non una parola chiara di ringraziamento per il governo, almeno nei lanci d’agenzia e sulle testate dei giornali (che sono le uniche realtà che possono informarci di questo). Simona Torretta va’ oltre (ma non nel vestiario del viaggio di ritorno, che richiama anch’esso fogge orientali) e ringrazia tutti: “Grazie alla citta' di Roma, al Paese tutto, alle comunita' musulmane del mondo e ai pacifisti''. Ma neanche lì, al Campidoglio, davanti ai tanti romani accorsi per accoglierla, dopo tutte queste effusioni, una parola di ringraziamento per il Governo Italiano. La correzione arriva il giorno dopo alla conferenza stampa al teatro Ambra Jovinelli. Sia la Pari che la Torretta ringraziano il governo, l’opposizione e la Croce Rossa.
Diverso l’atteggiamento di chi ha visto morire i propri cari o i propri amici. Maurizio Agliana, rapito con Fabrizio Quattrocchi, il 10 giugno in una conferenza ne ripete con orgoglio le parole: ''Voglio ripetere le sue ultime parole: adesso vi faccio vedere come muore un italiano'' e poi conclude ''Abbiamo dimostrato come sono veramente gli italiani''. Così i familiari dei morti della strage di Nassirya del 2003 e degli altri soldati caduti in Iraq e Afghanistan, quasi tutti, con orgoglio, hanno voluto ricordarci che i loro cari erano in missione per la pace e che amavano il loro lavoro e lo scopo per il quale avevano scelto di essere lì in quel momento. Parole che ci fanno commuovere ma che dovrebbero farci riflettere sul fatto che ancora in molti, in Italia, amano il proprio paese e i valori che la nostra cultura cristiana e solidale porta con sé. Una cultura che mette al centro la persona, a qualunque sesso, cultura e religione appartenga; una cultura che ha imparato a fare i conti con se stessa e col proprio passato arrivando al punto di chiedere perdono per gli errori commessi. Una cultura di cui “forse” andare fieri e che, a volte, sarebbe bello “mettere in vetrina” anche con un abbigliamento che ce ne ricordasse la bellezza. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (23) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 423
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 19 novembre 2006 ) | ||||
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