| Come ti risolvo con un decreto le stragi sul lavoro |
|
|
|
| Scritto da Marat | ||||
| giovedì 06 marzo 2008 | ||||
|
Col solito sistema tutto italiano: sull’ondata emotiva sollevata dalla disgrazia accaduta a Molfetta, emette un decreto legge attuativo del Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro. Un cumulo di circa 300 articoli, commi, punti eccetera che stabiliscono una serie impressionante di obblighi con relative sanzioni amministrative e pene che arrivano “all’arresto”.
Nessun cenno all’unica cosa intelligente: stabilire poche precise norme di condotta antiinfortunistica con obblighi attivi e passivi, del responsabile e dei lavoratori, controlli a tappeto (e non a casaccio, magari su segnalazione anonima di un concorrente stizzito) e, qualora riscontrata una violazione su aspetti relativi alla sicurezza, pene pesantissime. Per tutti, amici degli amici compresi. Se no si finisce come per tutte le precedenti buffonate: vi ricordate la figura del multatore di chi porta a spasso i cani a scagazzare senza paletta e attrezzatura apposita? Avete notato cambiamenti nella situazione dei nostri marciapiedi? Avete mai assistito a una multa al proprietario di un cane più o meno rognoso che spalma le sue deiezioni in aiuole, passi carrabili, piste ciclabili e in ogni posto libero? Però la legge c’è, quindi il problema è risolto, dice il politico che ha la villa all’Olgiata col giardiniere filippino in nero e la Polizia che vigila davanti al suo portone, tante volte un barboncino ci facesse una pisciatina davanti… Certo, anche così non si potranno impedire disgrazie occasionali, ma si sarà fatto un passo in avanti serio e non di facciata per mettere di fronte alle loro responsabilità gli operatori del settore, senza cadere nel populismo demagogico di un Bertinotti che equipara il caso della Thyssen di Torino, dove ci sono pesanti e vergognose colpe dei dirigenti, alla piccola ditta familiare di Molfetta che rientra in un ambito diverso, e che ancora rompe i coglioni con la contrapposizione ideologica paleozoica tra i “padroni” cattivi e i “lavoratori” sfruttati e immolati sull’altare del profitto. Meno chiacchiere e decreti, più controlli con sanzioni pesanti ma “vere” per gli inadempienti. Ai lavoratori veri (non come Bertinotti che non ha mai lavorato in vita sua) non gliene frega un tubo di 300 articoli in politichese stretto, a loro bastano pochi fatti concreti.Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (17) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 236
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 |
||||
| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 19 marzo 2008 ) | ||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Il mondo che vogliamo è un network a-partitico di libero pensiero, riflessione, critica sociale, politica e cultura con gli occhi aperti verso ciò che di buono e di positivo si può costruire.
Un sito non solo di critica ma anche di buone notizie.
Un network di informazione non giornalistico che si apre all'occhio del cittadino con filmati video e segnalazioni in movie
Questo sito Web non appartiene ad alcuna istituzione ecclesiastica, civile o
militare; non è collegato ai siti segnalati o recensiti, né è responsabile
del loro contenuto. La segnalazione di un sito non comporta per ciò stesso
l'approvazione di tutti i suoi contenuti. I documenti forniti, sia testuali
che multimediali, non implicano alcun coinvolgimento delle istituzioni
ecclesiastiche, civili o militari eventualmente citate, direttamente o
indirettamente, con le attività e le finalità proprie del sito.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62, si dichiara che questo sito non
rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene
aggiornato ad intervalli non regolari. Questo sito non è collegato ad alcun
periodico o testata giornalistica, non persegue finalità politiche o
economiche e in ogni caso fini di lucro, altri vantaggi materiali o ingiusto
profitto. In qualità di iniziativa di servizio il sito si ispira al
principio della totale gratuità.
Tutti i marchi eventualmente citati o riprodotti nel sito appartengono ai
rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti. L'uso di
logotipi e immagini caratteristiche o peculiari non implica in alcun modo
l'appartenenza di questo sito alle persone fisiche o giuridiche ad esse
eventualmente connesse, né un coinvolgimento delle stesse - diretto o
indiretto - con le attività e le finalità proprie del sito e viceversa. I
testi non firmati, salvo diversa indicazione, si intendono di proprietà
dell'Autore/titolare del Sito.