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| venerdì 15 dicembre 2006 | ||||
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DIMENTICATI Un dramma apparentemente irrisolvibíle per chi ne è a conoscenza, la normale quotidianità per chi lo vive. Aline, (questo è il nome che le hanno dato le suore missionarie), è una ragazza ivoriana di "circa" venti anni (questa è l'età che pare mostrare), portatrice di handicap agli arti inferiori. Prima di due anni fa, non aveva un nome né un tetto né si rendeva conto di essere al mondo; chiedeva l'elemosina trascinandosi per le strade dei villaggi. Aline non ricorda altro del suo passato.
Adesso vive nel villaggio di Abobo, in Costa d'Avorio, aiutata dalla congregazione. E’ un'artista nel cucire e ricamare la stoffa. Aline ha pianto di gioia, quando una volontaria di un progetto umanitario le ha regalato una borsetta della Onix lilla e bianca, un po' rovinata, che qualche ragazza italiana aveva deciso di dare via,forse perché troppo da bambina e fuori moda. E’ stato facile riassumere in poche righe venti anni di vita di questa ragazza. Eppure la storia di Aline è una tra le più felici; decisamente troppo delicate e drammatiche sono invece le storie di centinaia e centinaia di ragazze come lei: perché prostituzione, violenze sessuali, contagio e incubazione di malattie mortali, commercio illegale di organi rappresentano dei ricordi dimenticati del passato, che non molte persone sono disposte a raccontare. Ognuno di noi, i "fortunati", sa che esistono paesi sottosviluppati; che la fame nel mondo è una piaga dell'umanità; che bisogna aiutare i paesi del terzo mondo, ecc. ecc. Può capitare, talvolta, di ritrovarsi ad immaginare la situazione di gente come Aline: a quel punto, c'è chi, per l'orrore di certi pensieri nella testa, dice: "Non mi ci far pensare. Poi c'è chi, per essere in pace con la propria coscienza, sceglie di destinare una piccola o grande somma (in base alle proprie disponibilità) a qualche progetto umanitario. C'è anche chi se la prende con i governi occidentali e con quelle tanto odiate multinazionali, sempre per quei soliti intrallazzi politici ed economici. Lasciamo stare per un attimo discorsi perbenisti, pacifisti,ecc ecc. Nessuno si è mai chiesto, in tutto questo, i governi locali africani cosa diamine c'entrino? Burattini dei colonizzatori europei, oppure si tratta di altro? Uno degli ultimi scandali: una nave panamense proveniente dall'Olanda ha scaricato rifiuti tossici per un raggio di circa 30 Km di strada, proprio nella città di Anyama (Costa d'Avorio). "Mandiamo alla berlina questi europei!" Non molti, però, sanno che il governo locale è ben contento di "ospitare" questi sacchetti bianchi dall'aria inoffensiva,che hanno infettato 47000 persone. Questo perché è stata pagata una tangente di 34 milioni di euro. Una suora che si ribelli? E’ una suora giudicata dal tribunale locale "colpevole", dico COLPEVOLE, e soggetta a minacce anche corporali; ad alzare troppo la testa ci si guadagna una morte sicura. Uomini, infine, che nei suddetti ospedali fanno costruire lapidi per i loro morti nelle guerriglie, spendendo molti e molti soldi.. mentre i "vivi" valgono meno di bestie. Perché è così: meno di bestie. La corruzione è dilagante in questi paesi, più che in Occidente, paradossalmente. Ma il vero problema è che non c'è giustizia tra governi, non c'è trasparenza sul lavoro delle multinazionali; c'è corruzione tra le stesse imprese umanitarie internazionali, tutte le OGN, no profit e roba varia; c'è una forte discriminazione razziale fra gente con lo stesso colore della pelle, tra arricchiti e poveri disgraziati. Noi fortunati possiamo scegliere di pensarci o non pensarci. Ma se mette tristezza il pensiero di un bambino che convive con l'odore dei suoi escrementi, che vive con le bestie e come le bestie, non sapendo di essere un Uomo e non essendo neanche capace di dare la colpa a qualcuno per la sua condizione; un bambino che non potrà mai desiderare di più, perché non conoscerà mai cosa c'è oltre la stradina fuori dal villaggio. Quel bambino non peserà mai sulla coscienza di nessuno perché lui stesso non sa. Ma noi sappiamo E non è questione di iniziare opere di volontariato e partire per il terzo mondo, o farsi venire il mal d'Africa; tanto meno destinare soldi e soldi a progetti e associazioni. E' questione di iniziare ad interessarsi a ciò che c'è fuori, dietro casa nostra. E perché no, iniziare a pensare COSA cambiare: pensando questo, non ci riempiremmo di tanta inutile compassione e pena, ma riusciremmo a diventare noi utili per qualcuno non cosciente di essere un dimenticato dell'umanità. Francesca D. Che c’è da aggiungere alle parole di Francesca? Chi ha esperienza, diretta o indiretta, con il mondo del volontariato religioso e laico nei paesi del Terzo Mondo, sa che ci sono molte persone generose che dedicano quasi tutte le loro energie e il tempo per progetti seri di aiuto e cooperazione, che si rimboccano le maniche, raccolgono fondi, organizzano spedizioni di cibo e materiali, costruiscono case, pozzi, scuole, ospedali. Il mondo del volontariato è assai variegato. Se non fosse per i volontari, molta gente, soprattutto bambini, morirebbe di fame e malattie. E questo miracolo, che si ripete ogni giorno, avviene nonostante la burocrazia, i disguidi, la corruzione che prospera in seno ai governi dei paesi “aiutati” e anche tra certi individui che si occupano di cooperazione, magari più per desiderio di visibilità che per sincero amore del prossimo. Nonostante tutti questi ostacoli, chi ama il prossimo va avanti lo stesso. Se ne frega dei disonesti, dei tangentisti, dei narcisisti della cooperazione da salotto tivù. L’importante che ci sia sempre gente come Francesca D che si pone il problema, che non pensa soltanto all’ultimo modello di cellulare o cosa indossare il sabato sera in discoteca. Brava Francesca, per “il mondo che vogliamo” c’è bisogno che esista gente come te. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (25) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 631
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