| Contestazione anti-israeliana: quando la stupidità si sposa con l'ignoranza |
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| Scritto da Marat | ||||||
| giovedì 08 maggio 2008 | ||||||
Oggi si apre a Torino
E infatti, guardacaso, la protesta, l’odio contro Israele stranamente accomuna gli estremisti di sinistra e quelli di destra: gli uni in nome del sostegno alla “resistenza” con la kefiah, gli altri per una genetica predisposizione all’odio razziale contro gli ebrei. La solidarietà che si può (e si deve) esprimere ai palestinesi che vivono una vita precaria, spesso a rischio, e che si trovano a confrontarsi con una guerra quotidiana, non deve far dimenticare che uno Stato palestinese ormai esiste, grazie alla lunga negoziazione occorsa tra i vertici politici israeliani e i referenti palestinesi, con la mediazione della comunità internazionale. E che l’epoca del terrorismo di Arafat, di Settembre Nero, di Al Fatah, ormai è acqua passata, seppure da quell’incubatrice di odio e lotta armata sono nate successive filiazioni e fazioni terroristiche ancora più estremiste, su cui soffiano potenze regionali (Siria, Iran) che hanno interesse geopolitico a mantenere l’instabilità di quel territorio.
Però, come dicevo, E allora che senso ha parlare ancora di “resistenza”, di lotta per lo stato, di lotta di “liberazione” eccetera? Tutti discorsi fasulli che hanno come chiosa finale, spesso sottaciuta dai nostri sinistroidi perché in fondo se ne vergognano, di delegittimare lo stato ebraico, di considerarlo un “usurpatore” e un “imperialista neocolonialista”, insomma un piccolo grande stato “canaglia” che fa del razzismo di stato ai danni degli arabi, e che pertanto dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Almeno Ahmadinejad, lo psicotico microcefalo presidente iraniano, ha il coraggio di dichiararlo pubblicamente; ma tutti gli altri?
Sentire che un filosofo quale Gianni Vattimo, teorico del “Pensiero debole” (ma di debole deve avere solo il cervello, si sa l’età….) sgrida il capo dello Stato che inaugurerà E i brividi vengono pensando che tutto questo odio per Israele-Stato riflette, anche se inconsapevolmente, un antisemitismo di fondo. E non mi si venga a blaterare la vecchia storia ammuffita della distinzione tra antisemitismo e antisionismo: chi ce l’ha con Israele ce l’ha con gli ebrei, che guarda caso di Israele sono i cittadini e il popolo maggioritario (i sono anche gli israeliani di razza araba, cui stranamente non verrebbe mai in mente di tornarsene nella striscia di Gaza o in Cisgiordania perche in Israele possono vivere da cittadini di uno stato democratico, unico in medio Oriente mi pare, con un buon grado di benessere, privi di asfissianti dettami religiosi imposti dal prete-mullah di turno, insomma da uomini liberi e felici). Non è pensabile che gli israeliani dicano: “Ci scusiamo dell’occupazione che esercitiamo da 60 anni e togliamo il disturbo, andando chissà dove”.
Il problema della Palestina è un problema vecchio, nato dopo E questo stato nazionale non poteva nascere che in Palestina, la vecchia “terra promessa” di Mosè e Giosuè, da cui gli ebrei erano stati scacciati dopo l’ultima rivolta giudaica stroncata da Tito nel 70 dC trasformandosi in popolo senza terra e senza diritti, vittime di soprusi e intolleranza in tutta Europa. Certo, l’immissione di quote sempre maggiori in Palestina cominciò ad alterare i rapporti numerici tra arabi ed ebrei, ma bisogna dire che questi ebrei nella loro nuova sede sepper fare miracoli: convertire il paese all’agricoltura, trovare acqua nel deserto, costruire strade e ogni genere di infrastrutture, cose mai fatte dagli arabi, prevalentemente nomadi e dediti alla pastorizia.
E dopo
Nacque l’esigenza di uno Stato indipendente, ci furono anni di terrorismo e lotta senza quartiere agli inglesi, finchè Questa è la storia. C’è appena da aggiungere che il motivo del contendere ormai non dovrebbe più sussistere, visto che sia gli ebrei che gli arabi hanno il loro stato. E non è colpa degli ebrei se il loro stato è meglio organizzato, più ricco e più libero. Per cui che senso ha parlare ancora di occupazione militare, di pulizia etnica, di imperialismo sionista? E’ chiaro che uno stato nazionale deve avere il diritto di difendersi se attaccato. E se l’attacco parte da insediamenti civili usati come scudo umano da cinici terroristi finanziati da stati antisemiti, probabilmente contro il volere degli stessi civili che vorrebbero starsene in pace e guadagnarsi normalmente il pane lavorando, è legittimo che Israele reagisca smantellando e distruggendo le postazioni missilistiche e le cellule terroristiche. E quando civili inermi muoiono in questo stillicidio, lanciare accuse contro Israele dimenticando il giochetto schifoso degli scudi umani è quanto meno disonesto, se non ignobile. Allora smettiamola di piangere sulle vittime palestinesi del bieco regime sionista, ed interroghiamoci sul perché i primi a non volere la nascita di uno stato palestinese erano proprio… i palestinesi, a cominciare da quell’osceno Arafat che rifiutava la proposta di Rabin che avveniva molti anni fa, e che avrebbe potuto risparmiare anni di lotta e terrorismo inutile. Ma al vecchio bavoso terrorista con la kefiah faceva comodo fare l’esule in Tunisia con i soldi della solidarietà mondiale e delle multinazionali (a proposito, il suo enorme tesoro che fine ha fatto? Vuoi vedere che i poveri palestinesi non hanno visto una lira mentre si sono mangiati tutto la vedova e i suoi simpatici successori?). E rispose picche. L’unico modo per cercare di uscire da questo dramma, dramma per i civili di entrambe le parti, non certo per i terroristi che ci sguazzano e dalla guerriglia e dal terrore traggono sostentamento e potere economico-politico, è quello di continuare a sostenere il tentativo di dialogo di Israele con i palestinesi moderati. Presupposto irrinunciabile è riconoscere da parte degli arabi il diritto di Israele ad esistere: sembra una banalità assurda, ma è così, ci sono ancora deficienti ignoranti assetati di odio che vorrebbero che “l’entità sionista” sparisse all’istante, quasi per magia, assieme a tutti i suoi cittadini. Poi dare sostegno economico e militare alle autorità palestinesi favorevoli alla trattativa. Infine togliere ogni appoggio e solidarietà (cioè simpatia politica e quattrini) alle organizzazioni terroristiche tipo Hamas, Hezbollah e chi più ne ha più ne metta. E questo può iniziare anche dal cortile di casa nostra, evitando inutili ed odiose sceneggiate pro-Palestina libera anti-Israele che di fatto legittimano la lotta terroristica e minacciano il diritto all’autodifesa e alla sopravvivenza del popolo ebraico. Che stranamente la sinistra blandisce a casa nostra ricordando all’infinito le deportazioni e gli eccidi dell’ultima guerra, ma dimostra di odiare appena superato il confine nazionale. Scrivi Commento
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