| Cognomi e frustrazioni |
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| Scritto da Marat | ||||
| domenica 21 gennaio 2007 | ||||
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In altre parole la maggioranza parlamentare dibatte su un problema fondamentale, di importanza capitale ai fini della esistenza e sopravvivenza dello Stato, che è ben più importante della riforma del sistema pensionistico, della politica economica verso il mostro cinese, dell’emergenza micro e macrocriminalità, della finanziaria succhiasangue e di altre amenità del genere.
Dunque, allo stato attuale un figlio, se riconosciuto dal padre (indipendentemente dal fatto che sia un figlio legittimo o naturale) prende il cognome paterno. Se manca il padre (una volta si diceva “figlio di nn”), allora il pargolo assume il cognome della madre. In rari casi un maggiorenne non interdetto (o il suo tutore) può fare richiesta al Presidente della Repubblica di essere autorizzato al cambio di cognome (come il caso dell’anestesista Dott. Della Morte che divenne Della Corte, cognome lievemente meno inquietante, per lo meno per un medico). E questo è quanto. L’attribuzione del cognome del padre aveva un tempo una funzione di riconoscimento sociale, in un’epoca in cui la ragazza madre era considerata una prostituta e i figli illegittimi erano chiamati bastardi e non godevano di tutela (non ereditavano e a loro nulla era dovuto dal padre naturale). Oggi per fortuna non è più così, e la tutela è giustamente identica per i figli nati sia dentro che fuori il matrimonio; quindi l’assillo di avere il cognome paterno quale “bollino blu” viatico per l’accettazione sociale è definitivamente caduto, di conseguenza si può anche ridiscutere la necessità di mantenere o meno questo residuo del passato e di adeguarsi ad altri paesi che lo hanno già fatto. Per cui, se passerà questo emendamento, nella nuova legge ci sarà libera scelta da parte dei genitori su quale cognome attribuire, se quello del padre (Rossi), quello della madre (Bianchi) o entrambi (Rossi Bianchi); in caso di disaccordo tutti e due ma i ordine alfabetico. Unico obbligo (meno male!) che tutti i figli nati da quella unione abbiano lo stesso cognome. E dove sta allora il problema? Il problema è di ordine pratico ma anche di natura ideale. Conoscendo l’efficienza e la capacità operativa della nostra burocrazia elefantiasica, dalle anagrafi comunali ai tribunali passando per il Ministero delle Finanze (quello delle cartelle pazze, per esempio), c’è da rimanere terrorizzati. Già adesso chi ha più nomi di battesimo senza la famosa virgola (io ne so qualcosa) vive momenti da incubo girando di fronte a impiegati torpidi con seri problemi cognitivi a presentare dichiarazioni sostitutive, autocertificazioni o atti di notorietà in cui lui giura di essere … lui, magari con doppio documento o due tessere di codice fiscale (ripeto, a me è successo!!!). L’adeguamento della pubblica amministrazione a questa rivoluzione onomastica è impresa da far tremare i polsi: in Spagna funziona perché da secoli è così, e la pubblica amministrazione di quel paese da tempo convive con quel sistema, ma da noi una repentina introduzione di questa novità avrebbe verosimilmente conseguenze catastrofiche in termini di confusione e disordine, benché in definitiva non dovrebbe essere un dramma recepire il cambiamento. Adesso c’è la possibilità di ricostruire le ascendenze di una persona in base al cognome patrilineare che, nel corso dei secoli, dà una certezza di linearità nei rapporti di parentela. Un domani sarà un rebus capire le ragnatele di rapporti parentali tra le persone di uno stesso ceppo familiare. E poi i citofoni dovrebbero raddoppiare le dimensioni per ospitare le tre-quattro righe a nome., mentre le guide telefoniche diventerebbero mastodontiche quanto la Treccani. E le multe e le bollette? Se arrivano indirizzate a me Mario Bianchi posso fare ricorso in quanto mi chiamo Bianchi Rossi? E se arrivano a Bianchi Rossi posso dire che invece mi chiamo Rossi Bianchi? Però un vantaggio almeno ci sarebbe: ogni signor Rossi proletario nel presentarsi a terzi con la sua dose di cognomi doppi potrebbe sentirsi realizzato al pari di un nobile Giovanni Maria Catalan Belmonte de’ Bardi Colombani. Ma l’aspetto che più mi lascia perplesso è che, nel nome della parificazione completa tra uomo e donna, si eroda l’ultimo baluardo per lo meno culturale del ruolo maschile nella coppia, ormai in fase di inarrestabile declino; il che non vuole essere un inno al maschilismo né tantomeno alla sopraffazione della donna, ma il rimpianto malinconico di una condizione di (apparente) autorità che gratificava noi maschietti nella forma, lasciando alla donna l’effettiva gestione della famiglia. Ora l’uomo in una coppia ha oramai poco potere: in caso di separazione o divorzio è fortemente penalizzato in nome della tutela della parte “debole” (ma non c’era parità assoluta tra le parti?), i figli vanno alla madre anche nel caso dell’affido condiviso o comunque la madre ha la priorità “naturale”, per cui si tiene la casa (anche se di proprietà del marito) e si fa mantenere anche se convive con un altro uomo, a meno che non sposi quest’ultimo. Praticamente l’uomo nella coppia moderna è ridotto a poco più di un fuco usato per la fecondazione, e c’è da giurare che anche quest’ultimo punto prima o poi verrà elegantemente sorvolato con una fecondazione artificiale tattica, e dopo questo la sua funzione sociale cesserà. Al massimo manterrà una funzione meramente economica (portare i soldi a casa), ma tale funzione può essere tranquillamente assicurata obbligandolo ad assegni di mantenimento dopo averlo cacciato con una scusa qualsiasi. Quindi al moderno Homo Domesticus, specie ormai in via di estinzione che dovrebbe essere protetta al pari del panda, magari in riserve naturali popolate da veline e soubrette per le necessarie funzioni sessuali e difeso da guardie armate dotate di tecnologia antibracconaggio sofisticata, rimane soltanto il malinconico primato del “marchio” di fabbrica del cognome alla prole. Poco davvero, ma almeno è una piccola soddisfazione che ripaga, seppur minimamente, il cumulo di frustrazioni sommatesi nel corso dell’evoluzione moderna del rapporto uomo-donna. E allora, care signore, lasciateci questa ultima illusione di potere, tanto comunque comandate voi, e noi fuchi potremo solo ringraziarvi per la vostra signorile e generosa rinuncia.Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (28) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 955
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