| Disobbedienti, pacifisti e politicanti |
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| Scritto da Marat | ||||
| martedì 21 novembre 2006 | ||||
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Accanto ai “pacifisti” che inneggiavano agli Hezbollah lanciatori di missili contro i villaggi israeliani (la sinistra li chiama “insediamenti”, termine un po’ più antipatico), che urlavano che “la pace in Medio Oriente si fa così: armi armi ai fedayn”, che bruciavano bandiere con la stella di David e che scandivano “10, 100, 1000 Nassirya” con la scenografica cerimonia del rogo dei manichini in divisa italiana, israeliana e americana, c’era una compatta delegazione del PdCI al seguito del segretario Diliberto.
Certo, lui non ha scandito slogan su Nassirya (non è così cretino), anzi ha sostenuto prima e dopo i fatti “non temo gli imbecilli”. Quindi riconosce che in quella manifestazione c’è una pericolosa massa di imbecilli (non certo quattro, come dice lui) che distoglie l’attenzione dall’argomento in questione, il problema israelo-palestinese, per riversare odio e violenza, verbale e fisica, sulla nazione e i suoi rappresentanti. Però è un po’ troppo comodo smarcarsi in tal modo: partecipo a una manifestazione in cui certamente ci sarà una indecente deriva antipatriottica e criminale, e vi partecipo in maniera ufficiale con i simboli del mio partito, che sta al governo. E questo ovviamente ha scatenato le ire del Centro-Destra e l’irritato imbarazzo della Sinistra. Da un Prodi stizzito che ha detto che “bisogna smettere di giocare con la piazza”, a Mastella che riflette sul “problema morale e politico di convivere con questa alleanza di governo”fino a D’Alema che ammette che “gli slogan su Nassirya offendono la coscienza nazionale”, tutti cercano affannosamente di smarcarsi da questo irresponsabile che cavalca la parte più dura e irrazionale della piazza per racimolare qualche voto, fingendo di poter operare una distinzione tra la parte “buona” del corteo (quella che sostiene i terroristi Hezbollah!) e quella imbecille che spara sui caduti italiani, dimostrando di non avere nulla a che fare con gli italiani veri. Per carità, qui non si vuole condannare una manifestazione in cui si esprimono opinioni, anche se da parte mia non condivisibili: la libertà di opinione e di dissenso va salvaguardata come una risorsa nella società liberale e democratica, non vietata. Però questa libertà non deve sfociare nell’arbitrio, nell’insulto criminale, nella negazione della propria identità nazionale. E non serve che i politici al governo “stigmatizzino” il comportamento di un loro sodale: stigmatizzare non serve a un tubo, dessero invece un segnale politico forte in cui la dissociazione da quelle posizioni vergognose sostenute da alcuni membri della maggioranza abbia una conseguenza politica. Per esempio una crisi di governo,; dire : “se ci stai tu non ci sto io”; “io e te abbiamo posizioni inconciliabili per cui non possiamo procedere oltre assieme”. Se no è tutta una farsa, buona solo per far calmare le acque dando un contentino all’opinione pubblica e tirare avanti. Come tutti quei voti di fiducia a raffica per fare ogni atto politico su cui c’è il disaccordo più totale: ognuno dice la sua, tanto poi tutti si ricompattano dietro la fiducia dopo aver fatto la loro bella figura di dissenzienti e “dissociati”.Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (15) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1002
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