| Diritti e diritti |
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| Scritto da Il Grande Houdini | ||||
| venerdì 09 marzo 2007 | ||||
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E’ difficile immaginare una fine diversa dalla forca per il disegnatore toscano se esercitasse il suo “lavoro” in un paese islamico, ma bontà sua realizza vignette nella bigotta Italia. Il pubblico dello studio a gran voce reclama diritti, ognuno ha la sua idea, la sua proposta e la sua storia. “Sono un ragazzo di 21 anni e amo un altro ragazzo e conviviamo, vogliamo fare una famiglia”, “Siamo una coppia gay e vogliamo adottare un figlio”, “Sono il fidanzato del defunto Gianni Trussardi e lo stato mi ha preso in tasse il 60% dei soldi che mi ha lasciato, se fossimo stati sposati avrei rinunciato solo al 20%...”, “Grazie a papà e mamma che mi hanno capito, vivo a Londra dove esprimo la mia omosessualità con gioia, a Roma non è possibile”. Il tutto condito da spezzoni di vecchio reportage del Gay Pride del 2000 di Roma con variopinti individui in piazza sfilare in atteggiamenti inusuali e l’onnipresente immagine di San Pietro nei mega schermi sulle pareti dello studio a rappresentare l’invadente figura della Chiesa. Ok mi avete vinto, avete fatto di tutto per convincermi e ci siete riusciti. Il filmato del Gay Pride dei transessuali con le tette al vento, dei gay ultracinquantenni con gli slip minimali che si baciano in bocca, della vasca trasparente issata su un carro piena di schiuma e di indefiniti grovigli umani, è stato efficace, va bene prendete quello che chiedete mi arrendo….. Però anche io voglio dei diritti, non per me, ma per alcuni individui che non possono parlare e, tanto meno, non possono rivendicare i loro manifestando in piazza in colorate sfilate. Voglio i diritti a chi viene negato di vivere, di crescere come vuole e dire quello che pensa liberamente. Sui giornali di questi giorni la cronaca ci offre raccapriccianti episodi dove gli sfortunati protagonisti sono delle innocenti creature. A Firenze, all’ospedale Careggi, per una errata ecografia si pratica un aborto terapeutico tardivo, la mamma non vuole il bimbo “fallato”, girare per ospedali, curarlo, meglio l’aborto. Il bimbo risulta sano e si tenta di salvarlo, ma inutilmente. Il San Camillo di Roma, risolve il problema alla radice, dove a chi decide di sottoporsi a un aborto terapeutico tardivo viene chiesto di firmare un consenso informato per rinunciare alle cure intensive nel caso il piccolo sopravviva all'intervento. Far sottoscrivere alla gestante, che intende abortire, un modulo di rinuncia alle cure nei casi in cui il bambino nasce vivo e farlo morire. Di questo esercito di bimbi mai nati, o peggio ancora, nati e lasciati morire nessuno se ne occupa. Non esiste nessuna trasmissione che reclama i loro diritti, quello dalla vita negata. Non c’è nessun “Santoro” che s’incazza per loro, non c’e nessuna vignetta satirica che li protegge. Non c’è nessuno che punta il dito contro l’egoismo dell’uomo. C’è rimasto solo un anziano signore vestito di bianco….. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (11) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 860
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 09 marzo 2007 ) | ||||
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