| Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita |
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| Scritto da Otis | ||||
| venerdì 11 maggio 2007 | ||||
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Dal sito http://www.claudio-rise.it/ La resina di cannabis, la sostanza che contiene i più concentrati principi attivi, è nera; inquietante. La leggenda mediatica e culturale, però, che in Italia parla di questa sostanza è invece rosa (a differenza che nel resto dell'Europa occidentale). Si tratta di una narrazione a lieto fine cui la classe dirigente italiana (particolarmente quella che si occupa di informazione, e di politica) non vuole rinunciare. Forse perché è una classe ormai vecchia, e quella leggenda è nata negli anni della sua ormai lontana giovinezza. Racconta, questa leggenda rosa, che hashish, marijuana, "fumo" assortito con derivati, o miscele tra i due, insomma i figli della "cannabis indica", sono sostanze praticamente innocue. Di questa leggenda fa parte, inoltre, anche la convinzione che, come dichiarato imprudentemente da qualche ministro, il carattere innocuo della cannabis e derivati sia stato ormai dimostrato anche da tutta "la comunità scientifica". E' vero l'esatto contrario. Queste sostanze sono altamente pericolose per la psiche, e per il fisico, e le varie scienze lo hanno ormai dimostrato. Anche se, a carico della cannabis, c'è certamente di più, e di peggio, di quanto finora accertato, e la comunità scientifica internazionale è appunto impegnata a cercarne le prove. Che trova, del resto, ogni giorno che passa: i documenti e i risultati delle ricerche, infatti, che presentiamo in queste pagine, si fanno sempre più allarmanti. Il consumatore di cannabis è ormai, in gran parte dei paesi europei, il secondo cliente dei presidi psichiatrici. Ciò anche perché la quantità di tetracannabinolo, (il principio attivo della cannabis, le cui alterazioni sul cervello, sulle capacità cognitive e motorie, sono ormai dimostrate), è passata in un pugno d'anni dal 2 al 20% nei prodotti a base di cannabis. E perché a consumare questa sostanza sono, come dimostrano le statistiche, in rapida crescita i giovani al di sotto dei 15 anni, quelli nei quali la cannabis sviluppa in percentuali molto elevate patologie psichiatriche, come psichiatria e neuroscienze hanno ormai molto chiaramente dimostrato. Il giovane consumatore di cannabis, vittima dello sbiadimento della famiglia contemporanea e delle sue figure guida, cerca confusamente in questa droga e nei suoi riti un'appartenenza (a un gruppo, un costume, un modo di essere) senza la quale ha l'impressione di non avere nessuna consistenza, di non esistere. Per questo si sottopone al rito iniziatico dello spinello, per questo continua poi a fumare, cercando una fusione con l'altro, che naturalmente non trova, sprofondando invece nella propria solitudine, e sviluppando fatalmente le proprie paranoie. Ma è proprio perché il consumatore di cannabis cerca, in un suo modo distorto, una fratellanza, una comunità, e a livello più grossolano una partecipazione sociale, che il modo migliore di dissuaderlo è la disapprovazione sociale. Occorre dirgli chiaro e forte: Non è così che appartieni a qualcosa di valido, non è fumandoti il cervello che entri in una comunità o società: anzi ne esci. Cannabis non = amicizia e gioia. Cannabis = solitudine, paura e malattia mentale. Questo è il messaggio che i governi più informati (come Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra e Spagna) mandano ai giovani occidentali, assediati dai produttori e commercianti islamici, perché non soccombano alle loro proposte, e non si immaginino un'inesistente "scorciatoia di ingresso in società". Persino la liberale Svizzera, che aveva inaugurato una politica spregiudicata di apertura alla droga, oggi rifiuta la depenalizzazione della cannabis.[1] Negli Stati Uniti, un grande giornale democratico come il New York Times ha regalato agli insegnanti uno straordinario opuscolo di 60 pagine che non nasconde nulla degli accertati rischi di malattie mentali e alterazioni caratteriali che la cannabis porta con sé. L'Italia è la grande eccezione. Nel nostro Paese non sono ancora state fatte campagne serie e di ampio respiro, né sui media né per iniziativa governativa, sui rischi della cannabis. Il nostro Paese è l'unico a non avvisare i giovani che, con lo spinello, rischiano la malattia e il danno cerebrale, cognitivo, e caratteriale. In Italia, anzi, si lascia loro credere che non è poi così grave, che in fondo tutti lo fanno, anche papà e mamma, anche il professore, anche il direttore, anche l'onorevole (e magari è vero, è proprio questo il problema. Come sembrerebbe dopo "il test - eseguito con uno stratagemma dall'équipe giornalistica delle Iene di Italia 1 - su 50 deputati a loro insaputa. Un onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis, ma anche cocaina. Questo il dato: il 32% degli 'intervistati' è risultato positivo: di questo il 24% [12 persone] alla cannabis, e l'8% [4 persone] alla cocaina"). L'Italia sembra anche l'unico Paese dove i politici credono, ancora, che la cannabis sia una "droga leggera", e ne parlano in questi termini.
È anche per questo che gli scienziati, per cambiare qualcosa, per evitare che lo sterminio dei giovani sognatori continui, hanno cominciato proprio da lì. Dal tentativo di convincere i politici che la cannabis non è una droga leggera. Un tentativo che, come vedremo fin dal primo capitolo, finora è in gran parte fallito. È proprio per dimostrare la falsità di questa vecchia tesi, datata, provinciale e pericolosa, e per contribuire alla salvaguardia dei giovani nel nostro Paese, che abbiamo scritto questo libro. 1) Il Consiglio Federale Svizzero ha di recente detto no (e senza alternativa di controprogetto) ad una proposta di Referendum popolare che depenalizzasse ulteriormente la cannabis (comunicato del 15.12.2006, Berna, Confederazione Svizzera, http://www.admin.ch/ ). Cfr. anche la relazione di Silvano Testa (psichiatra e direttore medico della Clinica Psichiatrica cantonale-Ch) nella trasmissione "La canapa fa male?", 13.03.2004, negli archivi video della Caritas Ticino: in Canton Ticino aumentano sempre più i casi di ricovero di adolescenti per trattamento riabilitativo dovuto ai danni della cannabis: dipendenza e gravi psicopatologie psichiatriche in età sempre più precoce sono i risultati dell'atteggiamento "depenalizzante" perseguito dalla Svizzera nell'ultimo decennio (dettagli su questa trasmissione nel Capitolo 11 "Sitografia, risorse utili e proposte di percorso", in questo volume). Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (10) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 533
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